IL GIOCOLIERE DELLA LETTERATURA 37

Georgel segnò i nomi e i relativi indirizzi sul proprio carnet. Poi si ricordò del ritratto di Marie e lo mostrò alla donna.

- È lei? Le somiglia?

La donna prima di rispondere sembrò ammirare il disegno.

- Sì. Le somiglia molto.

Il poliziotto ripose il disegno nella cartella. Quindi le chiese:

- Come hanno pagato? In contanti, con il bancomat, la carta di credito, un assegno? E se in contanti, con

quale moneta? Fiorini, franchi, dollari?

- Con fiorini olandesi.

Il commissario ci pensò su per un po’. Quindi disse:

- Vi ringrazio davvero molto. Ci è stata di grande aiuto.

La donna annuì con la testa.

- Bien - Georgel disse rivolto al suo collega e connazionale. - Andiamo, Mignon. Direzione stazione.

Marie osservava dai finestrini del treno in corsa il paesaggio che scorreva in apparenza lento, e lei che pensava invece veloce anche perché quel buzzurro del suo ragazzo era quasi sempre intento a ronfare. Aveva il dono del sonno facile, Joseph; gli bastava sedere in un posto dove non aveva nulla da fare ed eccolo piombare nel nirvana come l'amo di una canna da pesca in uno specchio d’acqua. Uno specchio che incrinato al suo contatto si rompeva e non rispecchiava più le immagini riflesse, rimandandole frantumate e irriconoscibili. Così anche lei ora non sembrava più, nel vederlo, riconoscerlo. Con lui si era trattato sempre e soltanto di una questione di sesso. E quando hai a tua disposizione un essere simile cerchi di non crearti altri problemi, tipo la scarsa comunicabilità e il mediocre modo di conversare. Era stata sua l’idea di estorcere al ricco scrittore due assegni del valore complessivo di centomila franchi. E sempre sua quella di farne poi sparire il corpo all'interno della sua stessa tomba. Lei, che aveva incontrato e conosciuto lo scrittore per caso, aveva dapprima cercato di opporre un flebile rifiuto, per poi finire di approvare quell’idea mostruosa, dove l'uomo sarebbe finito sepolto vivo e quindi morto orrendamente. Ma che avrebbe anche potuto salvarsi, perché attirati dalle sue richieste di aiuto qualcuno lo avrebbe soccorso. Nel frattempo loro due sarebbero comunque stati lontani da quel luogo.

La sera prima, però, nell’assistere al telegiornale francese di un canale che il televisore dell'albergo captava, ecco la notizia shock: Frédéric Darc era stato colpito da infarto mentre attraversava la piazza del paese di Saint-Chef e trasferito ormai in coma all'ospedale di Lione. La polizia era stata allertata, e si aspettava che potesse raccogliere la deposizione dell’anziano scrittore.

I due giovani si erano guardati, increduli e spaventati, decidendo di andarsene il mattino successivo, prima che gli sbirri si mettessero sulle loro tracce. Recatisi alla stazione Centrale avevano guardato i cartelloni riportanti orari e destinazioni dei vari treni, e la scelta era capitata sulla Spagna. Questo perché il treno che partiva intorno alle otto e mezzo rappresentava per loro l'ideale, e poi per il fatto che la Spagna era un Paese che nessuno dei due aveva mai visitato. La città di Valencia avrebbe costituito l'approdo della coppia perché il padre di Marie una volta le aveva detto di avere scoperto che la loro famiglia era originaria di quel luogo. E così Marie aveva proposto di recarsi lì. Ci volevano tante ore, circa venti, per arrivarci, ma era più o meno lo stesso numero di ore necessarie per raggiungere anche le altre località spagnole. Quindi, rifornitisi di giornali e libri, i due erano saliti a bordo e partiti. Dopo uno svogliato scambio di parole il suo compagno si era addormentato, e ora eccolo lì a russare. Lei aveva tirato fuori dalla borsa la cartella contenente il dattiloscritto di Darc, e si era messa a leggerlo. In quelle 150 pagine battute a macchina lo scrittore aveva fatto agire ancora una volta il suo eroe, il commissario Antoine, in una vicenda in stile anni Cinquanta, priva di implicazioni 56 sessuali talvolta così pesanti che era difficile digerirle, e con una girandola di battute, similitudini, scene d’azione.

In uno dei personaggi femminili Jeanine riconobbe sé stessa e gli occhi le si velarono di lacrime. Lui l’aveva fatta rivivere idealizzandola, vivendo nella fantasia una storia d'amore romantica e toccante. Ma lei non era così, e mai lo sarebbe stata. Pensò che ora che sapeva che lo scrittore si era salvato, gli avrebbe prima o poi spedito, magari all’indirizzo della sua Casa editrice. Glielo doveva, no? E chi lo sa che lui nella sua generosa pazzia glielo avrebbe dedicato, a stampa, prima dell'apertura del romanzo.

A lei di fronte stava seduto un ragazzo italiano dall'aspetto timido, che la guardava spesso e ogni tanto accennava un sorriso. Riprendeva così a leggere il poliziesco, sovrapponendo le parole scritte con quelle che lo scrittore le aveva detto. Pensò che sarebbe stato interessante essergli amica, vivere con lui una storia d'amore e di affetti. Quegli occhi di un blu profondo che quando ti guardavano ti procuravano una sorta di acuto disagio, per via del fatto che sembravano sondarti l'anima, e leggerti nella mente. Ma non erano stati in grado di leggere nella mente di lei, e di scoprire cosa vi fosse celato.

Tolse dalla borsetta il libro che lui le aveva autografato. Ne rilesse la dedica, soffermandosi poi sulla firma. Molte invece sono illeggibili, non identificabili, quasi che chi le verga non volesse farsi riconoscere. Era contenta che l'uomo si fosse salvato, sebbene ancora non sapeva come ci fosse riuscito. Dopo l'infarto si sarebbe rimesso al punto tale da potere riprendere una vita normale? Avrebbe ripreso a scrivere ancora?

Socchiuse gli occhi, fissandoli sul paesaggio al di là del finestrino. Molta campagna piatta come il palmo di una mano tesa di mendicante, qualche mulino a vento e alcuni piccoli centri abitati con case multicolori che parevano essere state tirate su da costruzioni del tipo Lego. Non sapeva che esattamente quarant’anni prima, nel 1959, Frédéric Darc aveva scritto un poliziesco dove il suo commissario si recava ad Amsterdam per una faccenda di quadri rubati. Sperò di poterne leggere molti altri, di suoi romanzi, una volta che il pericolo di venire scoperti fosse passato. Focalizzò la sua attenzione sul ragazzo italiano che non poteva staccare il suo sguardo da lei.

E allora decise di divertirsi un po’. Senza quasi darlo a vedere, accavallò le belle gambe fino a far sì che la gonna le scoprisse a metà coscia. Poi indugiando sullo slargo che nel mezzo mostrava le mutandine di pizzo bianco. Quindi, posando lo sguardo su quello ardente di lui, così come una coperta sul fuoco di un bivacco, col risultato di renderne il fuoco più intenso ancora, si alzò e - sempre posando lo sguardo nel suo - si accinse a percorrere il corridoio centrale che recava alle toilettes.

Antonio Mecca 

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