Com'era bello l'inizio...

Generalmente i personaggi creati dagli scrittori sono migliori degli scrittori stessi, vedi ad esempio Marlowe che è migliore di Chandler, Sanantonio migliore di Frédéric Dard, Cardona migliore di Mac Tony. Ugual cosa per quanto riguarda lo stile degli scrittori, i quali a sentirli parlare risultano spesso deludenti quando non proprio irritanti. È il caso di Vittorio Feltri, che non di rado nel suo eloquio ben poco forbito ha modo di scaricare la sua bile verdastra come la carnagione di Hulk, prendendosela con i meridionali che a suo dire sarebbero inferiori ai settentrionali, con le donne, con gli ebrei della Shoah, colpevoli di rompergli le scatole ogni due per tre. Ciò non toglie che la sua prosa risulta e risalta perché piacevole da leggere, nonché interessante. È il caso del suo recente libro: "Com'era bello l'inizio della fine", Mondadori Editore, diciannove ritratti di uomini e donne, politici e rappresentanti della medicina e dello spettacolo a ognuno dei quali Feltri dedica alcune pagine. Confesso che è stato il desiderio di conoscere ciò che Vittorio aveva scritto riguardo Nadia Toffa a spingermi all'acquisto del volume, e a iniziarne la lettura da pagina 81, dall'inizio cioè dell'articolo su Nadia. Si scopre così che la meravigliosa giornalista si era recata nell'ufficio di Feltri di "Libero" per parlare con lui del caso Weinstein, il produttore americano accusato di avere violentato molte attrici, tra le quali anche Asia Argento. Da allora, forse incredibilmente, fra la ancor giovane Nadia e il già maturo Vittorio (è nato nel 1943) nacque una amicizia che non nocque, visto che i due si sarebbero rivisti numerose altre volte, e non solo per lavoro ma soprattutto per una complicità consistente in incontri in gelateria, o a cena in qualche ristorantino milanese.

"Nadia è stata una ventata di aria pura nella mia vita", scrive Feltri. Che racconta poi di una cena fra quattro persone di cui una era Nadia. La quale, già malata, a un certo punto scoppiò a piangere, dicendo che non le importava tanto di dover morire, ma di dover lasciare sola la propria madre, che sensibile com'era e com'è avrebbe sofferto indicibilmente. Le pagine a lei dedicate sono soltanto cinque, ma dense di emozioni e di pensieri pudichi, come solo un'anima elevata è in grado di saperci instillare. Anche gli altri diciotto ritratti-ricordi sono interessanti poiché non interessati, da Francesco Cossiga a Mino Martinazzoli, dai due Umberto (Veronesi e Bossi) a Matteo Salvini. Di quest'ultimo scrive che spesso non è coerente tra quello che dice e quello che poi fa, e avendolo scritto nei suoi editoriali, ha finito per inimicarsi il leader della Lega (e, si può facilmente immaginare, i milioni di suoi sostenitori). Ha poi detto in una intervista che per meglio capirlo occorrerebbe uno psichiatra! Comunque sia il libro: 125 pagine lucidamente vergate, lascia il segno (e non solo per le vergate inflitte), risultando un piacere leggerlo perché lo stile di Feltri è uno stiletto che incide in profondità e sa agganciare i vari pensieri al pari di vagoni ferroviari a un locomotore, il quale percorre i binari e talvolta precorre ciò che il futuro saprà riservarci.

Antonio Mecca

L'angelo degli abbandoni

di Giorgio Casalone
EDB Edizioni

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STIRPE DI DONNE

di Albertina Fancetti
EDB Edizioni

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