IL ROMANZO DELLE ORE 20

Il RIFUGIO di Albertina Fancetti - Quinta puntata

Valeria trascinò le valigie verso la soglia della cascina, mentre grossi fiocchi di neve le turbinavano tra i capelli. Notò un movimento impercettibile della tenda di pizzo che ornava i vetri della finestra situata al piano terreno. Poco dopo Luisella apparve sulla soglia e spalancò le braccia sorridendole.
- Ciao Valeria benvenuta! Lascia che ti aiuti - esclamò scendendo i gradini. Strinse l'amica tra le braccia e insieme trascinarono le valigie all'interno dell'abitazione. - - Non puoi immaginare quanto sono felice di rivederti! -
Era sempre stata una donna splendida, alta e snella con un portamento da  indossatrice. Portava i capelli folti di un luminoso colore ramato lunghi fino alle spalle. Gli occhi azzurro scuro avevano ancora lo sguardo vivace, nonostante le occhiaie profonde portate dal tempo. Il suo sorriso metteva in mostra i denti perfetti, certo anche per merito del dentista, che illuminava il viso minuto, intersecato da una leggera rete di rughe. Indossava dei jeans azzurri e un maglione blu a collo alto, ai piedi calzava bassi stivali color cuoio. Non si poteva affermare che sembrasse proprio una ragazzina, ma nonostante i segni del tempo, che non avevano risparmiato neppure lei, Luisella emanava una travolgente vitalità.
- Vieni a scaldarti vicino al fuoco. - Invitò l'amica, aiutandola a togliersi il cappotto.
Valeria si guardava intorno nel vasto salone rettangolare, al centro si trovava un grande camino in pietra, annerito dal tempo, nel quale scoppiettava il fuoco che riscaldava la stanza. 
Il pavimento era ricoperto da mattonelle consunte, davanti al camino una serie di poltrone scombinate. Una decina di tavoli di formica circondati da sedie erano sparsi nel salone, puliti anche se molto rovinati. Seduti a uno di essi due bambini di colore stavano eseguendo i compiti, assistiti da un ragazzo dai capelli biondi acconciati a “rasta”. Sebbene tutto l'insieme risultasse alquanto spartano,  l'atmosfera che vi regnava era di accogliente serenità. 
- Allora cosa ne dici? - chiese Luisella che aveva seguito il suo sguardo e aspettava il verdetto con l'espressione di una bambina timorosa di non poter riscuotere la sua approvazione. 
- Mi sembra di essere entrata in un rifugio posto in una landa desolata - rispose  Valeria. 
- In fondo è proprio così, vieni ti presento Gabriele uno dei nostri collaboratori. - Luisella la condusse al tavolo dei due scolari.
- Gabriele voglio presentarti la mia amica Valeria, sto cercando di convincerla a far parte del nostro gruppo. 
- Salve! Piacere di conoscerti – disse Gabriele con semplicità, le porse la mano sollevando il viso bellissimo. Gli occhi celesti del ragazzo avevano uno sguardo pulito e curioso che le suscitò un'ondata istintiva di materna tenerezza. 
- Questi due monelli sono Amhed e Jasmine. Se finiranno in fretta i loro compiti avranno cioccolata e biscotti per merenda – aggiunse Luisella. Di fronte a quella golosa prospettiva le due testine ricciute si chinarono prontamente sui quaderni. Condusse poi Valeria a vedere la cucina arredata con una vecchia stufa in ghisa e un arredamento anni cinquanta, offerta dai proprietari di una vecchia trattoria che aveva chiuso di recente l'attività. La credenza era colma di viveri di vario genere. - Ma chi fornisce tutto questo cibo? - chiese Valeria. 
- Per il momento Paolo e io, speriamo in futuro di stipulare accordi con il Comune e anche con mense private, ma occorrono molti permessi e bisogna superare l'ispezione da parte della Asl.
