IL ROMANZO DELLE ORE 20

Il RIFUGIO di Albertina Fancetti - Nona puntata

Amhed uscì dalla scuola elementare che distava pochi isolati dal Rifugio, dove frequentava la terza. Attese che uscisse Jasmine nel cortile della scuola, finché non vide il suo visetto sormontato da corte treccine che spuntavano dal cappuccio della giacca a vento. La bimba lo raggiunse saltellando, lui la prese per mano e insieme si avviarono verso il Rifugio.Avevano voglia di correre e sfogare la vivacità tenuta a freno durante le ore di lezione. Giocarono a rincorrersi perdendo la nozione del tempo. Il precoce crepuscolo di febbraio li colse all'improvviso, Amhed affrettò il passo trascinando la sorellina. Era un bambino sveglio, i suoi occhi neri come olive si erano presto abituati a restare vigili, si accorse pertanto della Golf di colore argento che li seguiva lentamente da quando erano usciti da scuola. Mise il braccio intorno alle spalle di Jasmine, in allerta, non sapeva esattamente di cosa dovesse aver paura, ma quella sensazione di allarme gli era anche troppo famigliare e faceva parte da sempre della sua esistenza. L'auto li raggiunse costeggiando il marciapiede, la portiera si aprì e un uomo dall'aspetto distinto gli rivolse un sorriso accattivante e sporgendosi disse: - Volete un passaggio, oggi fa tanto freddo e la mia macchina è riscaldata... -

Amhed lo osservò attentamente, prima di rispondere negativamente con un cenno del capo. Sul volto dell'uomo si dipinse un'espressione contrita e con un sorriso forzato fece scivolare alcuni ovetti di cioccolato sul sedile anteriore. Jasmine si sporse verso l'auto nel tentativo di afferrarli, ma il fratello, strattonandola, la trascinò via correndo lungo la strada. Vide con sollievo due donne che gli venivano incontro reggendo i sacchetti del vicino discount. Anche se non era del tutto sicuro che sarebbero intervenute per salvare due bambini marocchini, tuttavia la loro presenza lo fece sentire meno solo e vulnerabile. Dopo pochi minuti raggiunsero la porta del Rifugio dove Amhed si mise a bussare freneticamente. Il terrore che aveva cercato di dominare fino a poco prima per non spaventare la sorellina, ora lo assaliva pungendogli la nuca con piccoli brividi. Mentre Valeria apriva la porta, vide la Golf sparire veloce dietro la curva che portava al grande viale poco distante. Nel salone il fuoco scoppiettava. Sul tavolino tre scodelle colme di cioccolata e un piatto di biscotti parevano aspettarli. Amhed vide Fragolina seduta a terra circondata da fogli da disegno e pastelli colorati. Ursula, arrampicata su una scala stava componendo una greca intorno alle finestre.
Lo scampanellio di una bicicletta annunciava l'arrivo di Gabriele. Il mondo rassicurante del Rifugio si stava ricomponendo, lasciando fuori i fantasmi maligni che popolavano la città. Dopo aver fatto merenda Jasmine e Fragolina si misero a disegnare, mentre Gabriele aiutava Amhed a svolgere un problema.
- Oggi un signore voleva regalarmi tanti ovetti di cioccolato, ma mio fratello non li ha voluti - raccontava Jasmine alla sua amichetta.
- Davvero! - esclamò Fragolina spalancando gli occhioni viola - e perché?
- Non lo so, quell'uomo voleva che salissimo sulla sua macchina che aveva il riscaldamento - rispose Jasmine.
- Che storia è questa? - chiese Paolo che si era avvicinato a guardare i loro disegni. La bambina tacque intimidita, temeva che Paolo fosse arrabbiato con lei. L'uomo si rese conto di aver usato un tono brusco e le sorrise facendole i complimenti per i disegni eseguiti, quindi si avvicinò ad Amhed che stava chiudendo il suo quaderno.
- Tutto bene oggi? - gli chiese, mentre gli scompigliava i riccioli scuri. - Amhed sta diventando davvero bravo in matematica - lo informò Gabriele.
- Jasmine mi ha raccontato del vostro incontro con un uomo che voleva regalarvi cioccolatini - disse Paolo. Il viso del bambino si irrigidì e i suoi occhi divennero inquieti, anche Gabriele si accorse del cambiamento e sollevò lo sguardo azzurro rivolgendo a Paolo una muta domanda. Anni d’esperienza nei luoghi più pericolosi del mondo avevano procurato al medico un istinto infallibile, specialmente per quanto riguardava le sofferenze dei bambini.
Quello sguardo guardingo di chi ha paura e non sa come potersi difendere ogni volta gli spaccava il cuore, era qualcosa a cui era impossibile abituarsi. Paolo si sedette e con il braccio robusto cinse le esili spalle del bambino.
- Non vuoi dirmi di che si tratta? Non ti fidi più di me? - Il bambino incontrò i suoi occhi colmi di affetto, meditò ancora qualche istante sulla risposta, quindi assentì con il capo e si mise a raccontare.
- Quanti anni aveva quest'uomo secondo te? - chiese Paolo.
- Come te credo... - rispose Amhed.
- Lo avevi già visto prima di questo pomeriggio? - Il bambino scosse il capo - va bene ora vai a giocare e non pensarci più - concluse Paolo.
Quando Amhed si fu allontanato, riprese la conversazione con Gabriele e con Valeria, che si era appena avvicinata.
- Questa faccenda non mi piace affatto. Da domani ci daremo il cambio per andare a ritirarli da scuola e bisogna avvertire anche i genitori.
- Temi si tratti di un pedofilo? - chiese Gabriele. Valeria si sentì rabbrividire.
- Ne sono certo, ma quello che mi spaventa è che questa gente non colpisce mai a caso, sanno sempre dove andare a pescare le loro vittime. I bambini più poveri sono i più attratti dalle loro offerte, come in questo caso gli ovetti di cioccolato. La classica famiglia italiana ne ha una credenza piena, ma il figlio di un immigrato o uno zingarello che chiede l'elemosina ai semafori può cadere nella tentazione di accettare il regalo, non sapendo quanto lo dovrà pagare in favori sessuali.
- Cosa pensi di fare Paolo, vuoi sporgere denuncia? - intervenne anche Luisella.
- E contro chi? - le rispose con rabbia. - Teniamo gli occhi bene aperti, poi ne parlerò con l'ispettore La Rocca la prossima volta che passerà da queste parti. -
Ursula e Gabriele se ne andarono trascinando a fatica Fragolina, che non voleva lasciare i suoi amici. Amina arrivò in ritardo a ritirare Amhed e Jasmine. Paolo la fece accomodare spiegandole l'accaduto e pregandola di sorvegliare i bambini con maggiore attenzione, le promise che loro avrebbero fatto altrettanto. La giovane donna lasciò il Rifugio molto spaventata, stringeva convulsamente le mani dei suoi figli, un'altra angoscia si era aggiunta alle tante che costellavano la sua vita difficile. Valeria indugiava a tornare a casa, era rimasta molto turbata dagli eventi di quel pomeriggio. Aveva rassicurato tutti riguardo la sua disponibilità a ritirare i bambini da scuola qualora Gabriele non fosse disponibile. Mentre guidava nel traffico i suoi pensieri tornavano a tutte le realtà che aveva conosciuto durante quel primo mese di lavoro al Rifugio, quella di oggi era stata la peggiore, ma intuiva che non sarebbe stata l'ultima.


Come si dice SCUOLA?

di Renata Freccero

STIRPE DI DONNE

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EUCRAZIA - Il buon Governo

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