IL ROMANZO DELLE ORE 20

Il RIFUGIO di Albertina Fancetti - Terza puntata

Valeria compose il numero di telefono della figlia.

- Ciao tesoro come stai? - chiese premurosa sentendo la voce di Simona.

- Abbastanza bene a parte la stanchezza che mi procura questa vita impossibile. Beata te, domani è il tuo ultimo giorno di lavoro, no… - le chiese la figlia.

- Sì, ancora non mi sembra vero, ma pare proprio che io abbia raggiunto questo traguardo.

- Che c'è, sei già triste? Non mi farai lo scherzo di finire in depressione come la tua amica…

Il tono di Simona appariva allarmato e infastidito.

- Ma spero proprio di no - rispose Valeria con vivacità. - Stavo appunto parlando con Luisella poco fa. Pare che abbia trovato un antidoto contro la sua malattia, infatti ha aperto una sorta di centro sociale e mi ha proposto di aiutarla nella sua opera di volontariato.

- Non ci posso credere! - esclamò la ragazza con sarcasmo. - Proprio lei sempre così perfetta ed elegante non ce la vedo proprio a imboccare barboni in un centro sociale.

- A volte dover affrontare esperienze difficili può servire a farci cambiare in meglio, pare che a Luisella sia accaduto. - replicò Valeria.

- Per carità, ben venga il volontariato o qualsiasi altra cosa possa tenervi occupate e di buon umore! Ora ti devo proprio lasciare buonanotte mamma.

La mattina seguente Valeria non sentì suonare la sveglia, si alzò affannata con mezz'ora di ritardo sulla tabella di marcia che si era prefissa. Non aveva dormito tutta la notte a causa dell'agitazione e aveva rivissuto i ricordi di tutti quegli anni, una vita. Poi era crollata in un sonno pesante poco prima dell'alba. Si buttò quindi sotto la doccia sperando che le facesse riacquistare un po' di lucidità. Ancora in accappatoio preparò il caffè e pose alcuni biscotti sul vassoio.

- Accidenti come è tardi e devo anche passare dal fornaio! - parlava più a se stessa che al marito.

- Dal fornaio a quest'ora? Come mai? - chiese Sandro.

- Devo ritirare le tartine per la festa - rispose Valeria.

- Quale festa?

- Oggi è il mio ultimo giorno di lavoro Sandro! - esclamò Valeria alzando la voce, stizzita per l'ennesima dimenticanza del marito - da lunedì sono a casa in pensione, non ti ricordi?

- Scusami tesoro, me ne ero proprio dimenticato. Dobbiamo festeggiare anche noi, che ne dici di invitare i ragazzi in un bel ristorante?

- Ormai è troppo tardi per prenotare. Scusami, devo andare a vestirmi - concluse Valeria.

Uscì di corsa dopo pochi minuti allacciandosi il cappotto sull'ascensore. Si passò un velo di rossetto guardandosi allo specchio appena prima che si aprissero le porte. Aveva lasciato il letto disfatto, cosa che detestava. La sua auto era bloccata da un furgone che stava effettuando delle consegne. Suonò il clacson spazientita fino a quando l'autista venne a spostarlo lasciandola libera di partire. Arrivò in ufficio trafelata sorreggendo a fatica il vassoio delle pizzette e la torta. La mattinata trascorse velocemente nello svolgimento dei suoi ultimi impegni, mentre ritirava dai cassetti della sua scrivania tutti gli oggetti che le appartenevano. Trovò una scatola di analgesici scaduti, una scatola di fazzoletti ingialliti e un biglietto d'auguri scrittole da Luisella in occasione del suo trentacinquesimo compleanno. Le parole affettuose e il rendersi conto ancora una volta del passare del tempo le provocarono un nodo alla gola. “ Santo cielo! Ma come ho potuto arrivare fin qui senza accorgermene? Vent'anni trascorsi in un soffio”.

Nel pomeriggio offrì il rinfresco ai colleghi. Il suo capo la salutò con simpatia, assicurandole che avrebbe sentito la sua mancanza, ma lo sguardo lascivo con cui seguiva i movimenti della giovane segretaria dalla minigonna vertiginosa che l'avrebbe sostituita, smentiva le sue parole. Le giovani colleghe si accomiatarono da lei con cortese distacco. L'unico che la salutò con calore fu il vecchio portiere del grattacielo dove era situato il suo ufficio.

- Allora auguri signora Poletti e mi stia bene! - disse l'uomo stringendo fra le sue mani le dita gelide di Valeria.Scese i gradini e si voltò un'ultima volta a guardare l'edificio dietro di sé, poi si avviò quasi scappando verso la sua auto che spiccava fra le altre nel suo colore bizzarro. Tornò a casa lentamente lasciandosi trasportare dal traffico impazzito del venerdì sera. Mentre apriva la porta di casa sentì suonare il telefono e corse a rispondere lasciando cadere la borsetta.

Ciao tesoro - la salutò Sandro. -  Scusa ma ho ancora dei clienti, quindi tarderò un po’...

“Altro che festeggiare! - pensò Valeria delusa avviandosi verso la stanza da bagno. “Visto che non c'è alcuna fretta, mi concederò un bagno rilassante.

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