IL PERSONAGGIO DEL LUNEDI’ RENATO GUTTUSO

IL PITTORE NEOREALISTA DEL BEL PAESE

 

Renato Nasce a Bagheria, in provincia di Palermo, e già da piccolo sa quello che farà da grande. A trasferirgli l’amore per la città natia e per la pittura è il padre che, di professione misura l’estensione, la rettifica dei confini e le divisioni degli  appezzamenti di terreni per operazioni di carattere catastale e notarile. A dire il vero I Guttuso l’amore per la Sicilia e per la libertà ce l’hanno nel DNA: suo padre viene nominato Cavaliere mentre suo nonno combatte con Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei due mondi, per l’annessione della Sicilia al Regno d’Italia.

Per la formazione di Renato Guttuso come pittore sono importanti alcuni artisti locali e la stessa Bagheria che gli fornirà stimoli per tutta la vita. Bagheria lo ripaga ampiamente allestendo un museo dove sono raccolti i suoi capolavori più importanti.

Il giovane Guttuso si accosta alla pittura tra i sei e i sette anni.

A tredici anni si dedica attivamente alla pittura copiando una serie di dipinti di pittori siciliani e francesi.

A diciassette anni fa la sua prima mostra a Palermo.

A soli vent’anni alcuni suoi dipinti vengono esposti nella Prima “Quadriennale” di Roma, apre un suo studio a Palermo e fonda il “Gruppo dei Quattro”.

Dal 1933 al 1934 partecipa al Corso Allievi Sottoufficiali di Complemento.

Nel 1935 si trasferisce a Milano per svolgere il ”Servizio Militare”.

Tornando a casa per le licenze dal Servizio militare si avvicina sempre di più alla Corrente dell’Espressionismo. Corrente che contribuisce alla nascita nella sua arte pittorica del “Realismo Sociale”.

Nel 1937 arriva secondo ai “Littoriali della Cultura e dell’Arte” di Napoli. Nello stesso anno si trasferisce definitivamente a Roma ed entra in contatto con artisti ed intellettuali di altissimo livello con i quali crea un sodalizio culturale, artistico e pittorico che dura per tutta la sua vita.

Nel 1938 partecipa ai Littoriali di Palermo presentando un dipinto dedicato al poeta Garcia Lorca fucilato dai Franchisti.

Nel 1940 si iscrive al Partito Comunista d’Italia clandestino e comincia a collaborare con la rivista “Il Calendario del Popolo”.

Nel 1942 vince la Quarta Edizione del “Premio Bergamo” e raggiunge la notorietà. Il dipinto, illustrante la Crocifissione del Cristo e gli orrori della guerra, gli procura notevoli critiche sia da parte del Fascio sia del Clero.

Renato Guttuso, durante gli anni della seconda guerra mondiale e della dittatura fascista continua a produrre e a diffondere clandestinamente le sue opere.

Nel 1949 aderisce alla Collezione Verzocchi e invia due sue opere.

Nel 1953 partecipa alla Prima Mostra Sindacale del Sindacato Provinciale Romano aderente alla Federazione Nazionale Artisti di Roma.

Nel 1956 Renato Guttuso sposa Mimise Dotti. La coppia non ha figli e solo dopo la morte della moglie lui adotta Fabio Carapezza, figlio dello scienziato Marcello Carapezza.

Nel 1959, 1960 e 1961 realizza una serie di disegni colorati che raffigurano i personaggi dell’Inferno Dantesco che vengono raggruppati in un volume denominato “Il Dante di Guttuso”.

Nel 1963 un suo dipinto viene esposto presso alcune mostre in Africa, in Australia e in Medio Oriente.

Nel 1967 pubblica una serie di cartoline colorate che raffigurano Marta Marzotto.

Nel 1968 realizza il dipinto “Le Figlie di Lot”.

Negli anni Settanta realizza la sua autobiografia in pittura. 

Nel 1971 disegna il drappellone del Palio di Siena.

Nel 1972 dipinge i funerali di Togliatti.

Nel 1974 realizza il dipinto raffigurante la “Vucciria” nel mercato di Palermo.

Nelle Elezioni del 1976 e in quelle del 1979 viene eletto Senatore per il Partito Comunista Italiano.

Nel 1980 dipinge la “Strage di Bologna”.

Nel 1982 dipinge il francobollo da 1.000 Lire per la vittoria dell’Italia dei Mondiali di Calcio 1982.

Renato Guttuso ha prodotto nella sua carriera artistica quasi diecimila disegni e oltre tremila dipinti. Il valore delle sue opere è da sempre in continua ascesa. Per questo motivo chi possiede un “Guttuso” se lo tiene ben stretto.

 

A cura di Flavio Fera

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