ENNIO MORRICONE CI HA LASCIATI

La sua musica: Una componente determinante del film

Quando scompare una colonna portante e importante del Cinema quale Ennio Morricone è stato, non si può restare in silenzio. Caso mai, sotto il silenzio da lui composto ed eseguito da Nini Rosso per il finale del film "Per un pugno di dollari", primo western italiano che avrebbe di lì a poco spopolato in tutto il mondo, America compresa, scombussolando il filone tradizionale con un salutare scossone alla tradizione tutta buoni sentimenti da una parte e cattiveria congenita dall'altra. Ma Ennio Morricone non fu solo autore di apprezzate colonne sonore western, ma anche di tantissimi splendidi film di vario genere: polizieschi, thriller, commedie, film di guerra. Arrangiatore che ha lasciato il segno in decine di canzoni di musica leggera soprattutto nel decennio dei Sessanta, per cantautori quali Edoardo Vianello, Gino Paoli nonché per artisti quali Gianni Morandi. Le note prodotte da Morricone sono facilmente distinguibili all'orecchio dell'ascoltatore perché lo stile del compositore romano è un qualcosa di unico, così come unico era lui: Ennio, capace di saper estrapolare dalla storia narrata per lo schermo (grande o piccolo che fosse: ricordiamo in quest'ultimo caso "La Piovra"), la nascosta malinconia e l'agrodolce della vicenda che le sole parole della sceneggiatura non potevano dire. Peccato che non tutti i registi lo seppero comprendere, come il Verdone astro nascente (allora: anni '80) del cinema italiano che lo utilizzò - ma per volere di Sergio Leone suo produttore - solo nei due primi film per poi non rivolgersi mai più a lui e procurargli così un grande dispiacere. E guarda caso le uniche musiche di film dell'attore e regista romano che più sono rimaste impresse sono quelle relative a "Un sacco bello" e a "Bianco. rosso e verdone". Poi, "Borotalco", dove la tonante voce di Gaetano Curreri degli Stadio intona la canzone "Grande figlio di puttana". Appunto. Morricone rispondeva così a Giuseppe Tornatore che nel libro: "Ennio. Un maestro" gli chiedeva dei primi due film di Verdone: "Scrissi la musica per entrambi i film. E anche qui Sergio mi chiese di inserire un fischio. I film sono molto belli, interessanti. Il secondo è forse anche meglio del primo. Ma ho la sensazione che a Verdone la musica che ho scritto non piacesse, soprattutto perché aveva subito gran parte delle scelte. Nei film successivi di Carlo manca una vera melodia, un vero tema.
Ennio Morricone è stato forse il più grande compositore italiano di musica per film, di certo il più originale, che se non sempre seppe tirare fuori ciambelle col buco spesso invece sì, e furono ciambelle di salvataggio per mezzo delle quali tirare fuori film non sempre all'altezza della colonna sonora per esso scritta. Dell'arte della colonna sonora Ennio Morricone è stato un pilastro, dispensatore di emozioni per decine e decine di film, o di canzoni. E fra queste ultime (ultime ma non meno importanti) come non ricordare "Se telefonando", portata al successo da Mina, e la canzone "Ancora qui", eseguita da Elisa su proprio testo e sulla musica del Maestro per il western di Quentin Tarantino "Django Unchained". Ennio Morricone è stato fonte di orgoglio per il nostro Paese, non certo fonte di gorgoglio relativo a una falsa sirena che subito venuta alla luce è poi miseramente finita annegata in un gorgoglio di parole smozzicate e azioni non manifestate. Invece il manifesto di Artisti quali Ennio Morricone era è di quelli stampati a più colori e con parole tridimensionali, che saltano all'occhio e soprattutto all'orecchio.  

Antonio Mecca 

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