PER GLI AMANTI DEL GIALLO

Continua ogni giorno, sempre alle ore 9:00, il romanzo Nero su bianco di Antonio Mecca . Saranno graditi commenti, consigli, gradimento e comunicazioni. indirizzare a edbedizioni@libero.it - Rubrica: "Per gli amanti del Giallo". Buona lettura

- Nero su bianco
     Fu allora che lo affiancai, manifestandomi.
     - Bill – esordii. – Come va il suo lavoro? Il vecchio si fermò e prese a fissarmi con espressione perplessa.
      - Ci conosciamo? – chiese.
     - Ho avuto modo di sentire parlare di lei. Pochi secondi prima. Lei lavorava con Sam, Sam Galton, vero?
     Ci spostammo per permettere a un tale di uscire dal locale.
      - Certo - confermò. - Per diversi anni, anche.
     - Posso offrirle un drink? - proposi. - Vorrei parlare di Sam con lei.
      - Per quale motivo? - si informò lui aggrottando la fronte come la schiena di un gatto pronto a scattare sulla preda.
     - Sono un detective privato che sta cercando di appurare le cause precise dell’incidente nel corso del quale Sam ha perso la vita.
     L’uomo sembrò pensarci su. Poi sospinse la porta del locale dicendo: - Okay, mi accompagni pure. Detesto bere da solo.
     Non me lo feci ripetere e lo segui fino a un tavolino provvisto di separé, le rosse panche di legno foderate di cuoio verde. Quasi subito fummo raggiunti da un cameriere alto, magro, con due baffetti sottili e scuri, i capelli dello stesso tipo e colore, che rivolgendosi al mio compagno disse: - Ciao, Bill. Il solito?
     - Sì. Lei cosa beve, mister…?
     - Stevens. Quello che beve lei, grazie. Se non è benzina allo stato puro.
      - È nello Stato del Texas che bevono quella, magari prima di andare a sparare al presidente.- Si rivolse nuovamente al cameriere: - Due gin e soda, Walt.
      - Cosa vuole sapere riguardo al povero Sam?
     - Se era povero davvero, per esempio.
     Lui aggrottò nuovamente la fronte, come un gatto sulla difensiva.
      - E per quale motivo?
     - Ho sentito dire che componeva canzoni che poi a firmare, e a incassare, era qualcun altro.
     Se ne rimase zitto per un po’, dando modo a Walt di tornare, depositare i due bicchieri ricolmi e poi andarsene.  
     - Ha sentito bene… - mormorò. – D’altronde lei è un lince, e sa come spalancare le orecchie. Bevve un lungo sorso. Io assaggiai appena il mio. Il gin non mi è mai piaciuto molto.
     - Sam era un bravo ragazzo - riprese Bill - un ottimo tecnico e un bravissimo musicista. Ma non basta essere bravi in questo ambiente; devi anche sapere sgomitare per farti valere prima di vedere riconosciuto il tuo valore.
     - È vero che ha composto molti brani che poi hanno firmato altri? – dissi ripetendo la domanda di prima. L’uomo ridacchiò.  
      - Come lo sa?
     - Lo so come lo sa lei.
     - È stato pagato, per quei brani. E pagato bene.
     - Può anche darsi che a lui non bastasse essere pagato, anche se bene. Può anche darsi che volesse anche una ulteriore gratifica, che poi è la prima cosa che un artista di solito desidera: quella cioè di riuscire a imporre il proprio nome.
     Bill posò il bicchiere un po’ troppo forte sul ripiano del tavolo rivestito, come le panche, di legno massiccio.
     - Senta: io faccio l’arrangiatore da molti anni, e qualche volta anche il direttore d’orchestra. Ho composto diversi brani, alcuni firmati da me, alcuni firmati invece da altri. E francamente non mi è mai importato di questo. L’importante era che venissi pagato, e bene. Sono stato pagato, e bene, dunque per quale motivo lamentarsi?
     - Non le dà fastidio che un altro apponga il proprio nome a un brano non suo?
     - Ma chi se ne frega! - saltò su lui con fare osceno, l’oscenità che il vecchio e il deforme sono soliti rappresentare.  -  Chi se ne frega! Comporre canzoni non è come comporre quadri, sculture, libri, commedie. Sono cose che lasciano il tempo che trovano, spesso destinate alla breve vita di una farfalla. Solo alcune rimangono nel tempo, e anche di queste non mi importa granché.Quando ho cominciato io c’era molta miseria, caro signore, e quello che più contava era restare a galla e ricavare di che poter condurre una vita dignitosa. Non dico che non mi facesse piacere che di qualche mio brano mi venisse riconosciuta la paternità, ma non ne ho mai fatto un dramma se questo non accadeva. L’importante era ricevere una somma adeguata
