ALTROVE

Un silenzio soprannaturale regnava in quel luogo.

La leggera muta integrale che ricopriva lui e il suo sparuto gruppo di sopravvissuti era un baluardo efficace alle presenze impalpabili e tossiche 

che pervadevano tutto l'ambiente intorno.

Automaticamente sistemò la visiera che gli copriva il viso e che non 

aveva bisogno di essere sistemata.

Avevano sperato che all'interno delle zone di contenimento qualche sopravvissuto avrebbe risposto ai loro richiami. Ma il silenzio era stata 

l'unica risposta.

Corpi abbandonati qua e là punteggiavano compostamente il suolo in vari 

stadi di decomposizione. Anche gli animali selvatici si tenevano lontani da 

quei possibili bocconi.

Si ritirarono portando con loro la sensazione di vuoto e impotenza. Nelle maschere, attraverso la comunicazione radio, singhiozzi soffocati 

scandivano l'incredulità percepibile.

In fila, in silenzio, si diressero verso i furgoni in loro attesa e partirono 

alla volta dell'aerostazione, verso un futuro sconosciuto. Altrove.

I sopravvissuti a quella folle e imprevista pandemia che bruciava i polmoni bloccando il respiro, con un tasso di mortalità altissimo, si radunarono e vennero contati mentre passavano attraverso tornelli obbligatori.

Erano un gruppo omogeneo di maschi e femmine di varie etnie, in età fertile 

e in buona salute documentata da esami rigorosi. I vecchi erano stati scartati 

a priori e anche i piccoli non facevano parte dei prescelti: non avrebbero sopportato le difficoltà del trasferimento. Le donne, rigorosamente, non dovevano essere incinte.

La selezione era stata dolorosa ma indifferibile. Un detto antico consigliava di fermare le cascate quando erano ancora ruscelli. Ma il suggerimento non era stato ascoltato. La pandemia era stata sottovalutata. 

Dopo un primo periodo di contenimento l'euforia per l'apparente controllo ottenuto, aveva lasciato spazio a un rinnovo incontenibile dei contagi. Con esiti e diffusione catastrofici.

Nel corso degli ultimi due secoli la  popolazione mondiale era regredita 

numericamente a livelli preistorici. Le ricerche scientifiche vedevano 

fallire tutti i tentativi di creare un vaccino valido per tutti. La capacità di mutazione del virus annullava ogni esperimento. Il futuro dell'umanità 

non offriva molte speranze di sopravvivenza.

A fatica era stato possibile raggiungere i pochi insediamenti in cui il morbo 

non aveva attecchito o dove era passato lasciando anticorpi stabili e che 

venivano protetti con strenue difese. I pochi abitanti erano stati trasferiti su 

mezzi di contenimento biologico nei centri di osservazione e studio. 

Dei ghetti per privilegiati, serbatoi in cui venivano selezionati elementi 

per salvare il salvabile della razza umana.

Contemporaneamente allo studio per un vaccino efficace, erano stati 

portati avanti studi sulla possibilità di ricreare altrove condizioni valide 

per la vita umana.

Altrove inteso proprio fuori dalla terra, su un altro pianeta.

La Luna, Marte... e altri ancora, bypassando le difficoltà temporali del 

necessario trasferimento. L'ipotesi folle di entrare in un buco nero e uscire 

altrove.

Tentativi dispendiosi in termini di vite e impegni economici si erano succeduti 

uno dopo l'altro. Fisici, ingegneri spaziali e creativi folli, erano stati stimolati nella ricerca di soluzioni attuabili. Il trasferimento della materia senza alterazioni era diventata l'ossessione dell'umanità, l'unica vera strada verso un futuro possibile.

Il ventesimo secolo era stato il più rivoluzionario da quando l'uomo aveva 

cominciato a registrare la sua storia. Nei suoi cento anni scoperte e intuizioni geniali avevano ribaltato usi e costumi rimasti inalterati o quasi per lungo tempo. Trasporti, comunicazioni, medicina, agricoltura, tutto aveva portato 

a un benessere inusitato. L'umanità aveva cominciato a vivere una realtà 

in cui i disagi fisici erano sensibilmente ridotti e sembrava destinata a sconfiggere per sempre fame, malattia e povertà.

 L'uomo non si era accontentato. Doveva superare le limitazioni del suo

mondo, bisognava guardare oltre e così era uscito dal suo guscio. Era 

andato alla conquista dello spazio più prossimo. Aveva assoggettato alle 

sue esigenze i corpi astrali più vicini, ma all'improvviso era stato piagato 

da un'entità invisibile, un morbo sconosciuto che non perdonava e non si piegava.

Bisognava andare via, abbandonare al suo destino la terra che ormai era 

preda della desertificazione più inarrestabile. Buco nell'ozono, scioglimento 

dei ghiacci polari e nelle alte quote, cataclismi climatici sempre più virulenti, terremoti e tsunami, incendi incontenibili, estinzione di innumerevoli 

razze animali, tutti i fenomeni negativi che erano stati ipotizzati a seguito 

dello scriteriato sfruttamento che l'uomo aveva perpetrato scientemente e inconsciamente, si erano avverati e avevano reso il pianeta una palla sempre più devastata. 

Ed era sopravvenuta questa morbilità incontrollabile. Non c'era alternativa:

bisognava abbandonarlo.

A tappe progressive la conquista dello spazio era avanzata, supportata da

incredibili esperimenti che avevano permesso di allontanarsi dalla madre 

terra più in fretta e in sicurezza. Gli avamposti più arditi permettevano trasferimenti fisici veloci di tecnici e scienziati che creavano basi per

il salto successivo. Molto, molto lontano era stato trovato un pianeta che

presentava interessanti analogie strutturali con la Terra. Lentamente si era riusciti a renderlo abitabile secondo i parametri terrestri. E ora si tentava 

il grande balzo definitivo per trasferire uomini, animali, vegetazione, 

nel rispetto della realtà autoctona, per non incorrere in storie già vissute 

di eradicazione, sopraffazione ed estinzione delle culture locali.

Sul nuovo pianeta fortunatamente non era ancora comparsa una razza predominante e quindi si erano potuti ambientare i nuovi arrivati senza 

traumi sociali devastanti. Le forme di vita native si erano amalgamate apparentemente senza difficoltà con quelle importate. Il suolo sembrava

sufficientemente fertile e fertilizzabile per garantire un'agricoltura di base sufficiente ai fabbisogni dei nuovi arrivati. A ciascun nucleo veniva

garantito un appezzamento non in proprietà, ma da gestire per la comunità

in base a decisioni corali. Un nuovo "Mondo nuovo" che non doveva però

ammiccare ai precedenti esperimenti sociali che sulla Terra avevano prodotto

danni talvolta irreversibili, anzi farne tesoro per  non replicarli.

Un futuro da scrivere. Questo il progetto verso cui partivano i nuovi 

conquistatori.

Beatrice Barbieri

Come si dice SCUOLA?

di Renata Freccero

STIRPE DI DONNE

di Albertina Fancetti
EDB Edizioni

EUCRAZIA - Il buon Governo

di Pietro Giuliano Pozzati
EDB Edizioni