ACCADDE IL 13 GIUGNO


13 giugno 1946 – ItaliaUmberto II di Savoia lascia l'Italia dopo il referendum istituzionale del 2 giugno

Il 13 giugno, accompagnato dai suoi più stretti collaboratori il generale Giuliano Cassiani Ingoni, il generale Carlo Graziani e il dottor Aldo Castellani, Umberto II partì in aeroplano da Ciampino dopo aver diramato un proclama  dove si parla, fra l'altro, di un «gesto rivoluzionario» del Consiglio dei Ministri nel consegnare ad Alcide De Gasperi le funzioni di capo provvisorio dello Stato.

Come meta per l'esilio, Umberto II scelse il Portogallo, risiedendo dapprima a Colares, località vicino Sintra, ospite a Villa "Bela Vista" e, in seguito, a Cascais in una residenza accanto alla futura "Villa Italia" in cui si trasferì nel 1961. Le nazioni confinanti l'Italia non l'avrebbero infatti accolto, e il re voleva evitare la Spagna dove il dittatore Francisco Franco, reggente della monarchia, era salito al potere anche grazie all'Italia fascista. In Portogallo, inoltre, era stato in esilio anche il suo trisnonno, il re Carlo Alberto, morto a Porto nel 1849.

Con l'entrata in vigore della Costituzione repubblicana il 1º gennaio 1948 l'esilio di Umberto II di Savoia acquista forza di legge costituzionale, essendo previsto dal primo capoverso della XIII disposizione finale e transitoria, i cui effetti cesseranno solo nel 2002 a seguito di una legge di revisione costituzionale. In numerose interviste Umberto fece trasparire la sua amara sorpresa per l'esilio che gli fu decretato per legge:

«La mia partenza dall'Italia doveva essere una lontananza di qualche tempo in attesa che le passioni si placassero. Poi pensavo di poter tornare per dare anch'io, umilmente e senza avallare turbamenti dell'ordine pubblico, il mio apporto all'opera di pacificazione e di ricostruzione.»



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