IL GIOCOLIERE DELLA LETTERATURA 7

- Ho acquistato la tomba dopo averla scelta personalmente e fatta sistemare qui, appartata da tutti.

  Naturalmente, ho acquistato anche il terreno circostante. Preferisco anche da morto la solitudine.

  Solo che hanno insistito per affiancarmi la tomba di un mio cugino, e stupidamente ho accettato.

- Capisco – disse lei con l’aria invece di non capire. – Io… ho cominciato a leggervi da poco, e mi sono

  sentita da subito attratta dal vostro stile. Voi siete fenomenale!

- Ti ringrazio. Come ti chiami?

- Hélène – rispose. Poi, indicando il libro che lo scrittore teneva fra le mani. – Quello è un vostro vecchio

  libro?

- Questo è un libro ancora giovane perché scritto quando io ero giovane ancora.

- Non mi pare di averlo letto.

- Te lo posso regalare – disse lo scrittore. – Gradisci anche una dedica?

- Certo! Vi ringrazio di cuore.

Frédéric trasse dalla tasca una bella penna d’oro e prese a scrivere nella pagina interna del libro una dedica con inchiostro blu.

“A Hélène, incontrata nel luogo di pace per eccellenza e di cui la sola sua visione è stata capace di resuscitare un morto!”
Firmò con il proprio pseudonimo famoso ormai più del nome autentico e le porse il libro.

Lei lesse la dedica, vergata con una scrittura bella e chiara. Mentre lo scrittore riponeva la penna nel taschino interno della giacca, la ragazza ebbe modo di notare il libretto degli assegni che vi faceva capolino.

- Grazie! Grazie mille! È stata proprio una fortuna quella di decidere di recarmi qui a quest’ora e di

  Incontrarvi… Voi siete davvero grande!

- Di età soprattutto. Ho superato gli “anta” già quattro volte e fra un po’ sarò entrato nella quinta. Che non

  è la Quinta di Bethoven, sebbene il Barbabianca mi comanda a bacchetta.

Poi, per curiosità, le chiese quanti suoi libri avesse letto.

- Credo una ventina.

- Praticamente, uno per ogni tuo anno di età.

Lei sorrise, senza smentire né confermare.

- E dimmi - continuò - hai mescolato la lettura dei miei romanzi del passato con quelli attuali?

- Sì.

- E quale periodo preferisci, se ti sei presa la briga di controllare la data della prima pubblicazione?

Lei sembrò riflettere, come uno specchio riflette, intensificandola, la luce diurna.

- Preferisco i vostri libri del passato.

- Per quale motivo?

- Perché… perché sono più veloci, più agili, più divertenti. Intendiamoci: mi piacciono anche quelli di

  adesso, ma quelli di allora tirano più su di morale.

Lui sorrise, anche perché avrebbe voluto dirle di tirare in su la gonna, e allora sì che il proprio morale si sarebbe sollevato! Ma non si trovava al suo scrittoio, dove lo sguazzare nel triviale era sua consuetudine. Per cui seppe fermarsi in tempo.

- Adesso… devo andare - disse la ragazza. - Vi ringrazio ancora.

- Se vuoi, ti rivedrei volentieri - disse lui precipitosamente. - Abiti qui in paese?

- Sì. Da poco tempo. Sono di Lione.

- Di Lione? Vi ho vissuto per diversi anni, molti anni fa. - Cinquanta soltanto, concluse dentro di sé.

- Non lo sapevo. Ma sono ancora tante le cose che di voi non so.

- E forse è meglio così - commentò sorridendole con tristezza.

Lei sembrò non raccogliere. Gli porse la mano, che lui strinse e disse:

- Ci vediamo… domani? Sempre qui, sempre alla stessa ora?

- Come preferisci – disse lui. – Altrimenti, in piazza: davanti alla chiesa.

- Benissimo. Davanti alla chiesa, allora.

Dopodiché se ne andò. E a lui sembrò che se ne andasse un angelo del paradiso lasciandolo al proprio personale purgatorio.

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