UNA STORIA METROPOLITANA

Di Albertina Fancetti
Puntata sedici

Il signor Calvi cercava di mostrarsi disinvolto chiacchierando con Martina e Michele, informandosi se il viaggio del ragazzo si fosse svolto senza problemi e chiedendogli se gli piaceva il luogo. Tentava di nascondere il suo disappunto per la scelta discutibile della figlia. Arrivarono al prestigioso villaggio, abbarbicato su una collina sovrastante una splendida baia di sabbia bianchissima, lambita dalle onde nel mare turchese. Carla Calvi andò loro incontro seguita da Simone, tese la mano a Michele con atteggiamento mondano. Il ragazzo le rivolse uno sguardo acuto che la donna faticò a sostenere e fra i due si instaurò immediatamente un rapporto di antipatia reciproca. Michele non riusciva ancora a perdonare i segni delle unghiate lasciate sul volto di Martina, durante quella prima storica litigata intercorsa tra madre e figlia, a causa dei pettegolezzi  riportati dalla madre di Monica. Simone salutò Michele frettolosamente, correndo subito a raggiungere il gruppo di amici che lo aspettavano sulla spiaggia. Davide chiese il permesso di ritirarsi,  il suo turbamento non sfuggì alla madre che lo guardò allontanarsi allarmata. Martina, più felice che mai, condusse Michele sul bordo della piscina, dove stese un asciugamano colorato facendolo sdraiare con il capo appoggiato sulle sue gambe dorate dal sole. 

«Allora amore sei contento di essere qui? Ti piace il villaggio?» chiese premurosa.

«Ma certo, è bellissimo qui. Comunque io sto bene ovunque ci sei tu!» fu la galante risposta di Michele che intanto si guardava in giro, osservando con curiosità le persone che li circondavano.

Sulle sedie a sdraio sistemate intorno alla piscina che aveva la forma di una grande conchiglia, stavano prendendo il sole molte signore della Milano Bene. Avevano i corpi resi tonici dai corsi di ginnastica offerti dal villaggio, avvolti in costumi rigorosamente firmati, le dita cariche di anelli che scintillavano al sole come i loro Rolex d'oro. L'occhio esperto di Michele sapeva valutare tutto quanto vedeva trasformandolo in dosi di eroina, ma era deciso a non compromettersi durante quella breve vacanza alla quale Martina teneva tantissimo e che poteva rappresentare una svolta anche per lui, per riuscire a cambiare vita. 

«Facciamo il bagno? Ti va?» chiese Martina. 

«Ma certo! Con questo caldo è proprio quel che ci vuole», rispose Michele togliendosi con riluttanza la maglietta, si buttò subito in acqua e cominciò a nuotare con potenti bracciate. Nonostante la bassa statura, aveva un fisico muscoloso con spalle larghe e braccia forti abituate al lavoro pesante del cantiere, che neanche l'uso continuato della droga era riuscito a distruggere. Al contrario di Nino, che era ridotto uno scheletro e conservava solo il sorriso perfetto, Michele aveva perso alcuni denti, mentre tutto il resto appariva integro e in perfetta salute. L’acqua poi era il suo elemento naturale e non ebbe alcuna difficoltà a esibirsi in prodezze e tuffi mozzafiato, surclassando i giovanotti di buona famiglia che lo guardavano con ammirazione. Martina era fiera di lui e sperava tanto che quella vacanza lo avrebbe aiutato a capire che aveva tutte le convenienze a smettere di bucarsi, perché non gli mancavano le opportunità per aprirsi una buona strada nella vita, se solo l'avesse voluto. 

Alla cena, tenuta nel ristorante all'aperto del villaggio, Michele si presentò in perfetto ordine, ben vestito anche se non con capi firmati. Fece molto onore alle portate, mangiando con l'appetito che non lo aveva mai abbandonato nonostante le sue malsane abitudini, e alla fine del pasto insistette per pagare la sua parte:

«Davvero preferisco così… siete già stati troppo gentili a ospitarmi nel vostro cottage permettendomi di non restare troppo a lungo lontano da Martina» aggiunse stringendo la mano alla sua ragazza. Martina gli rispose con uno sguardo affettuoso, mostrandogli di apprezzare i suoi sforzi per comportarsi bene. Carla Calvi non poteva pensare che quel ragazzo fosse un drogato, lo stereotipo del tossicodipendente che si era costruita, era molto diverso da questo ragazzo meridionale e poco istruito, ma dall’aspetto sano. Il signor Calvi lo trattava con gentile condiscendenza, voleva sperare che fosse il protagonista di una fase transitoria della vita di sua figlia. Simone lo ignorava, tenendo il solito comportamento rumoroso e petulante da ragazzino viziato. Davide gli era chiaramente ostile, ma Michele non riusciva a capirne il motivo, non ricordava affatto di averlo aggredito e rapinato l'anno precedente, pensava quindi che la diffidenza del ragazzo fosse il classico comportamento da fratello maggiore, che in Calabria sarebbe stato considerato assolutamente  normale. 

Durante le due settimane di vacanza in Sardegna Michele affrontò le crisi di astinenza con ansiolitici e calmanti, rimanendo tranquillo sotto l’ombrellone, mentre i familiari di Martina erano troppo impegnati nelle attività predisposte dal programma del villaggio per fare caso a lui. La ragazza non lo abbandonava un solo istante se non durante la notte, parlarono molto facendo progetti per il futuro come una qualsiasi coppia di ragazzi innamorati. Quando arrivò il giorno della partenza, Michele si aggregò a una compagnia di ragazzi che raggiungevano il porto di Olbia a bordo di un fuoristrada, risparmiando a Davide il compito sgradevole di restare in sua compagnia. o Martina era inconsolabile e avrebbe voluto ripartire con lui.

«Mi mancherai tanto amore! Non ho più nessuna voglia di rimanere qui…» Gli sussurrò in tono accorato.

«Ho passato due bellissime settimane e i tuoi genitori sono stati molto gentili ad ospitarmi. Non roviniamo tutto… Io riprenderò il lavoro al cantiere e fra una settimana ci rivedremo… Vedrai che passerà in fretta, tu tornerai ancora più abbronzata e tutte le tue amiche ti invidieranno!»  Michele cercava invano di consolarla. Alla fine si salutarono e dopo aver ringraziato la famiglia di Martina, il ragazzo partì. Arrivato al porto non gli ci volle molto per individuare un pusher e acquistare la tanto sospirata dose. Appena giunto sulla nave si chiuse nei bagni impaziente di bucarsi. Quindi si sedette sul ponte godendosi il viaggio di ritorno, mentre l'effetto della droga dilatava i colori del sole al tramonto rendendoli irreali. 

 

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