Gigi Proietti in un film romano fatto a Roma da Romani

Per ricordare la grande figura di Gigi Proietti, ho rivisto volentieri il film da lui interpretato nel 1973 "La Tosca", scritto e diretto da Gigi Magni e ricavato dal dramma del francese Victorien Sardiou. La vicenda si svolge nella Roma del 1800, all'epoca della battaglia di Marengo, combattuta fra le truppe guidate da Napoleone e quelle austriache, con la vittoria di Napoleone. La trama descrive il pittore Mario Cavaradossi offrire rifugio, suo malgrado, al patriota settentrionale Cesare Angelotti, fuggito dalla prigione di Castel Sant'Angelo. Il barone Scarpia, reggente della Polizia Pontificia, si serve della cantante Floria Tosca, amante di Cavaradossi, facendole credere che il suo uomo la tradisca, la fa seguire e quindi trovato Cavaradossi lo fa torturare per indurlo a rivelare dove Angelotti è nascosto, ma questi: sentendo le urla prodotte dai due giovani Tosca e Mario, decide di consegnarsi spontaneamente agli sbirri per poi subito dopo avvelenarsi davanti a loro. Il pittore viene imprigionato a Castel Sant'Angelo e condannato a morte, ma Scarpia che si è invaghito della bella Tosca fa credere a questa di essere disposto a salvare la vita del suo amante se lei si concederà a lui. Tosca però, in un sussulto di orgoglio, decide non solo di non concedersi ma addirittura di ucciderlo con un coltello. Reca con sé un salvacondotto stilato e firmato dal barone, che permetterà a lei e al suo amato: vittima di una falsa fucilazione, di lasciare lo Stato Pontificio. Ma la fucilazione si rivelerà autentica, Cavaradossi morirà e - di lì a poco - anche Tosca ne seguirà la sorte, gettandosi dagli spalti di Castel Sant'Angelo per sfuggire ai soldati che la vogliono imprigionare e poi comunque condannare a morte perché si è scoperto che era stata lei l'assassina del loro capo. È questo un film romano realizzato da romani. Gigi Magni firma soggetto, sceneggiatura, regia e parole delle canzoni presenti, che sono musicate dal romano Armando Trovajoli. Aldo Fabrizi, Gigi Proietti e Monica Vitti sono tutti e tre romani, così come romani sono diversi comprimari. La passione di Magni per il passato della sua città si ritrova in molti film, compreso in questo, anticlericale come altri. Fra le canzoni presenti nel film spicca per la sua bellezza "Nun je dà retta Roma", cantata con voce intensa da Proietti a tre quarti del film e ricantata da Monica Vitti nel finale con la sua voce rauca non meno toccante. Il tuffo nel vuoto venne eseguito da Fiorella Mannoia, non ancora cantante ma già da alcuni anni stunt-woman e controfigura della Vitti nei precedenti "Amore mio, aiutami", "Ninì Tirabusciò", "Noi donne siamo fatte così". Il film vede la partecipazione di Vittorio Gassman nel ruolo del perfido barone Scarpia, Umberto Orsini in quello del patriota Angelotti, di Gianni Bonagura e Fiorenzo Fiorentino nei ruoli dei poliziotti a servizio di Scarpia e - in ruoli minori - di Ninetto Davoli e Alvaro Vitali, che in quel 1973 sarà anche fra gli interpreti del bellissimo "Amarcord", quarta sua partecipazione ai film di Fellini. In quello stesso anno avverrà la trasposizione cinematografica di un altro film prettamente romano: "Rugantino", il quale esordì a teatro 11 anni prima con Nino Manfredi nei panni dello scansafatiche trasteverino, ma interpretato dal milanese Adriano Celentano, che quando Magni lo venne a sapere esclamò disperato che un milanese non poteva fare un romano. "La Tosca" è un film dall'impianto volutamente teatrale, con non pochi sguardi rivolti allo spettatore che evidenziano la teatralità della storia e forse della vita stessa. Potrebbe far ricordare proprio l'ambiente dove Rugantino muove i suoi passi, che pare ebbe tra gli autori del testo teatrale: Festa Campanile, Franciosa, Giovannini, Garinei anche Luigi Magni, già sceneggiatore a partire dal 1956 di molti film comici. Monica Vitti è splendida nel ruolo a lei affidato, perché la luminosità del suo volto dove campeggiano occhi belli, verdi come smeraldi, sa donare e perdonare gli ammiratori che languono al suo cospetto. Sebbene tendesse a quei tempi ad allargare il testo quasi come una pietra che gettata in uno specchio d'acqua allarghi questo in onde concentriche, facendo toccare punti non prestabiliti in partenza, era comunque una grande attrice brillante scomparsa purtroppo troppo presto dallo schermo. In quanto a Gigi Proietti è un piacere sia guardarlo sia ascoltarlo; la sua prestanza fisica, l'intensità della sua splendida voce che qui può essere definita anche vox populi perché il pittore Cavaradossi: inizialmente apolitico, in seguito convertito alla rivoluzione del popolo, dà corpo a una figura di romano indimenticabile, affiancata da una voce calda e intensa che dà vita ai testi di Gigi Magni e alle musiche di Trovajoli evidenziandone le canzoni a lui affidate con la bravura e l'intensità che tutti noi conosciamo.   

Antonio Mecca

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