IL GIOCOLIERE DELLA LETTERATURA 16

Si allontanò dal lavabo per tornare alla porta, la aprì, uscì nel corridoio. La sua carceriera era lì. Pensò che non doveva essergli poi così difficile riuscire a sorprenderla e ad averne ragione. Se fosse stato il commissario, abile e forte, e ancora bello da poter sedurre una donna giovane… Ma lui, così vecchio e debole, cosa poteva fare?

- Adesso, signor Darc, vi conviene telefonare al motel che vi ha ospitato fino a ieri, avvisandoli che non potrete farvi ritorno prima di sabato. Resta inteso che pagherete anche per i giorni nei quali la camera sarà tenuta a vostra disposizione.

- Naturalmente.

Quindi gli porse il suo cellulare e lo scrittore fece il numero dell’albergo. A rispondere fu la padrona, alla quale disse:

- Madame, sono Frédéric Darc. Mi trovo impossibilitato a fare rientro per alcuni giorni, poiché impegnato per un imprevisto - e così dicendo fissò Marie. - Resta inteso che pagherò anche per questi giorni di mia assenza.

La donna rispose qualcosa, alla quale Darc rispose: - Va bene, madame. Merci beaucoup.  Quindi chiuse il contatto. Marie allungò la mano per riprendere il telefono.

- Ogni volta che la chiameranno, sarò io o Joseph a porgerle l’apparecchio. E ad assistere alla telefonata.

Lui non rispose. Osservò la casa, invece, una casa che non gli sembrava certo popolare bensì appartenente o appartenuta alla borghesia. Stava a dimostrarlo il pavimento piastrellato con rosse mattonelle di cotto, le pareti con mattonelle di ceramica azzurra, il soffitto che seppur bisognoso di una nuova intonacatura mostrava modanature in legno un tempo considerate di lusso e un vecchio lampadario, ma all'epoca della sua installazione oggetto di categoria extralusso.

- È la tua casa? – si informò Darc pur sapendo che la domanda era inutile.

- Vorrei che lo fosse, ma non lo è. È una casa di lusso per una poveraccia come me.

Frédéric la guardò.

- Quando avevo la tua età, e mi ero sposato da poco e non per molto, sebbene questo ancora non lo potessi sapere, la mia casa era ben poco di lusso, così come lo sarebbe stata anche la successiva. Dovevo arrivare ai trentacinque anni, cioè nel mezzo del cammin di nostra vita, prima di approdare in una magione di un certo livello.

- E dove? – chiese lei curiosa.

- Ai Mureaux, nella zona denominata Gros Murs. Una bella villetta con garage e giardino, nei pressi del fiume.

- Che immagino sia il fiume nero dove pubblicavate i vostri romanzi neri.

Lui rise, ormai quasi del tutto a proprio agio.

- No, era formato da acqua poco chiara, sebbene non sostanziosa come il nero dell'inchiostro che serviva a compilarmi l’assegno. A proposito di assegni: siete a posto così? - aggiunse con fare sarcastico.

- Sì. Joseph stamattina ha portato il suo alla propria banca, e non appena sarà di ritorno anch'io porterò il

mio alla mia. – Poi, cambiando argomento. – Avete fame? Vi preparo qualcosa?

Lui ci pensò su. Poi disse:

- Due uova strapazzate con prosciutto andrebbero più che bene. Questa casa mi mette fame.

In realtà quella casa gliene ricordava un’altra, occupata ai Mureaux subito dopo avere lasciato Lione, e la notte in cui il suo primogenito, ancora bambino, non riuscendo a dormire per la fame era scoppiato a

piangere. Lui e Odette allora avevano raggiunto il figlio, per informarsi sul perché di quel pianto, e una volta saputolo avevano frugato nella dispensa per vedere cosa ancora ci fosse. Un uovo. Un uovo soltanto. Glielo avevano cucinato e lui solo dopo averlo letteralmente divorato si era acquietato. Ora quel lontano episodio si frapponeva all’attuale, con il profumo delle uova strapazzate al prosciutto che gli ricordava la fame di allora, quando pur non essendo più un giovincello era pur sempre un poveraccio che soltanto di lì ad alcuni anni avrebbe potuto cogliere i frutti saporiti del successo. E ora che da ormai molti anni era arrivato alla vetta, avrebbe dato tutta la sua fama di adesso per riavere la fame di allora ma, con essa, anche la giovinezza, le emozioni e le speranze che la giovinezza comporta. D'altronde qualcosa di adesso già aveva cominciato a versarla, visto che la diabolica coppia pretendeva centomila nuovi franchi.

Antonio Mecca

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