IL CINQUANTESIMO ANNIVERSARIO DE "IL PADRINO"

Nel mese di marzo di quest'anno ricorre il cinquantesimo anniversario della pubblicazione di uno dei best sellers della narrativa mondiale: "Il Padrino", apparso nel marzo del 1969 che vendette, in soli tre anni, ben 15 milioni di copie per poi - dopo l'uscita del primo film della serie: 1972 - altri 15 milioni circa. A scriverlo fu Mario Puzo, la cui famiglia originaria della Campania si era trasferita dall'originario paese Dentecane, in provincia di Avellino, a New York, dove Mario nacque il 15 ottobre 1920, sulla Decima Avenue, a Little Italy, denominata la "cucina dell'inferno", che dal soprannome non doveva essere di certo l'anticamera del paradiso. Il padre del futuro scrittore lavorava nelle ferrovie, e così come lui sperava che anche i sei figli maschi trovassero un impiego nel mondo legato ai treni. Ma Mario sperava di diventare uno scrittore. Con l'ingresso degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale venne mandato in Europa nell'aeronautica, e qui incontrò la futura moglie Erica. Al suo ritorno a New York avrà un impiego statale, che sarà un triste ripiego alla carriera di scrittore che sperava da anni di avere. Parallelamente a questo lavoro continuerà quello della scrittura, pubblicando racconti che gli frutteranno una certa gloria ma ben poco denaro. Nel 1955, il primo suo romanzo: "L'arena oscura", ambientato durante la seconda guerra mondiale e in gran parte autobiografico. Il libro gli procurerà un certo numero di elogi ma un limitato numero di dollari. Idem, dieci anni dopo, per il secondo romanzo: "La fortuna del pellegrino", che vendette un numero esiguo di copie sebbene - o forse proprio per questo - una certa critica ne avesse parlato bene.
Lo scrittore lo considerò sempre il suo romanzo migliore. Fu a partire dalla seconda metà degli anni '60 che Mario Puzo decise di scrivere (anche per via di alcuni saggi consigli) un romanzo forte, che avrebbe potuto garantirgli il successo da sempre agognato e, soprattutto, il benessere economico. In capo a tre anni scrisse, oltre a "Il Padrino", anche un romanzo breve per ragazzi intitolato "L'estate di Davie Shaw", un poliziesco con lo pseudonimo di Mario Cleri: "Sei tombe a Monaco" uscito nel 1967, tre racconti di avventura al mese per una rivista, nonché molti articoli e recensioni di cui solo una parte confluirà nel libro del 1972 "I diari del Padrino". Ed è un peccato, perché racconti, articoli e recensioni sono: oltre che interessanti, anche e soprattutto ben scritti. Il romanzo che Mario Puzo consegnò al suo editore nel luglio 1968 non era ancora definitivo in quanto a forma, tanto che lui aveva raccomandato all'editore di non mostrarlo a nessuno. Dopodiché, incassato un anticipo di 1200 dollari, se ne partì con la famiglia per un viaggio in Europa. Quando tornarono a New York venne a sapere che il romanzo era in trattive per essere venduto alla stratosferica cifra di 410.000 dollari solo per l'edizione tascabile. Così avrebbe finalmente avuto in tasca ben più dei pochi dollari che era solito avere, mentre tutti i suoi detrattori l'avrebbero invece avuto in saccoccia. Dopo il grande, enorme successo del romanzo uscito l'anno successivo, lo scrittore americano di origine italiana avrebbe visto il giusto riconoscimento anche dei suoi primi due romanzi ora ripubblicati e l'uscita dei primi due film della serie "Il Padrino" alla cui sceneggiatura collaborò, più la scrittura: totale o parziale, dei primi due film della serie Superman, del film "Terremoto", di "Cotton Club". Poi nel 1978 ecco apparire il nuovo romanzo che pubblico e critica aspettavano da anni. Purtroppo quello fu anche l'anno della scomparsa dell'amata moglie Erica dopo poco più di trent'anni di matrimonio. Il romanzo venne intitolato "I folli muoiono", ed era una sorta di autobiografia che passava dall'uso della prima a quello della terza persona a fasi alternate come la corrente omonima, e che procurava la medesima scossa. Perché il linguaggio dell'autore era molto forte, e inoltre se ne "Il Padrino" Puzo aveva descritto neppure troppo velatamente figure di personaggi noti quali Frank Sinatra, in questo: soprattutto nella figura dello scrittore Osano, la figura presa di mira era molto probabilmente quella di Norman Mailer, talentuoso ma anche discordante scrittore che altalenava romanzi a biografie, romanzando forse più le seconde che i primi, con risultati ora bassi ora alti. Dopo quel romanzo ne usciranno altri tre, più due dopo la sua morte, finiti dalla sua nuova compagna: la scrittrice Carol Gino.È indubbio che il suo capolavoro resta però "Il Padrino", che alla finzione narrativa alterna la cronaca della nascita e dello sviluppo della mafia in America, quasi sempre chiamata laggiù Cosa Nostra. Così come è indubbio che ad esportare questa forma organizzata di malavita siano stati gli italiani, trovando però già il terreno infettato dalla malavita irlandese. Il romanzo "Il Padrino" è pervaso da uno stile esplosivo non solo quando descrive scene di sparatorie o di cruda violenza, ma anche e soprattutto per la qualità della scrittura. Dicono che Chandler quando stava scrivendo il suo capolavoro "Il lungo addio" essendo teso per la malattia della moglie che di lì a non molto sarebbe culminata nella sua morte, diede alla scrittura del romanzo con Marlowe una tensione più che avvertibile. Forse la stessa cosa si può dire per quanto riguarda Mario Puzo, che quando scrisse "Il Padrino" aveva tra i 45 e i 47 anni di età e 35 di scrittura, che l'aveva portato ad ottenere poco o nulla. Quello quindi fu il risultato non certo casuale di uno scrittore con tanti anni di esperienza sulle spalle, che avrebbe poi goduto del giusto successo per trent'anni esatti, morendo il 2 luglio 1999, un venerdì. Così come un venerdì era stato anche il giorno della sua nascita, 78 anni prima. Evidentemente, non era uno del quale si potesse dire che gli mancasse un venerdì.

Antonio Mecca