FERNANDEL, IL DON CAMILLO DI GUARESCHI

Una coppia indimenticabile di due meravigliosi interpreti

Oggi 26 febbraio segna la ricorrenza della morte di Fernandel, uno dei migliori comici francesi con al suo attivo più di 150 film a partire dal 1931 e a finire nel 1970. Era nato a Marsiglia (la Napoli del Sud della Francia) l'8 maggio 1903, e sarebbe morto a Parigi il 26 febbraio 1971. All'anagrafe venne registrato con il quadruplo nome di Fernand-Joseph-Désiré Contandin per un errore dell'impiegato addetto, poiché il cognome originario, sebbene variato di poco, era Coutandin - praticamente la V si era capovolta mutandosi in N. Ennesima variante di tanti nomi originari. I genitori erano piemontesi provenienti da Perosa Argentina, in Val Clusone, provincia di Torino, con il padre che amava esibirsi nei teatri di rivista della Provenza, per cui fu probabilmente da lui che il figlio ereditò la passione per lo spettacolo. Dal 1915 al 1925 (anno in cui si sposò) il giovane svolgerà vari lavori mentre parallelamente si esibirà nei caffè-concerto dove, oltre alle parallele, dovrà soprattutto imparare a fare il salto del pasto perché si sa, i primi tempi sono difficili per tutti e in special modo per gli artisti. Dal matrimonio avrà tre figli, e pare che il nome Fernandel nacque da una frase della suocera che, indicandolo agli amici, disse: "Voilà le Fernand d'Elle!", e per Elle intendeva la propria figlia.
Fu dopo aver partecipato a ben più di 100 film che l'attore marsigliese conobbe il successo più autentico, nel 1951, con il primo film della serie "Don Camillo", al fianco di Gino Cervi. Veramente Guareschi avrebbe voluto Cervi nel ruolo del prete della Bassa, riservandosi per lui il ruolo di Peppone. Ma Guareschi era un eccellente scrittore sì, ma non un buon attore, e così ecco Gino Cervi dismettere la tonaca sacerdotale per infilare la camicia contadinesca, il fazzolettone al collo e il cappellaccio in testa.
Girò, Fernandel, anche due film a Hollywood, e il rifacimento a colori di "Quattro passi fra le nuvole" dal titolo "Era di venerdì 17", al fianco della brava Giulia Rubini e di Carlo Romano, suo abituale doppiatore nei film di Don Camillo. Il 20 luglio 1970 Fernandel giunge a Brescello dove già da una settimana si trovava il regista Christian Jacque per girare il sesto film della saga di don Camillo e Peppone. Ma l'attore francese, pur non essendone a conoscenza, era affetto da carcinoma rilevatogli nell'aprile dell'anno precedente. Per cui, dopo avere girato - nel caldo afoso dell'estate emiliana - solo una parte delle scene richieste, non ce la fa più a proseguire nelle riprese e deve abbandonare il set, sperando di farvi ritorno in seguito. Un seguito però non vi sarà, perché Fernandel morirà alcuni mesi dopo senza essersi rimesso. Aveva, dicono, registrato l'audio delle battute che lo riguardavano e dato l'autorizzazione affinché il film fosse ugualmente girato con l'ausilio di una controfigura (probabilmente quella che lavorava con lui da tempo, e cioè l'attore di western Fortunato Arena). Gino Cervi e Christian Jacque però si rifiuteranno di lavorare in tal modo, per cui il film venne abbandonato per poi essere ripreso due anni dopo da Mario Camerini con Gastone Moschin nel ruolo del simpatico prete e Lionel Stander in quello del tosto sindaco comunista. Si avrà così, a ruoli sfalsati, l'italiano contro lo straniero, mentre prima era stato lo straniero contro l'italiano. Il film non sarà però la stessa cosa, poiché oramai nell'immaginario collettivo erano entrati per non più uscirne, Gino Cervi e Fernandel. 

Antonio Mecca

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