ASSASSINIO A BORDO 8

- Gradisce una tazza di tè, Mister Miller? – mi chiese. – È stato appena fatto. La miscela utilizzata proviene dalla coltivazione di nostri cari amici.

- La ringrazio, signora, ma sono già a posto così.

Sedetti su una poltrona che odorava di tè assaggiato e poi vomitato, dopodiché aspettai che anche Mister Gonuchi si accomodasse, di fronte a me, invitandomi ad aprire bocca e a formulare parole che avessero un senso, almeno per lui.

- Cosa vuole sapere riguardo quella morte?
- La maniera nella quale è avvenuta - risposi. - È stato detto che Incerwood è morto a casa sua per infarto,
lei ne ha confermato la cosa e firmato il documento prodotto. - Lo fissai con attenzione. - È andata così? Lui scosse le spalle, spazientito. 
- Certo, che è andata così. La signora Incerwood mi ha telefonato, io sono andato a casa sua e lì ho visto, nel soggiorno, il povero Thomas fulminato da un infarto.
- O magari da qualcos’altro?
- Cosa intende dire? - sibilò e sillabò.
- Lo sa benissimo, cosa intendo dire. Incerwood non è morto in casa sua, ma a bordo del panfilo noleggiato
 da Hal Randolph. E non è spirato a causa di un colpo al cuore, ma di un colpo di arma da fuoco sparato da qualcuno che era Qualcuno quanto e più di lui. - Lo fissai ancora, come un foglio affisso alla parete. Un foglietto che nel bianco non portava trascritto nulla. 

- È andata così, vero?

Se prima non mi era sembrato possibile che potesse impallidire ulteriormente, adesso dovevo ricredermi perché la sua faccia pareva la copia umanizzata della bandiera del suo Paese di origine. E siccome spesso quella razza di umano sembra avere ben poco, allora la bandiera era ancora più fredda e ostile.

- Lei è pazzo. Io adesso chiamo la polizia.

- Ecco, la polizia.È stata chiamata dopo che aveva stilato il certificato di morte?

- Certamente. È stato fatto tutto quanto secondo le regole.

- Le regole stabilite da chi, mister Gonuchi?

Visto che oramai non gli era più possibile impallidire, decise di arrossire, tanto per riprodurre al completo la bandiera del suo Paese.

- Sapevo che non avrei dovuto riceverla.

- Se però non mi avesse ricevuto non avrebbe saputo il perché volevo vederla, cosa sapevo e cosa invece 

  no. Adesso lo sa.

La moglie era riapparsa, pallida come il fantasma di Canterville. Evidentemente si davano il cambio: prima era stato lui ad impallidire, adesso invece era lei. 

L'uomo si alzò, scosso da un tremito del tipo di quelli che scuotono spesso il suo Paese.

- La devo pregare di andarsene, signor Miller. Si è fatto tardi e io sono stanchissimo.

- Anch'io sono stanco, signor Gonuchi. Stanco di sentire menzogne prefabbricate. Stanco di non sentire 

quasi mai la verità. Stanco di vedere brutti individui coinvolti in brutte situazioni.

Mi alzai e mi diressi verso l'uscita. Dopodiché ridiscesi le scale che parevano: per il disegno e per il colore utilizzati, appartenere all’incantevole mondo di Paperopoli. Fuori si era fatto buio, i lampioncini ai lati del sentiero si erano accesi spandendo una luce arancio. Un frutto che ricordava il simbolo sbiadito della bandiera del Sol Levante.

Raggiunsi casa intorno alle dieci, scesi dall'auto e mi diressi al portone di ingresso. Loro spuntarono dall'ombra come funghi velenosi dal bosco durante un furioso acquazzone, o politici corrotti dal sottobosco dove si erano ritirati a tessere le loro manovre. Erano in tre, numero perfetto per quasi ogni cosa, in primis per quanto riguarda la Sacra Trinità. Ricevetti prima che potessi accennare anche un solo movimento di difesa una gragnuola di pugni e calci e manganellate che mi fecero piegare in due e poi scivolare a terra afflosciato come una fisarmonica dal mantice lacerato. Mi fu praticamente impossibile rendere loro pan per focaccia, sebbene tentassi con un paio di pugni giunti a segno di abbattere la furia da loro scatenata. Poi persi i sensi, e con essi per fortuna anche il senso del dolore che mi aveva pervaso. 49
Quando riemersi dal nirvana fu per merito di un mio vicino di casa che mi aveva prestato soccorso molto tempo dopo l'aggressione.
- Signor Miller, cosa le è successo? Come si sente?

- Come un tappeto per troppe volte sbattuto contro una parete. Una parete piena di spigoli.

- Le chiamo un’ambulanza?

- La ringrazio, ma non è necessario.

- Guardi: il tempo di salire in casa, e da lì di telefonare all'ospedale.

- Lasci stare, le ripeto; e poi non ho la carta assicurativa, e non mi raccoglierebbero comunque, visto come 

vanno le cose in questo nostro grande e generoso Paese. Le strisce che accompagnano le stelle sulla nostra bandiera possono venire riutilizzate come bende per fasciarsi la testa: dopo che ce la si è rotta per eleggere certi individui.

Lui non insistette. Mi aiutò soltanto a rimettermi in verticale, dopodiché a entrare nell'ingresso e a chiamare l’ascensore. Quindi, a entrare nella cabina.

- Allora: posso andare tranquillo? - insistette.

- Ma sì, certo. Ora mi infilerò a letto per fare una bella dormita.

- Okay. Allora: buon riposo.

 Antonio Mecca

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