     - Questo anche a Sam bastava?
      - Io non lo so, con precisione. Lui non è che si confidasse molto: né con me, né con altri.
     - Per cui non saprebbe dirmi se aveva un rivale in amore, e chi questo rivale fosse? E chi invece la ragazza in questione, sempre che di ragazza si trattasse?
     L’uomo ridacchiò. Poi finì di bere il suo gin. Io invece preferii lasciarlo quasi tutto nel bicchiere. Lui se ne accorse e mi chiese se intendevo continuare a lasciarlo lì tutto solo.
     - Ne vuole un altro? Glielo ordino - offrii sollecito.  
     - Lasci stare. Non ci tengo a simili sciccherie. - Detto questo afferrò il mio bicchiere e lo vuotò per metà. - Il gin è il liquore che preferisco - disse schioccando le labbra secche e stinte, color rosa appassita. Tornò poi alla domanda che gli avevo posto.
     - Sì, era una ragazza. Una ragazza che lavora come segretaria del produttore Wallingford. So che sono usciti insieme più volte; per quanto riguarda invece un possibile rivale, non saprei dirle. Quando si è giovani e belle com’è Helen, facilmente si hanno molti ammiratori.
     - Quanti anni ha, la ragazza?
     - Credo sia sui venticinque.
     - E cosa sa dirmi di Tod Carlton?
     - Cosa vuole che sappia dirle? Che ha fatto suoi diversi pezzi di Sam?
     - Ha fatto suoi diversi pezzi di Sam? – ripetei.
     - Sì. All’incirca una dozzina. E fra questi ci sono quattro o cinque hit che ancora vendono a distanza di anni. Lui ci ha scritto il testo, per poi arrangiare - e non sempre - la musica. Sostanzialmente però sono gli stessi che Sam aveva composto originariamente e  devo aggiungere originalmente.
     - È vero che Tod Carlton è nelle grazie di Nicholas Baldwin?
     - Se mai è Nicholas che è nelle grazie di Tod. È da anni che ne è innamorato, fino al punto di cercare di restare eternamente giovane grazie a operazioni di microchirurgia che servono solo a renderlo sempre più plastificato e asessuato. Che poi per un gay quest’ultima cosa è una garanzia in più per noi etero!
     Terminò di bere il liquore da me appena iniziato.
     - Baldwin come ha reagito alla notizia della morte di Sam?
     - Non lo so. Lui si vede poco al di fuori del suo parco delle meraviglie. Vive in un mondo tutto suo quando non è impegnato in sala di incisione o in tournée . 
     - E Tod? Sam gli aveva sottoposto altri suoi brani, di recente?
     - È probabile. Come è altrettanto probabile che eviterà di pagarli alla madre, la povera signora Galton.
     - Potrei avere il numero di telefono di Helen?
     Lui annuì. - Non è una cosa difficile. - Tirò fuori di tasca il cellulare e trovato il numero lo lesse, affinché me lo potessi segnare.
     - Qual è il suo cognome? - chiesi.
     - Samson. Helen Samson.
     - È possibile avere anche i numeri di Tod Carlton e di Baldwin?
     - Certo che lo è. Ma non per lei. Se li divulgassi e lo si venisse a sapere, perderei il posto. E alla mia età un posto è cosa prioritaria.
     - La ringrazio ugualmente. Posso offrirle un altro giro?
     - No, va bene così. Troppi giri fanno girare la testa e perdere l’equilibrio.- Si alzò. Io feci segno al caro Walt di avvicinarsi per pagargli il conto. Lui si animò come uno dei suoi disegni e presentò uno scontrino. Lo saldai aggiungendovi due dollari di mancia. Quando fummo in strada Bill mi salutò, tendendomi una mano sottile e secca come la lama di un badile sporco di terra.
     - Arrivederci, signor… - chiese esitante per la seconda volta.
     - Stevens - ripetei.
     - Stevens. Auguri per la sua indagine. Sam era un bravo ragazzo, e mi dispiace molto per quello che gli è successo.
     - Anche a sua madre dispiace molto – assicurai.


 (Continua domani sempre alle 9:00)

 

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