DENTRO LA GUERRA

Un libro di Monica Maggioni

Dopo un mese di guerra in Ucraina da parte della grande Russia con a capo il grande denazificatore, dopo i continui e giusti contatti da parte di testate giornalistiche presenti sul posto, e con alcuni di loro uccisi perché una guerra è una guerra e la morte sul campo va messa in conto, ho cercato di capire meglio chi è Monica Maggioni, direttrice del Tg1. Così ho acquistato i suoi tre libri scritti alcuni anni fa, il primo dei quali: "Dentro la guerra", è uscito nel 2005 e parla del secondo conflitto irakeno avvenuto due anni prima. La più celebre e celebrata reporter italiana di guerra è stata di certo Oriana Fallaci, che nel 2005 era ancora in vita e che forse - sebbene già molto malata - ha potuto leggere almeno in parte il robusto libro: 400 pagine circa, che Longanesi aveva pubblicato nel mese di febbraio in una splendida edizione di carta robusta come la costituzione fisica dei reporter: giornalisti e cameramen che l'hanno affrontata e che sono, in questo caso, la giornalista Monica Maggioni e il suo operatore Silvio Giulietti. Monica è nata nel 1964 mentre Oriana era del 1929. Trentacinque anni esatti separavano le due grandi giornaliste, che: come nel dantesco incipit "Nel mezzo del cammin di nostra vita" che prelude al viaggio all'inferno, hanno saputo anche loro entrare nel caos della guerra e rischiando la propria vita vedere e descrivere ciò che i loro occhi vedevano. La differenza sta nel fatto che Oriana inviava i suoi reportage essenzialmente sulla carta stampata, Monica invece per la Tv: Tg1 e Uno Mattina, e in condizioni poco invidiabili. Inoltre la scrittura di Oriana Fallaci era molto personalista, e spesso piena di termini fiorentini tipo: "Io vo", "Io fo", "Spengere" messi in bocca anche a persone straniere. Ora, va bene che l'italiano derivi dal fiorentino, ma il fiorentino non è comunque l'italiano. La milanese Monica Maggioni scrive in prima persona e al presente, ma non è tutto un "Io, Io, Io" bensì un porgersi con educazione all'interlocutore: soldati e ufficiali americani con i quali utilizza non solo un corretto inglese ma anche un corretto rapporto senza voler mancare loro di rispetto. Monica: Moni per diversi soldati americani, ha lasciato il segno nei loro cuori non solo per la sua bellezza femminile o perché la femminilità è bella a prescindere bensì per la sua gentilezza e professionalità. La giornalista della Rai inizia il suo interessante libro datandolo "Roma, agosto 2002", per poi proseguire con "New York, novembre 2002, "Londra, dicembre 2002", "Roma, febbraio 2003 e, quindi, "Roma marzo 2003". Dopodiché la partenza per Kuwait City, e la permanenza in zona di guerra fino ad aprile, un mese e oltre di pericoli e disagi continui, compresa la condivisione in tende i cui soldati ospiti non sempre si rivelano granché collaborativi. Monica descrive le azioni di guerra che non sempre sono ben coordinate, mandando per poco a carte 48 pianificazioni male calcolate. La realtà non è un film, soprattutto un film americano del lontano passato hollywoodiano, dove nero e bianco erano colori o non colori nettamente contrapposti e i buoni erano nettamente demarcati dai cattivi, così come gli indiani dai soldati difensori della civiltà: anglosassone. 
Ciononostante la presenza americana è stata spesso la carta vincente per eliminare satrapi fattisi troppo pericolosi, sebbene l'idea molto americana nonché ingenua di voler esportare la democrazia in territori che mai l'hanno conosciuta, dove tra l'altro non esiste ancora parità fra i sessi, non può venire taciuta. Ma nella vita non sempre, anzi quasi mai, è dato scegliere tra il il bene e il male assoluti, ma solo tra il più o il meno male. Si cerca di contentarsi di questo, nella vita, sperando sempre per il meglio. Il libro "Dentro la guerra", primo libro della giornalista milanese Monica Maggioni, ci permette di addentrarci nei gangli di una guerra che molti ancora ricordano pur non avendola per fortuna vissuta. La prosa semplice, niente affatto arzigogolata della giornalista riesce a calarci nell'inferno della guerra del Golfo portando alla nostra conoscenza persone e fatti di giovanissimi soldati arciconvinti che quello che stavano facendo era una guerra giusta e che l'America ancora una volta era dalla giusta parte del conflitto.
Antonio Mecca

L'angelo degli abbandoni

di Giorgio Casalone
EDB Edizioni

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STIRPE DI DONNE

di Albertina Fancetti
EDB Edizioni

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