IL RACCONTO DELLA DOMENICA

SCUSATE IL RITARDO

Come al solito mi sveglia la gatta saltandomi sul petto e facendomi il solletico in faccia con i baffi.

"Sì, sì. Va bene, sono sveglio. Scendi. Adesso mi alzo".

Lentamente le mie attività cerebrali si ripresentano alla coscienza.

"Accidenti. Oggi ho la presentazione...  Muoversi, muoversi. Ma porc..."

Denti, doccetta, calzini, scarpe lucide. No, niente colazione. Ma come faccio a essere così distratto.

Bene, sono fuori. Chiavi della macchina. Sì, via, via. Freccia. E sta attento!

Finalmente sono nel traffico dei coatti al lavoro.

Già, adesso che scusa mi invento per 'sto ritardo imperdonabile?

Ma si può esser così stupidi? Oggi presento il mio progetto più importante e riesco a essere in ritardo!

Dio, che figura!

Le opzioni sono numerose: 

Scuse semplici: 

- Non è suonata la sveglia. Già, ma quando ci tieni ne usi due e anche quella telefonica...

- Ho dormito poco, in ansia per il colloquio. - Camomilla prima e caffè ristretto dopo?

- Sono rimasto senza benzina - Non potevi prendere un  taxi? 

- Incidente sulla tangenziale - Potevi telefonare. Si sa che al mattino le tangenziali sono un casino.

Cellulare scarico, dimenticato, caduto per terra.

Scuse commoventi:

- Mia madre è stata male. Ho dovuto raggiungerla. Sono figlio unico...

- Sto covando l'influenza. - Non hai aspirina in casa?

- Mi sono entrati i ladri in casa, ho trovato tutto per aria e la polizia, se non c'è  il morto o almeno il ferito, non viene.

Scuse aggressive:

- Ho fatto sesso tutta la notte. - Ma non scherziamo, licenziamento assicurato.

- Ieri sera ho bevuto un po' troppo. - E bravo, ma allora il licenziamento te lo vai a cercare?

Eccomi. Sono arrivato sotto lo studio. Parcheggio alla meno peggio. Dopo torno e la raddrizzo.

Entro di corsa. L'ascensore mi dice di essere all'ultimo piano. Prendo le scale. Vado solo al terzo.

Fiatone. Sono dentro. Quasi scardino la porta della sala riunioni "Scus...

C'è solo Marina, la segretaria del gruppo. Sta distribuendo cartellette e matite lungo il tavolone.

"Ciao, buongiorno."

"Scusate il ritardo". La mia voce si è affievolita, arricchendosi di note dubbiose e interrogative.

"Ritardo? Hai dimenticato che stanotte è scattata l'ora legale?"

"Buongiorno, Marina. No, certo che no. Volevo arrivare prima per controllare gli ultimi particolari. Sai che sono un precisino".


Beatrice Barbieri


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