"Anche se noi siamo i buoni, a volte non possiamo giocare pulito, se vogliamo vincere"

La frase, che fa da titolo a quest'articolo venne detta dal senatore Jimmy Keneally all'investigatore privato Walter Whiters, assunto per fare da guardia del corpo a New York al fratello Joe, senatore candidato alla Casa Bianca. Il romanzo, ambientato nel 1958, precisamente dal 23 al 31 dicembre, si trova nel romanzo di Don Winslow "Ultima notte a Manhattan", uscito in America nel 1996 con il titolo originale di "Isle of Joy", "L'isola della gioia", frase che conclude il lungo romanzo di Wilson di circa 350 pagine. Lo scrittore, che porta lo stesso nome del 28° presidente degli Stati Uniti, nasconde neppure troppo velatamente con il nome fittizio di Joe Keneally il 35° presidente John Kennedy, con quello di Jimmy Robert Kennedy, con il nome di Madeleine, Jacqueline Kennedy, con quello di Marta Marlund, Marilyn Monroe. Il protagonista del romanzo è un uomo della CIA che decide di tornare a New York, la sua città, mettendosi a lavorare per la Forbes e Forbes, il dipartimento sicurezza del Personale che si occupa di effettuare controlli sui nuovi futuri impiegati da assumere per conto di aziende. Il romanzo di Wilson scorre via facile (a parte forse le 15 pagine descriventi il gioco di rugby al quale Withers, il senatore Keneally e sua moglie assistono) con battute azzeccate, descrizioni ironiche giungendo a un finale di azione che vede Withers trionfare sul male avversario ma non su quello totale, essendo lui stesso parte del male della società. La realtà non è mai così come viene descritta in campo letterario, un campo che nel dissodarlo mostra cadaveri sotterrati e un verminaio che all'esterno non trapela. Don Wilson è nato a New York il 31 ottobre 1953, e vive attualmente a San Diego. Nella sua vita ha svolto vari lavori, tra i quali quello della guida di safari e anche di investigatore privato. È autore di 20 romanzi e un libro di racconti, pubblicati a partire dal 1991. Il personaggio di Joe Keneally, che anche nel nome ricorda quello di John Kennedy, tratteggia un uomo simpatico ma anche cinico, ritratto due anni prima della sua elezione alla Casa Bianca. Quest'uomo indubbiamente affascinante fu e rimane un enigma per molti, sebbene cercò di far salire a una dignità umana la minoranza di colore con riforme giudicate eccessive da parte dei reazionari e che produsse probabilmente la reazione che portò all'attentato nel quale morì a pochi mesi dalla scadenza del suo mandato, e con lui venne fermato anche il fratello Bob, ministro della Giustizia il quale fra le altre cose cercò di porre un freno alla cosa per eccellenza, Cosa Nostra. 
Don Wilson in questo romanzo inserisce anche un altro grande personaggio: New York, descritta nei vari suoi luoghi quali Manhattan, Central Park, Times Square, Greenwich Village, Quinta Strada, Broadway. Descrizioni che possono anche ricordare quelle di Ed McBain descriventi la Città del suo 87° distretto, vale a dire New York trasfigurata dalla sua arte.
Ma i tempi cambiano e l'enfasi poetica subisce per forza di cose una deviazione che spesso è una devianza. I dorati anni del dopoguerra finiscono così per rivelare sotto la vernice dorata l'ossido della ruggine antica, che le persone si portano addosso, e che solo i balsami temporanei prodotti dall'Arte sono in grado di dare con la letteratura, la musica, il teatro e il Cinema. 
Sono comunque questi balsami profumati che finiscono per vincere il puzzo di una realtà crudele o noiosa, e convincere che questa è la sola realtà che vale la pena di vivere.  
Antonio Mecca

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