- Lasciata la cucina salirono al piano superiore dove, delle tre camere, una era stata adibita a infermeria, c'erano infatti tre lettini, un armadio pieno di garze e cerotti e una piccola farmacia. 
- Come ti ho già detto Paolo è un medico e ha voluto un angolo dove poter affrontare le tante piccole emergenze che potrebbero presentarsi. Vedi i due bambini marocchini sono troppo piccoli per essere lasciati a casa da soli. I loro genitori lavorano entrambi, anche se non sono assunti regolarmente. Per loro avere un rifugio sicuro dove lasciare i bambini dopo la scuola rappresenta un grande sollievo. Inoltre assistiamo anche altre persone indigenti. 
Si fermarono sulla soglia di un ultimo locale circondato da alti scaffali di legno grezzo carichi di abiti, coperte, lenzuola, articoli da toilette e vario genere di mercanzia. 
- Ecco dove sistemeremo le tue valigie, ma prima voglio preparare la merenda ai bambini poi ci metteremo al lavoro. 
Tornarono in cucina chiacchierando dei tempi andati. Dal salone proveniva il cicaleccio dei due bambini. Jasmine si sforzava di ripetere le strofe di una poesia che doveva imparare a memoria. Il suo italiano ancora stentato aveva un suono morbido e melodioso. 
- Deve avere molta pazienza Gabriele – disse Valeria. 
- Sì, è davvero un ragazzo speciale, frequenta un corso di Scienze Politiche alla Statale, è uno studente molto brillante, pensa che si è anche messo in mente di imparare il cinese. Ha perso la madre tragicamente due anni fa e soffre ancora moltissimo. 
- Ma non ha un padre? - chiese Valeria. 
- I suoi genitori erano separati da tempo quando è accaduta la disgrazia e il padre si era rifatto una nuova famiglia. Ho avuto modo di conoscerlo e mi è sembrato il classico bel tenebroso, affascinante ma molto superficiale – confidò Luisella.
- Quindi il ragazzo vive solo? 
- Si, ha continuato ad abitare il piccolo appartamento che divideva con la madre in un vecchio stabile di ringhiera nei pressi della darsena. Ursula, la ragazza che si è occupata dei restauri è la sua vicina di casa. Una vera artista. 
Mentre servivano la cioccolata ai bambini la porta si aprì e un uomo alto e robusto entrò nel salone con il viso arrossato dal freddo. 
- Ecco Paolo! - disse Luisella accingendosi a presentarlo all'amica.
Valeria ne ebbe da subito un'impressione rassicurante. Si sedettero a chiacchierare, mentre fuori cadevano fitti fiocchi di neve, ma dentro la casa regnava un'atmosfera calda e accogliente. In seguito le due donne sistemarono gli indumenti portati da Valeria, mentre Paolo si accingeva a preparare la cena destreggiandosi con l'uso di una sola mano. Il suono del campanello segnalò l'arrivo di Amina, la madre dei due bambini. Tremava di freddo nella giacca vento logora che indossava, poco adatta al clima dell'inverno milanese. 
- Che ne diresti se le regalassimo il mio montgomery scozzese?- propose Valeria. - Brava! La terrà più calda di quel leggero indumento, e poi vedo che sei già entrata nello spirito del gruppo. Spero davvero che tu possa tornare ad aiutarci... Amina uscì poco dopo, avvolta nel caldo cappotto insieme ai suoi bambini. Valeria si accinse a congedarsi. Paolo e Luisella la salutarono con calore. Gabriele la seguì avvolto in un poncho colorato. 
- Ti serve un passaggio - chiese Valeria. 
- No grazie, ho la mia bicicletta - rispose il ragazzo.
Violetta era coperta da una manto bianco, mentre aspettava che si riscaldasse il motore, Valeria si voltò a guardare ancora una volta la vecchia cascina dove aveva trascorso quel gradevole pomeriggio, quando raggiunse il viale principale aveva già voglia di ritornarvi.

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