IL GIALLO DELLE 16:00

IL MANTELLO DEI LADRI
capitolo quattro

Sylvia Anderson abitava in Nort Beverly Drive, una zona dignitosa non lontana da Rodeo Drive.
Il numero 92 corrispondeva a una palazzina altra tre piani color chewing-gum alla fragola, la cui forma granulosa pareva proprio gomma da masticare. Il giardino con le solite pianticelle da telefilm anni ’50 delimitava la costruzione, cercando di infondere una serenità fittizia che solo le pellicole di queglianni erano in grado di dare.
I caldi colori pastello in voga nelle pellicole fino a dieci anni prima erano svaniti, sostituiti da colori più freddi ma più veritieri. E l’America si era ritrovata faccia a faccia con se stessa, con una guerra fuori casa e una contro il crimine, dentro casa. Un'architettura edilizia destinata a chi poteva permetterselo seguitava a proliferare, e continuava, almeno visivamente, il sogno di vivere in una bolla incantata e incontaminata.
Gli inquilini della casa erano sei, suddivisi in due appartamenti per piano. Sylvia Anderson occupava il secondo, visto che abitava al 2B. Suonai il campanello. La sua voce, filtrata dall’altoparlante, mi giunse quasi angosciata perché come fuoriuscita dall’etere di una stazione radio impiantata nello spazio siderale, dall’interno di un’astronave che aveva lasciato il suo approdo sicuro per navigare alla deriva senza più possibilità di ritorno.
- Sono Miller, signora Anderson.
- Venga su: secondo piano, appartamento 2B. L'aspetto.
Aprì il cancello e poi successivamente il portone di ingresso, al quale si accedeva tramite una scalinata di tre gradini di marmo bianco. Nell’atrio non c’era ascensore perché sarebbe stata una spesa inutile vista la breve altezza dell’edificio. Percorsi due scale di un marmo meno rosa di quello esterno, per poi approdare sul pianerottolo del secondo piano. Trovai le due porte presenti semiaperte e di lì a poco aperte dalla graziosa mano della mia cliente, che vestiva in maniera diversa dal giorno prima ma in modo sempre elegante e attraente. Pantaloni color marrone, di velluto morbido e costoso; camicia di seta arancione come il sole quando tramonta a contatto con l’acqua fredda dell’oceano. Nel suo caso, pareva essere a contatto con il fresco della sua pelle sotto la quale doveva scorrere un sangue caldo e passionale.
- Grazie per essere venuto - mi salutò porgendomi la mano, che accettai per il tempo necessario a una breve stretta. Mi precedette nel soggiorno, arredato con sobria eleganza.
- Gradisce qualcosa da bere?
- È troppo presto, grazie.
Sedetti dove lei mi indicava - una poltrona di verde smeraldo - e aspettai che sedesse anche lei, su una poltrona vicino.
- Le ho telefonato perché ieri sera, nel frugare tra le carte di mio marito, ho scoperto questi.
Mi mostrò, così dicendo, due depliant di carta lucida e colorata. Li presi, guardando le località lì sopra pubblicizzate. Una era il Messico, con Acapulco in primo piano. L’altra una meta europea, la Francia, con Parigi e sullo sfondo la Tour Eiffel. Entrambi i depliantprovenivano dalla medesima agenzia, la Belton Viaggi, situata in Wilshire Boulevard.
- Peter le ha mai parlato di questi posti? Lei ci è mai stata con lui?
- No. Né l’una cosa né l’altra.
- Ha telefonato all’agenzia?
- No - fu ancora la sua risposta. - Aspettavo prima di mostrarli a lei.
- Ieri sera sono stato al ristorante “Fiore di Loto” e poi a casa della ragazza - Lynn - con la quale suo marito intratteneva una relazione, come mi hanno confermato anche i genitori della ragazza, i quali hanno detto che né da parte della figlia né da parte di Pete c’era stata la sera di sabato un’allusione al fatto di volersene andare via. D’altronde Lynn non ha portato con sé nessun bagaglio, nessun vestito. Suo marito invece mi diceva che ha portato con sé qualcosa…?
- Sì, due valigie di abiti.
- Potrei dare un’occhiata alla sua camera?
- Alla nostra camera - puntualizzò lei. - Perché la condividevamo insieme.
Le sua parole sapevano di amarezza ma non di rimpianto. La camera in questione si trovava in fondo al corridoio, quinta fra le stanze presenti nell’appartamento. La luce proveniente dall’esterno entrava da due finestre poste ad angolo retto, una di fronte e l’altra sul lato sinistro del letto a due piazze e di solido legno scuro. Due comodini simili a tozzi pouf ben squadrati reggevano ciascuno un abat-jour il cui portalampade era simile a un vaso senza fiori. L’armadio sulla parete destra era ampio e provvisto di una specchiera situata nella parte centrale, dove si trovavano due ante.
- I depliant dove li ha trovati? – chiesi.
- Sotto alcuni suoi golfini - rispose lei aprendo l’anta sinistra. All’interno c’erano molti capi di vestiario maschile. Pantaloni, giacche, giacconi, camicie, golfini, calze. Notai alcune spalline vuote, ma molto poche rispetto alle altre reggenti pantaloni, o giacche, o camicie. Notai anche la presenza di una valigia di cinghiale il cui costo doveva pareggiare almeno metà del vestiario lì presente.
Non dissi nulla. Mi limitai ad avvolgere la camera con uno sguardo circolare che la comprendeva tutta, compresa la proprietaria che mi stava accanto.
- D’accordo - dissi poi. - Mi recherò in questa agenzia di viaggi per parlare con gli impiegati. Intascai i depliant.
- Le chiedo una foto di suo marito da mostrare loro.
Lei aprì un cassetto del canterano e frugandovi ne trasse una foto a colori dove Anderson era ritratto seduto dietro un tavolino di bar. Davanti a lui un boccale di birra vuoto per metà. Lo sguardo dell’uomo era placido e in pace con se stesso; mi venne da pensare che a scattargli la foto fosse stata una donna, e che questa non fosse stata la moglie. Guardando meglio infatti mi parve di riconoscere una parte della vetrina del ristorante “Fiore di Loto”.
- Allora adesso mi recherò all’agenzia - ripetei. - Poi le farò sapere.
- Va bene.
Mi accompagnò fino alla soglia di casa, congedandomi con una stretta di mano e un sorriso, non saprei dire quale dei due più freddo.


Come si dice SCUOLA?

di Renata Freccero

STIRPE DI DONNE

di Albertina Fancetti
EDB Edizioni

EUCRAZIA - Il buon Governo

di Pietro Giuliano Pozzati
EDB Edizioni