L’USCITA PROIBITA di Albertina Fancetti

SESTA PUNTATA

- A proposito di misteri… che animale custodisce la signora del piano di sotto? Passando ho udito dei miagolii spaventosi - disse Rubina.

- Ah! Quella… - Adalgisa distorse le labbra in un sorriso sprezzante, del tutto inconsueto sul suo volto bamboleggiante. - Si tratta senz’altro di Menelik, il suo gatto nero. 

- Menelik? Che strano nome… - commentò la ragazza.

- Come… non lo sai? Era il nome del Negus. L’ha chiamato così in ricordo della sua campagna d’Africa, quando Giuliana si imbarcò a seguito del reggimento - spiegò Adalgisa.

- Ma come è possibile? Quella signora dovrebbe avere quasi duecento anni!  

- Eppure è proprio con i proventi delle sue… ehm… prestazioni ai soldati che ha potuto acquistare questo appartamento. - proseguì Adalgisa.

- Ma no, guardi che è impossibile, quella campagna d’Africa risale all’ottocento - replicò la ragazza.

La signora Vanzaghi osservò Rubina con espressione attonita, si portò alla bocca la mano curata in un gesto che denunciava tutto il suo smarrimento. Allora la ragazza le sorrise dolcemente. 

- La prego Adalgisa, continui con questa storia, comunque la trovo davvero affascinante.

Rubina era rimasta talmente assorta in quella bizzarra narrazione che, quasi senza accorgersene, si era servita ben tre porzioni di minestrone, gustandolo come da tempo non le succedeva.

- Beh, non vi è molto da aggiungere, la signora Gallo è considerata la pecora nera di questo rispettabile palazzo e non vi è proprio nulla di affascinante nel suo passato, che sono certa non le faccia piacere ricordare. Infatti conduce un’esistenza molto riservata e la sua unica compagnia è quella bestiaccia nera e a volte il suo amico tranviere - disse Adalgisa.

- E al piano di sopra chi abita? - chiese Rubina.

- I signori Rosetti, una coppia molto distinta, lui lavora in banca e lei è casalinga. Non hanno mai avuto figli e danno poca confidenza.

Adalgisa servì un vassoio con sottili fette di salsiccione accompagnate da polposi fichi di colore viola. Rubina si servì di tutto leccandosi le dita, mentre assaporava la dolcezza dei frutti. 

- Ora l’aiuto a rigovernare prima che arrivino gli ospiti.

- Sei proprio una brava fanciulla e quel vestito ti sta d’incanto. 

Il salotto era in perfetto ordine, Adalgisa aveva posto su un tavolino un vassoio colmo di savoiardi e dei piccoli calici di cristallo accanto a una bottiglia di Marsala. Dalla finestra aperta sul balconcino, una leggera brezza trasportava nel locale il sentore aspro dei gerani. Il suono del campanello segnalò l’arrivo degli ospiti. Adalgisa si passò la mano sui capelli argentati con aria civettuola e si accinse ad aprire la porta. Rubina attendeva appoggiata al clavicembalo curiosa e attenta. Il signor Bagliardi si affacciò al locale, cedendo cavallerescamente il passo a una piccola donna dall’aspetto esile. Aveva un viso scarno e bruno, attorno al quale ballavano corti riccioli grigi. Indossava un abito color lavanda sormontato da un colletto di pizzo che le saliva fino alla nuca. Si sedette impettita sul divano con l’occhialetto che le pendeva in grembo, mentre osservava Rubina con i grandi occhi neri dallo sguardo intenso. 

- Dunque è questa la ragazza di cui mi parlavi Adalgisa? - esordì con voce stentorea. 

- Certo Neera, non la trovi graziosa? 

Rubina osservò indispettita le due donne, che parlavano di lei come fosse stata una bambola. 

- Molto lieta signora, mi chiamo Rubina Rimoldi - disse tuttavia, porgendo la mano alla scrittrice che continuava a osservarla con espressione compiaciuta.

- Mi sembra di rivedere me stessa quando ero ragazza, ti mostrerò alcune foto così potrai constatare quanto ci saremmo assomigliate. 

- È davvero un fatto curioso… - commento Bagliardi arricciando la fronte strapazzata dalle rughe. 

- Ma vi prego servitevi! - li esortò Adalgisa. - Bagliardi vuole essere così gentile da versare il Marsala? Da un po’ di tempo le mie mani mi tradiscono, dovrei proprio andare dal medico.

- Tanto i dottori non capiscono niente. Guarda me, avrei dovuto morire almeno cento volte e invece sono ancora qui - sentenziò Neera. - Ottimo questo Marsala, l’hai acquistato dal Golot?

- Si ci sono passata ieri l’altro.

- Il Golot? Ecco un altro nome curioso… - disse Rubina. 

- Il Golot è un gran personaggio, è stato in carcere diversi anni e quando è uscito ha aperto un “Bacalin” proprio qui dietro - la informò Bagliardi.

- Che cos’è un “Bacalin?- chiese Rubina curiosa.

- Un’osteria di poche pretese. - 

- Sarà anche un mascalzone il Golot, ma del suo mestiere se ne intende - disse Neera intingendo un savoiardo nel liquore bruno e profumato. Rubina la imitò, aveva un sapore delizioso.

- La nostra Rubina ha sentito miagolare Menelik e ne è rimasta un po’ turbata - disse Adalgisa. 

- Ah! Quella bestiaccia nera! Giuliana deve tenerlo legato alla catena perché a volte si mostra molto aggressivo - disse Neera.

-- Infatti ho avuto l’impressione di sentire strisciare a terra qualcosa di metallico – confermò Rubina.

- Ma Neera come fai a sapere tutte queste cose? - chiese Adalgisa in tono inquisitorio. 

- Io non sono una vecchia ipocrita come te Adalgisa. Quello che ha combinato Giuliana nella sua vita non mi riguarda, ma sono una scrittrice e i personaggi volitivi come lei mi interessano molto. - Adalgisa arrossì di disappunto all’uscita dell’amica, ma era di natura troppo mite e svagata per poter tenere testa alla forte personalità della scrittrice. 

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