I DUBBI DI DEBBIE 2

Forse i suoi colleghi non avvertivano il cambiamento in atto: il secondo di una commedia che nel terzo si sarebbe mutata in tragedia, perché lei superficialmente appariva sempre la stessa effervescente ragazza degli anni passati, ma - appunto - passati. Cercava di restare comunque al passo con i suoi giovani colleghi, come da sempre aveva fatto. Ma il risultato ottenuto non era più lo stesso. Tentava di aggrapparsi al marito con più forza del solito, quasi che nell'amore per lui provato potesse in un certo qual modo redimersi dallo sporco dove quei pensieri -privati del candore che sempre l’avevano contraddistinta- erano crollati.

Lui era alto, ancora giovane, di poche parole ma di carattere deciso da consentirgli di fare ciò che faceva da anni: il produttore di programmi nei quali spesso lavorava la moglie. L'aveva conosciuta anni prima in occasione di una trasmissione per bambini, dove lei: poco più che bambina, lo aveva immediatamente preso in simpatia. Forse avere a che fare con un uomo molto diverso, lei aveva favorito l'avvicinamento, e l’amore era nato così: naturalmente. L'amore per il suo lavoro che mai aveva abbandonato ebbe il potere taumaturgico di farle trascorrere e scorrere gli anni con felice incoscienza. Sempre comunque seria ma mai seriosa nel suo lavoro, aveva inanellato molte gioie e soddisfazioni che l'avevano aiutata ad andare avanti. Per lei c’era stata crescita artistica ma non sembrava esserci stata crescita anagrafica. L’età era stata sempre una pura successione di numeri che non l'avevano spaventata più di tanto ma: all'improvviso, era come se quella frase di Barbara - pressoché sua coetanea - le avesse calato il velo dagli occhi, togliendole quella cataratta che di lì a non molti anni le sarebbe fatalmente capitata. Perché vi è una fine di tutto e per tutti, e la casa che così tanto ci è piaciuto abitare è necessario abbandonarla, dato che ne veniamo fatalmente sfrattati.

Sì, era stata ingenua; non ci aveva mai pensato, ma il fatto è che questo era accaduto. Ora impegnata come era nel dare la sua voce di adolescente a una adolescente vera, un'attrice americana di quei telefilm di ambiente casalingo infarciti di battute, Debbie si sentiva a suo agio come sempre quando si trovava immersa nel lavoro. Inoltre con Jane: questo il nome della giovane protagonista, sembrava essersi creata una simbiosi perfetta. Mentre la doppiava Debbie non osservava come di prammatica solo il movimento della labbra ma anche quello degli occhi, la loro espressione, così come raccomandavano i direttori di doppiaggio, perché se era con la bocca che gli attori parlano era però con gli occhi che trasmettono le emozioni provate. E la meno giovane Debbie riusciva così a calarsi nella ancora giovane Jane pressoché completamente. Trovava anche che un po’ le somigliasse: negli occhi, negli zigomi, nel mento.

I capelli invece erano neri al contrario dei suoi che erano biondi, e il colore degli occhi nocciola, mentre i suoi erano verdi. Ma tutto il resto, o così perlomeno appariva a Debbie, era consimile.


Antonio Mecca

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