AMAZZONE NAPOLETANA 2

- Benvenuta fra noi, puttana! - disse l’uomo come se stesse sputando.

La poliziotta sbatté le palpebre come per meglio mettere a fuoco la scena che le si presentava, in realtà perché faticava a ricordare quello che le era successo. Poi l’accaduto le tornò alla mente, e più che dalla paura venne assalita dal risentimento. 
- Chi siete? - chiese.  Dove mi avete portata?

Alcuni degli uomini ridacchiarono; lei equivocò. Credette di trovarsi là per la ragione più antica del mondo, e questo le fece aumentare la rabbia per essersi fatta infinocchiare così stupidamente. 

- Non azzardatevi a mettermi le mani addosso! - intimò. - Sono un’agente di polizia!

Lo disse con orgoglio, perché la sua professione era per lei fonte di orgoglio; la prima cosa che nella sua vita l’aveva fatta sentire degna di rispetto.

Lo sappiamo ciò che sei - intervenne quello che l’aveva fatta rinvenire a calci. - E sappiamo anche ciò che invece avresti potuto e dovuto essere: una zoccola; ti veniva più spontaneo e sarebbe stata una maniera certamente più degna di guadagnarti i soldi.

- Non capisco cosa… - cominciò a dire la ragazza, ma non le riuscì di terminare la frase. Un ceffone la colpì sul viso con violenza, spaccandole un labbro. Un rivolo di sangue prese a scorrerle sul mento, mentre gli occhi le si velavano di lacrime: le antiche lacrime di rabbia causate dall’impotenza della donna soggiogata dalla brutalità dell'uomo. 

Ti piace giocare a guardie e ladri, vero? - disse l'uomo con un sorrisetto cattivo e feroce. - Ti eccita l’idea di far rinchiudere in galera i poveri cristi che beccate a tradimento…

Di quali poveri cristi stai parlando? - replicò la ragazza. - Io non faccio altro che il mio dovere.

Il tuo dovere? Quale dovere? Quello di intralciare uno dei pochi lavori che questa città sopporta? - Sorrise: il sorriso sprezzante della belva circondata da un branco di iene e dalle quali aspettarsi soltanto scontati colpi mancini. - Lo sai quanti ci campano grazie alla droga?

So quanti ci crepano - rispose lei. - Avete distrutto le vite di migliaia di giovani e ridotto la città a un cumulo di rifiuti umani.

Se la città è così, è perché è la nostra gente a volere che sia così; noi non facciamo altro che soddisfare le sue sporche voglie. Questa è una società destinata a girare sempre in una certa maniera, l'unica maniera certa per tirare avanti; quelli come te non sono altro che inutili bastoni infilati in ingranaggi ben oliati. Ma i bastoni si spezzano; e tu farai la stessa fine. - Tacque per un istante, il volto congestionato dall’ira. 

- Servirai da esempio ai tuoi colleghi bastardi - continuò - a far capire loro che il tradimento prima o poi lo si paga. Con la vita.

Non capisco cosa stai dicendo… - Lui le mollò un altro ceffone. 

- Non vuoi capire, eh? Ti dice niente la retata che avete effettuato al porto due giorni fa?

Lei ricordò. Un grosso carico di droga sequestrato su una nave proveniente dalla Turchia, un'operazione resa possibile grazie a una telefonata anonima. 

- Alludi a quei trenta chili di eroina della nave turca?

L'uomo sembrò perdere la ragione del tutto. 

- Cinquanta, erano i chili! Gli altri venti ve li siete spartiti tra di voi, tutori della legge da due soldi!

La donna capì. Il camorrista la stava accusando di aver preso parte a una ipotetica ripartizione del carico di droga intercettato due sere prima.

Non è vero! - protestò. - Io non so nulla di tutto questo!

La telefonata anonima ve la siete inventata per potere fare man bassa della roba - continuò l'uomo. - Sapevate del suo arrivo perché molti di voi sono sul nostro libro paga; così vi siete inventati la telefonata per avere l'opportunità di poterci fregare tranquillamente. Ma avete sbagliato i conti; diversi di voi pagheranno, per questo sgarro; e tu sarai la prima.

Antonio Mecca

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