CARLO PEDERSOLI IL SIMPATICO BUD SPENCER DEL CINEMA

Per circa tre mesi, dal 13 settembre fino all'8 dicembre, al palazzo reale di Napoli è allestita una mostra dedicata a Carlo Pedersoli, meglio conosciuto nel mondo come Bud Spencer. Pedersoli nacque a Napoli, nel popolare rione di Santa Lucia, il 31 0ttobre 1929, e morì a Roma il 27 giugno 2016. I genitori erano entrambi originari del Nord Italia, la madre della provincia di Brescia, il padre anche lui lombardo, e questo potrebbe spiegare l'origine del fisico massiccio del futuro attore, un metro e novantadue di altezza, 125 kg di peso. La famiglia, benestante, abitava nello stesso palazzo in cui abitava Luciano De Crescenzo. Il giovane Carlo, che amava lo sport, ne praticò varie discipline, che andavano dal pugilato al rugby e: soprattutto il nuoto, nel quale fu il primo italiano a scendere sotto il minuto nei 100 metri stile libero il 19 settembre 1950, vincendo più volte i campionati italiani nello stile libero e nella staffetta. Avrebbe poi: una ventina di anni dopo, ottenuto il brevetto di pilota di aerei da turismo e di elicotteri, collezionando con i primi 2000 ore di volo e con i secondi 1000. Fu insomma un uomo che pur stando con i piedi per terra amò salire al cielo, forse per meglio afferrare il colpo di fulmine che però lui aveva già afferrato nello sposare Maria Amato, figlia del produttore Giuseppe Amato, con la quale ebbe tre figli. Nel 1940 il "piccolo" Carlo dovette seguire la famiglia a Roma, per ragioni di lavoro paterne, e qui ottenne: con il massimo dei voti, il diploma di maturità scientifica. Nel 1947 ci fu un nuovo trasferimento, questa volta in Brasile. Quando due anni dopo fece ritorno in Italia, riprese a praticare lo sport, in particolare il nuoto. Il suo esordio al cinema risalirebbe al 1950, sebbene non accreditato, nel film di Camillo Mastrocinque "Quel fantasma di mio marito". L'anno successivo apparve nel kolossal "Quo Vadis", nel ruolo di un soldato romano dell'Urbe. Fu però solo nel 1955, anno in cui Raymond Chandler otterrà il meritatissimo premio Edgar per il miglior poliziesco pubblicato l'anno prima: lo splendido "Il lungo addio", che partecipando al film "Un eroe dei nostri tempi" avrà modo di farsi notare al fianco di Alberto Sordi. Ma il ruolo di attore doveva andargli stretto (e non si fatica a crederlo: con quella taglia!) poiché partecipò a soli sette film in più di dieci anni, durante i quali alternò vari mestieri in Italia e all'estero come ad esempio nove mesi a costruire la strada che collegava Panama con Buenos Aires, o: sempre in Sudamerica, come pilota per una famosa casa automobilistica. Inoltre, fu paroliere per alcuni cantanti quali Nico Fidenco e Ornella Vanoni. Parlava correntemente cinque lingue: inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese. La svolta che avrebbe cambiato: in meglio, la sua vita avvenne nel 1967, quando il regista Giuseppe Colizzi lo scelse come coprotagonista nel suo film "Dio perdona...io no!", al fianco di un giovane Mario Girotti, che dovette cambiare a causa del mercato internazionale il suo nome in Terence Hill mentre Pedersoli scelse quello di Bud Spencer perché gli piaceva l'attore Spencer Tracy e una nota birra le cui prime tre lettere erano Bud. Per un compenso di due milioni di lire che gli consentirono di pagare alcune cambiali, Pedersoli-Spencer accettò il ruolo, e da lì fu per lui tutta una ascesa. Con quello che diventerà un suo amico: Girotti-Hill, girerà ben 18 film, e altri 30 da solo, per un totale di 48. Un 48 che sconvolse beneficamente il nostro Cinema degli anni '60-'70 portando soldi dall'Italia e dall'estero - quando spesso avviene il contrario: è dall'Italia che vengono trasferiti all'estero i capitali. Oltre al cinema il simpatico attore napoletano interpretò anche alcune serie televisive, come "Big Man", i cui primi episodi furono diretti da Steno, un nome così breve per un artista così bravo. Dotato di grande carisma e simpatia, Carlo-Bud era anche munito di grande spessore perché acculturato e lettore di filosofi quali Cartesio e Kant. Apprezzava la filosofia abbinandola e affinandola a quella napoletana, la quale spesso è ricca di saggezza e rende perciò i propri figli capaci di agire nella vita con la testa ben avvitata sulle spalle. 

Antonio Mecca    

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