CIO' CHE RIMANE DELLA BORGHESIA MILANESE E L'AVVENTO DELLA CAFONERIA RUSTICANA

La borghesia milanese ha incessantemente svolto, tra alti e bassi (molto bassi), un ruolo fondamentale nelle vicende di questa città; talvolta egoista, spesso filantropa ma in ogni caso memore delle proprie origini.
Al di là dei pro e contro che storicamente potrebbero esserle attribuiti, questo ceto sociale è da sempre andato a braccetto con due epiteti fondamentali: sobrietà e signorilità.
Ormai ho raggiunto un’età che mi consente di ricordare i vecchi tempi, senza rischio di idealizzarli o addolcirli, dove una Milano meno internazionale ma più ruspante, meno vanitosa e più sincera tirava innanz nel rispetto di chiunque. Una Milano con un’anima ancora popolare, fatta di persone semplici e dignitose che coesisteva, si intrecciava e sinergicamente lavorava affianco alla nostra borghesia, mai altezzosa, dal basso profilo e che prendeva il tram per andare al lavoro.
Persone senza dubbio benestanti che non ostentavano o si pavoneggiavano perché la condizione del proprio status era frutto di lavoro onesto, del sudore versato assieme ai propri dipendenti e della umile consapevolezza che anch'essi, o in precedenza i loro genitori, erano partiti dal basso.
Era una città solidale in tutto e per tutto dove non c’era bisogno di cercare sincero altruismo unicamente nelle associazioni di volontariato: la coesione tra la gente era palpabile in ogni sfaccettatura della vita.
Io stesso ho trascorso gli anni migliori della mia infanzia a stretto contatto di quella Milano giocando nelle cà de ringhera con i miei amici di allora: figli di muratori, benzinai, fruttivendoli e sempre ospite gradito per pranzo o per cena presso le rispettive famiglie. Ho potuto toccare con mano che la signorilità e l’umanità erano ovunque a prescindere da ciò che si trovasse nel salotto di casa: un televisore scassato in bianco e nero o i primi registratori VHS.
Eravamo tutti sulla stessa barca e la borghesia meneghina remava sommessamente come tutti senza mai guardare dall'alto in basso chicchessia.

La città oggi è molto diversa; vista troppo spesso come un’inesauribile vacca da mungere e sempre meno come una dimora comune. Causa la gentrificazione, i vecchi quartieri popolari stanno scomparendo sotto la promessa di riqualificazioni urbane; le vecchie e storiche botteghe sono costrette ad abbassare per sempre la serranda schiacciate da affitti ignominiosi e con esse stanno svanendo, o meglio, vengono scacciati, anche i milanesi di un tempo.
E la borghesia? Se di borghesia possiamo ancora parlare, partecipa attivamente a questo nuovo stravolgimento sociale con una spregiudicatezza e un cinismo senza eguali. Una nuova e ibrida specie, che definirei cafoneria rusticana, geneticamente legata a quella storica ma del tutto avulsa dall'originale. Non vede e non gli interessa vedere al di là del proprio naso: gode di un benessere ereditato e certamente poco sudato, frequenta unicamente i propri simili ed è caratterizzata da un'inarrivabile protervia.
Che vesta abiti griffati, guidi macchinoni e penda sul lato destro della politica o che deambuli in monopattino, indossando abiti eco sostenibili e si proclami di sinistra, nulla cambia. Ciò che conta è la propria condizione; da difendere con i denti e con le unghie a dispetto degli altri e dell’anima di questa città. Posseggo, quindi sono. La sobrietà e la signorilità dettate da una genuina empatia, figlia del ricordo e della fatica delle proprie origini, sono cadute nel dimenticatoio come la vecchia borghesia che le ha rese possibili.
A tal proposito mi è giunta una segnalazione; forse semplice e banale ma illuminante e sintomatica di un panorama più vasto.
In un condominio di Milano si è tenuta un’assemblea per deliberare sul rifacimento della facciata: una ghiotta occasione visto che per l’anno 2020 sono previsti sgravi fiscali pari al 90%.
La cafoneria rusticana di turno, mossa unicamente dalla propria condizione economica e dall'eccitante idea di aumentare il valore dell’immobile, si è detta subito favorevole proponendo, anzi, altri lavori in aggiunta. Molti anziani e coloro con un reddito basso sono stati zittiti con parole al di là della decenza; vada in banca a domandare un prestito o se non riuscirà a pagare le rate vorrà dire che si procederà con il pignoramento della casa. Perché dal punto di vista della cafoneria rusticana, se possiedi una casa allora sei benestante: un’equazione elementare. Non importa che tu abbia già un mutuo sulle spalle e ancor meno conta che a 80 anni suonati della riqualificazione dell’immobile ti interessi meno di niente.
Per timidezza, poca chiarezza (il denaro verrà restituito in 10 anni ma chi percepisce un basso reddito non lo vedrà più), e per il solito italico vizio di tacere nei momenti cruciali per poi domandarsi come si è giunti al peggio (gli italiani sono irrimediabilmente fatti per la dittatura- Ennio Flaiano), i lavori si faranno.
Nessuno ha realmente compreso quanto dovrà versare di tasca propria e più di un condomino si ritroverà in ristrettezze economiche.
Per difendere e tutelare queste persone si sono fatti avanti solo in quattro su circa un centinaio di inquilini. Ma la ragazza, ingegnere progettista, che mi ha inoltrato la segnalazione ha riassunto tutto nel migliore dei modi: è nostro dovere tentare di arginare i prepotentiNon sono paladini del bene o immacolati individui che combattono per difendere nobili ideali. Sono semplici persone convinte che la serenità della propria condizione economica valga poco a dispetto delle tribolazioni altrui. Rappresentano, nella più limpida accezione del termine, ciò che rimane della borghesia milanese; potrebbero lavarsene le mani e pensare unicamente ai propri interessi, magari cogliendo l’occasione per lanciarsi nel succoso mondo dell’Airbnb, che sta massacrando la nostra città dall’interno.
Ma non lo faranno. E per questo, Milano li ringrazia.

Riccardo Rossetti


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