Era il "piccoletto" ma fu un grande

Batterista, attore, cantante, umorista, autore

La recente scomparsa di Gigi Proietti fa retrocedere la mente all'esordio in grande stile - e che stile - di quello che allora: 1970, era un ancor giovane attore poco conosciuto. Il trentenne Proietti incontrò come coprotagonista il cinquantottenne Rascel, attore e cantante, che era stato e ancora era una delle anime di Roma. I due: il piccoletto e l'altissimo (1,57 cm per 1,87) riscossero un grande successo nella commedia musicale scritta da Jaja Fiastri "Alleluja brava gente", e fu da quel lavoro teatrale che la carriera di Proietti iniziò il suo giusto decollo. In quanto a Renato Rascel era approdato nell'ultimo ventennio della sua vita, che gli avrebbe dato ancora molte soddisfazioni. 
Renato Ranucci (questo il suo vero nome) era nato a Torino il 27 aprile 1912 da Cesare Ranucci, cantante di operetta, e Paola Massa, ballerina classica durante una tournée teatrale che aveva portato i genitori ad esibirsi nella capitale sabauda. Ma fu nella capitale effettiva nonché affettiva, e cioè Roma, che fecero battezzare il piccolo (allora ma anche in seguito) Renatino; e precisamente nella basilica di San Pietro. Lì nei pressi il bambino: affidato alle cure di una zia perché i genitori erano spesso in tournée, crescerà nel vicino rione Borgo, a un tiro di schioppo dall'imponente Castel Sant'Angelo, e fu in quel rione che il giovane Ranucci frequenterà la Scuola Pontificia Pio IX che oltre alle materie tradizionali proporrà corsi di canto, musica e recitazione. Ranucci futuro Rascel era portato per tutte e tre le materie, e si dimostrerà anche bravo come batterista esibendosi al Circolo della Stampa. All'età di vent'anni, nel pieno del Ventennio fascista, esordirà: nel 1933, al teatro Lirico di Milano nel ruolo di Sigismondo nella famosa operetta "Al cavallino bianco". Sarà la prima di tante altre commedie: musicali, in prosa, operette, recital personali, che il giovane fantasista romano seppe affrontare sempre con grande brio. Mai volgare bensì munito e premunito di un umorismo che affrontava i giochi di parole ma non quelli a doppio senso, fu forse l'antesignano di un umorismo surreale che se allora: anni '30-'40 suscitava risate, nel risentirlo resuscita sorrisi un po' malinconici o "malincomici", perché nei riguardi di quegli anni in fondo anche ingenui (o che così ci facevano credere allora) si prova una nostalgia che non manca mai di colpire gli animi sensibili. Saranno gli anni '50 i suoi migliori anni teatrali. Nel 1952 eccolo infatti protagonista di quella che viene considerata la prima commedia musicale italiana: "Attanasio cavallo vanesio", della coppia Garinei e Giovannini, con le musiche di Gorni Kramer. Ad essa seguiranno: "Alvaro piuttosto corsaro" e "Tobia la candida spia". Durante la tournée estera di Attanasio, Rascel esordirà anche come giornalista proponendo le sue impressioni di viaggio nella rubrica "Dal nostro invidiato speciale". Dopo questa trilogia in rima baciata eccolo approdare alle commedie sempre musicali "Un paio d'ali", "Enrico '61" e "Il giorno della tartaruga", ancora di G&G. Poi, nel 1970, arriva "Alleluja brava gente", trampolino di lancio del giovane Proietti nonché scivolo verso il basso (perlomeno in campo teatrale) dell'anziano Rascel. Che aveva adottato questo pseudonimo negli anni dei suoi esordi, inizialmente chiamandosi Renato Rachel. Siccome però pressoché nessuno sapeva pronunciarlo in francese, ecco allora scriverlo così come andava pronunciato: Rascel. Che fu anche autore di musiche e testi surreali, che soprattutto i giovani dimostrarono di saper apprezzare. Fra le sue canzoni più famose ci furono "Romantica" e  "Arrivederci Roma", che pare nacque così. Un giorno, durante una tournée a Milano negli anni '50, l'attore uscì dall'albergo nel quale alloggiava con l'intenzione di fare una passeggiata, ma si trovò immerso in un mare di nebbia. Allora preferì rientrare in hotel e - preso dalla nostalgia per la sua sempre bella e quasi sempre soleggiata nonché mai annebbiata città - scrisse e descrisse Roma con stile romantico. La canzone ebbe successo in mezzo mondo, e ancora oggi è cantata da interpreti diversi ma sempre bravissimi. Nel 1969 Rascel concluse la sua seconda carriera: quella cinematografica, con il film di Steno "Il trapianto", quarantacinquesimo di una serie iniziata nel 1942 con "Pazzo d'amore" e che toccò forse il suo vertice più alto con il film "Il cappotto", tratto dal racconto di Gogol e diretto da Alberto Lattuada. Negli anni '70 la Tv gli offrì il ruolo di Padre Brown, il celebre prete detective creato da Chesterton, precursore di Don Matteo e antesignano di una schiera di religiosi in tonaca o senza che risolvono i misteri legati ai delitti con intelligenza e umana pietas. Fu un successo, ripetutosi con trasmissioni televisive tipo "Buonasera con Renato Rascel" o "La porta magica". Renato ebbe tre mogli: la soubrette milanese Tina De Mola, dalla quale divorziò negli anni '50; la sua segretaria francese Huguette Cartier, un gioiellino di donna come i preziosi dell'omonima casa di gioielli e dalla quale divorzierà negli anni '60; e la sua giovane e bella collega romana Giuditta Saltarini, dalla quale si separerà negli anni '90 in punto di morte e da cui avrà un figlio: Cesare. Sia Rascel che Proietti moriranno in clinica, a Roma. Lo stile del "Piccoletto" (di cui la battuta di un grande umorista affermava che la madre, nel darlo alla luce, aveva preso la scossa: perché aveva fatto il corto!) si colloca in quell'area surreale caratteristica di un certo tipo di umorismo, che piaceva molto ai bambini di allora ma che Rascel negli anni '80 rivitalizzò mediante musiche più moderne e testi scritti dalla grande autrice teatrale Jaja Fiastri, unica autrice anche del bellissimo "Alleluja brava gente", la dove conobbe la sua terza e ultima moglie di trent'anni più giovane che riuscì ad innalzarlo allo status di padre donandogli il figlio tanto agognato. 
Antonio Mecca

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