IL GIOCOLIERE DELLA LETTERATURA 14

Era forse un po’ deluso? O, al contrario, sollevato? Pagò il conto al cameriere lasciandogli anche una buona mancia. Dopodiché fecero ritorno al parcheggio. La città alta illuminata dalle luci al neon risplendeva del colore e del calore che l'illuminazione elettrica le dava. Era bello in quei momenti vivere, e soprattutto se giovani. Salirono in auto, Frédéric tolse il ticket del parcheggio da dietro il parabrezza e lo ripose nella tasca laterale della portiera. Mentre si avviavano in direzione di Bourgoin-Jallieu, Hélène gli disse:

- Potrei guidare io per qualche minuto?

Lui non sembrò meravigliarsi della richiesta.

- Certo – acconsentì. – Perché no?

- Sarò prudente, ve lo prometto.

L'uomo fermò l'auto, scese e si scambiarono di posto.

Non si poteva dire che la giovane guidasse male, né che non avesse mantenuto la parola datagli di guidare con moderazione. Addirittura, giunti nei pressi del vivaio di piante rallentò, per poi svoltare a sinistra in quella direzione e imboccare il sentiero che portava alle serre. Lui si stupì, ma pensò anche: l’idiota, che lei volesse appartarsi con lui.

L'apparizione di un giovane armato di pistola gli fece però mutare pensiero.

- Scendi! - ordinò il ragazzo con voce dura.

Lui guardò la ragazza con un’apprensione che però si mutò in sorpresa e quindi in triste disillusione.

Lei evitò di guardarlo. Allora Frédéric sorrise, ma a se stesso.

- Avrei dovuto aspettarmelo - disse.

- Già: avresti dovuto aspettartelo - gli diede ragione il giovane. - Perché? Cosa pensavi? Che una ragazza giovane e bella si sarebbe concessa a un uomo vecchio e brutto?

- Cosa volete da me? - disse l’uomo ormai rassegnato nel farsi rapinare. Fissò la ragazza, perché nonostante tutto guardare una giovane bella era per lui una sorta di balsamo.

- Mi spiace… - mormorò lei. - Sei un brav'uomo e un grande scrittore, non ti avevo mai letto prima, ma quando ho iniziato la lettura ho compreso quanto sei bravo, unico…

- Nonostante ciò… - disse lo scrittore con un triste sorriso.

- Nonostante ciò - ripeté il ragazzo, - considerati in mano nostra. Adesso, ascoltami bene: vogliamo da te centomila franchi. Per te è pur sempre poco; per noi invece è molto. Tu sei giunto alla fine dell’esistenza, noi siamo ancora all'inizio. E siamo già stanchi di subire imposizioni dai vari capoccia. La vita è troppo breve per subirne di continuo.

- Ma è anche troppo sacra per svilirla così, quasi non avesse valore alcuno. Le cose che si desiderano bisogna guadagnarsele, invece di pretenderle e basta.

Il giovane sorrise, con espressione cattiva.

- Chiacchiere - esclamò. - Soltanto chiacchiere che per noi non hanno alcun valore. Vero, Marie?

La ragazza non rispose. Lui continuò.

- Adesso tira fuori il blocchetto degli assegni, compilane due a nostro favore di cinquantamila franchi ciascuno. Uno intestato a Joseph Allegret; l’altro, sempre di cinquantamila, intestato a Marie Chevalier.

- Joseph e Marie - notò lo scrittore. - Due nomi sacri per una storia blasfema. Dove sono il bue e l'asinello? Ma già che l’asino ce lo avete di fronte.

- Basta! Apponi la tua firma, e consegnaceli.

Frédéric pensò ad Antoine, il suo famoso commissario. Come avrebbe reagito lui, in una situazione del genere? Avrebbe saputo come agire. Lui era forte e intelligente, coraggioso e abituato ad avere a che fare con i delinquenti. Il suo autore invece era debole e neppure troppo intelligente. Eppure, così come gli sembrava di trovarsi in una delle situazioni da lui ideate in decine e decine di storie, gli pareva di non trovarsi realmente in pericolo, perché anche in quel caso era sicuro di venirne fuori. La finzione si confondeva in lui con la realtà. Troppi anni trascorsi a fianco del suo alter ego gli avevano fatto credere di essere come lui. Mentre invece era lui a essere in parte come il suo autore, perché questi aveva soffiato nella sua creatura l’afflato del creatore.

- Muoviti! - lo pungolò il ragazzo. - Tira fuori quei dannati assegni.

Così lo scrittore sfilò dalla tasca interna della giacca il blocchetto degli assegni e la penna d’oro. Poi, appoggiato alla capote dell'auto compilò due assegni, li staccò dalla matrice e li consegnò al giovane delinquente.

- Vanno bene?

Il giovane li controllò. - Vanno bene.

Poi fece segno alla ragazza, che si avvicinò allo scrittore. Lui la guardò, con quella luce negli occhi, quegli occhi di un incredibile blu intenso, che quasi non si riusciva a fissare. Era come la luce di uno spicchio di mare visto a Capri. Notò che la ragazza aveva in mano un fazzoletto, un grosso fazzoletto inumidito. Al naso gli arrivò un odore che già aveva avuto modo di sentire in passato. Poi quel fazzoletto gli venne applicato con forza sulle narici, premute dalla mano della ragazza stretta da quella del ragazzo.

L'uomo tentò di reagire, ma non gli fu possibile. E così finì per abbattersi contro la fiancata dell'auto e, da lì, scivolare a terra. I due aprirono il bagagliaio, sollevarono il corpo esanime dello scrittore e lo deposero all’interno. Richiusero lo sportello, infilarono dietro il sedile posteriore la bicicletta che era servita a Joseph e salirono in auto. Questa volta al volante si mise il ragazzo, che una volta lasciato il terreno sul quale sorgeva la floricoltura si immise a sinistra procedendo speditamente in direzione di Saint-Chef.

Antonio Mecca 

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