Giallo a Verbania 3

Le farò sapere qualcosa il prima possibile. Dove risiede, attualmente?

- All'hotel Majestic di Pallanza – mi informò.

Il Majestic lo conoscevo di fama. Era il miglior albergo di Verbania: per il lusso, per il servizio, per la visione paesaggistica. Ricordavo benissimo quando c'ero stato durante la mia prima indagine a Verbania. Accompagnai il mio nuovo cliente fuori dall'ufficio, fino in corridoio. Quindi dopo un saluto e una stretta di mano, ci accomiatammo. Verbania riluceva sotto la luce del sole di fine ottobre, così com'era stato durante la prima delle mie due sortite in loco. I colori accesi dell'autunno iniziato sembravano quelli che usano spalmare sulle gote di un cadavere per renderlo apparentemente vivo. Thomas Anders aveva alloggiato in un ostello situato in Castagnola, la zona residenziale di Pallanza, ricca di piante di lusso e di belle ville. Mi aveva sempre ricordato la parte chic della California meridionale, sebbene lo stile fosse  differente. Ma la mente è capace di trasformare le immagini lette in un ibrido fra reale e fantasioso, finendo per ottenere una realtà tutta personale che risalta diversa dal vero. Ci arrivai prima di mezzogiorno, approdando con l'auto in uno spiazzo inghiaiato costeggiato di palme e grandi alberi di magnolia. Essi spandevano il loro meraviglioso e intenso profumo sottilmente triste come un distillato di essenze primaverili irrimediabilmente passate. C'erano due auto sul piazzale, entrambe di fabbricazione italiana e con targhe del Paese di provenienza.

  Discesi dalla Lancia, quasi un moderno cavaliere pronto per un torneo a base di arma bianca. Entrai nell’albergo-ostello, ritrovandomi immediatamente nella sala di accoglienza arredata con due divani di stoffa del medesimo bianco e quattro poltrone sempre dello stesso tessuto. Un televisore di notevoli dimensioni campeggiava contro una parete, piatto quanto un materasso privo di imbottiture provocate da fasci di banconote all'interno occultate. Era spento come il materasso occupato da una coppia il cui fuoco iniziale era stato gradualmente soffocato dalle soprastanti coperte che se inizialmente servivano per emettere segnali di fumo, in seguito non avevano emesso più niente perché a un certo punto più niente c’è da dire e da dare. 

Una donna ancora giovane faceva sporgere una mezza figura pregevole al di là del banco della ricezione, come un mezzobusto femminile al di là del banco di uno scultore di classe. Un’altra donna comparve da una stanza situata a destra rispetto a quella della ricezione, una probabile domestica over sessanta. Non era più giovane, non doveva essere mai stata bella e non sarebbe più rimasta lì e, fra poco, neppure più lavorante. Si trovava in pole position per la pensione. Per cui, passarva da un modesto albergo a una ancora più modesta pensione. non sarebbe stato per lei un passo più lungo della gamb

- Buongiorno - salutò da dietro il bancone. Ricambiai il saluto con l’aggiunta di un sorriso. Dopodiché le chiesi se, lì al castello, c’era una stanza libera.

Antonio Mecca

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