GIUSTIZIA È SFATTA

Scandalosa sentenza relativa alla dirigenza della Thyssenkrupp

Il processo di Torino che ha visto coinvolti i dirigenti dell'azienda tedesca Thyssenkrupp si è concluso dopo 13 anni con una sentenza che assegna pochi anni a ciascuno dei due dirigenti e consente loro di non trascorrere il giorno in carcere ma solo la notte. D'altronde che le carceri tedesche concilino il sonno lo si sapeva da tempo, visti i ben pochi carcerati nazisti che finita la guerra è capitato loro di ospitare. Ciò che è accaduto durante l'ultima guerra mondiale innescata dalla Germania ha dell'incredibile ancora oggi, eppure a parte il mea culpa di pochi tedeschi, buona parte di loro non sembra ancora essersi resa conto di ciò che i loro padri e nonni hanno combinato. Sedotti anzi dalla pulizia delle immagini sviluppate su pellicola mentre un altro tipo di pulizia: quella etnica impediva di procedere nello sviluppo umano, costoro hanno il rimpianto del bel tempo che fu: per loro, e blaterano ancora di tradimento da parte di altri popoli. Se tradimento ci fu avvenne da parte di costoro, che si infilarono gli stivali chiodati per crocifiggere la Polonia prima e la Cecoslovacchia poi.
Dobbiamo farcene una ragione: esistono popoli di serie B e noi italiani siamo fra questi. Non possiamo competere con quelli di serie A che hanno fatto della serietà: anche negativa, la loro bandiera. La freddezza calcolatrice che li contraddistingue è utilizzata ancora oggi per non tutelare la salvaguardia dei lavoratori di un Paese straniero che per essi non va considerato molto più di un terreno di conquista. Per cui inutile stupirsi di quanto è di recente successo riguardo gli alti vertici della fabbrica tedesca, che sebbene produca acciaio detiene la faccia di bronzo. C'era da aspettarselo, anche se non certo da augurarselo. Probabilmente noi popoli latini dovremmo essere un po' più teutonici per quanto riguarda la necessaria serietà nell'affrontare le cose (e Cosa Nostra in particolare). I teutonici invece dovrebbero essere molto di più simili ai latini nella maniera di gestire i propri sentimenti. Dice: il latino è però una lingua ormai morta. Ma è pur sempre meglio di una lingua che è talmente lacerante all'udito da suscitare spaventose visioni capaci di resuscitare orribili avvenimenti neppure troppo lontani nel Tempo. Un Tempo che molti non considerano neppure essere accaduto.    

Antonio Mecca

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