IL RACCONTO DEI LETTORI

LA SVEGLIA SUONA UNA DOMENICA MATTINA

Come sempre, al suono della radiosveglia alla sei e venti mi accuccio ancora di più sotto le coperte, girandomi ad abbracciare mia moglie. Sono attimi a cui non rinuncerei mai, il suo profumo mattutino mi sveglia con dolcezza. Poi quando si gira e mi sorride ha ancora lo sguardo sbarazzino che aveva quasi quarant’anni fa quando l’ho conosciuta. Ma non è che un attimo, ha la capacità di riaddormentarsi in un nanosecondo!
Ma questa mattina, dopo pochi minuti mi accorgo che alla radio la trasmissione non è quella solita. Controllo che orario e frequenza siano giusti: tutto a posto. Forse è successo qualcosa, magari i redattori non si sono svegliati, visto che a quest’ora di solito c’è il primo radiogiornale della giornata.
Boh! Comunque sia, mi alzo, come ogni mattina mi preparo il caffèlatte e poi ci inzuppo del pane raffermo, sempre ascoltando distrattamente la radio. Il mio cane mi gira intorno scodinzolando, occupando buona parte dello spazio in cucina: come tutte le mattine non vede l’ora di uscire.
Appena in strada, dopo che abbaiando con il suo vocione ha avvisato tutti che è sveglio e pronto ad assumere il comando delle operazioni - è lui che porta in giro me e non viceversa - mi accorgo che c’è meno gente e al giardinetto non c’è addirittura nessuno. Peccato, da qualche giorno, dopo mesi di incroci mattutini, avevo iniziato a chiacchierare con una affascinante signora dalla chioma argentata che ha sempre qualche interessante storia della vecchia Milano da ricordare. E l’incontro interessa anche il mio Geo, perché lei si accompagna ad una cagnolona che sembra essere entrata nelle sue grazie, visto che di solito se ne sta sempre sulle sue e abbaia a tutti gli altri cani.
Dopo una passeggiatina nel parco mi avvio verso la panetteria, a quest’ora di solito deserta, ma già con allettanti profumi di briosce e focacce ancora calde di forno. Appena girato l’angolo mi accorgo che è chiusa. Il mistero si infittisce: vuoi vedere che durante la notte è veramente successo qualcosa e nessuno mi ha avvisato?
Tornando verso casa, davanti all’edicola non noto il solito assembramento di persone. C’è solo Antonella, la giornalaia, che sta ancora sistemando i giornali nuovi.
“Ciao Anto, come va?”
“Bene - mi risponde lei – ma cosa ci fai in giro così presto di domenica?”
Ecco svelato il mistero: ieri sera mi sono dimenticato di spegnere la sveglia! Glissando sulla mia dabbenaggine le dico:
“Ho visto che il bar qua dietro ha già aperto. Smetti di sistemare i giornali, ti offro la colazione.”
Ma entrati nel locale deserto, Arturo ci dice che ha appena acceso la Gaggia e ci vorrà non meno di una decina di minuti perché entri in pressione. Beh, pazienza. Lascio il caffè pagato per l’Anto, che è già tornata a sistemare i giornali, e mi avvio verso casa.
“Ne approfitterò per farmi un giretto in bicicletta” mi dico. Mi piace fare un giro in centro quando non ci sono gli automobilisti frenetici e tutti gli autobus dei giorni feriali. Così, dopo una decina di minuti pedalo verso porta Ticinese lungo il naviglio, che nel fresco mattutino non esala ancora odori molesti. Poi, passato a fianco di Sant’Eustorgio, entro nei giardinetti verso piazza Vetra. Da li mi avvio per le antiche viuzze verso il Duomo, poi lungo le strade dello struscio fino al Castello e al retrostante Parco Sempione, pieno dei profumi dell’estate. Dopo avere aggirato il laghetto, ravvivato da quattro papere starnazzanti perché un cagnolino lasciato libero si è tuffato nell’acqua al loro inseguimento, proseguo verso via Mario Pagano, con i suoi bei palazzi nobiliari. Da un giardinetto all’altro arrivo in via Solari e poi piazza Napoli. Questo era un tempo un quartiere popolare di fabbriche e operai, oggi lungo la via si susseguono atelier di moda e locali della movida serale, ricca di alcol e cocaina. Infine, di nuovo lungo il Naviglio verso la mia periferia.
Quando rientro a casa non sono ancora le nove. Preparo il caffè per mia moglie, glielo porto a letto, mi svesto e ritorno a letto. E poi…
Buona domenica amore mio.

Marco Lucio Fasan

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