IL ROMANZO DELLE ORE 20

Il RIFUGIO di Albertina Fancetti - Quindicesima puntata

Nei giorni che seguirono Sonia non vide più Gabriele all'uscita della scuola. Amhed e Jasmine venivano sempre accompagnati da una signora a bordo della Panda di colore violetto.
Incaricò la sorellina di indagare sulla scomparsa del bellissimo ragazzo biondo.
- Gabriele non verrà al Rifugio per tutta la settimana perché deve studiare per un esame all'Università - la informò la sorellina, dopo aver chiesto notizie ad Amhed.
- Ma poi tornerà? - chiese trepidante. Michela si strinse nelle spalle. Sonia ritenne che sarebbe stato più opportuno recarsi al Rifugio mentre Gabriele era assente, così nessuno avrebbe sospettato del suo interesse per il ragazzo. Se accettavano di accogliere Michela, al suo ritorno Gabriele avrebbe trovato una nuova alunna da seguire, così lei poteva vederlo tutte le sere quando passava a prendere la sorellina, forse anche parlargli con il pretesto di informarsi sui progressi della bambina.
Mentre meditava su questi progetti, piegò in direzione del Rifugio suscitando le ire della sorellina.
- Uffa, non ci voglio andare in quel posto, perderemo un sacco di tempo e intanto finiranno i cartoni animati!
Michela la strattonava cercando di opporre resistenza. Sonia le mollò un ceffone.
- Finiscila con questi capricci e non fare le solite figuracce - la minacciò severa.
- Ho detto che non ci voglio andare! - ribatté Michela in lacrime.
- E invece ci andrai! Se ti prendono...
Si avvicinò alla cascina, osservando per la prima volta quanto appariva graziosa nei suoi colori insoliti. Si congratulò con sé stessa per aver deciso di indossare dei jeans, invece della solita gonna maculata che non avrebbe suscitato una buona impressione. Bussò alla porta e dopo qualche minuto venne ad aprire un uomo robusto, che portava un guanto di pelle scura sulla mano sinistra.
- Prego accomodatevi, posso esservi utile? - chiese con gentilezza.
- Spero di sì - rispose Sonia in tono spigliato. - Mia sorella frequenta la stessa classe di Amhed. Anche Michela è rimasta molto indietro nei compiti e ancora non riesce a leggere speditamente. Mi chiedevo se poteva essere seguita qui al Rifugio insieme al suo compagno.
- Che ne dite se ne parlassimo davanti a una tazza di cioccolata? Io sono Paolo e tu? - chiese rivolto alla bambina. Michela si presentò guardandosi intorno incuriosita. Si avvicinarono al tavolo dove la signora stava servendo la merenda ai bambini.
- Lei è Valeria, una nostra collaboratrice - la presentò Paolo. La donna osservò le nuove arrivate soffermando lo sguardo sulla maggiore. Ricordava il penoso episodio che l'aveva vista protagonista. Sonia, avvertì su di sé il suo sguardo acuto e la gratificò con lo stesso atteggiamento aggressivo. A Paolo non sfuggì quella muta schermaglia, e rivolse a Valeria un'occhiata perplessa.
- Allora Michela vuoi fermarti a svolgere i compiti con Amhed? - chiese poi.
- Solo per poco, così non mi perdo i cartoni animati - rispose Michela.
- Resterai fino a quando avrai finito di studiare, i cartoni li potrai vedere più tardi - disse Sonia in tono deciso. Sorseggiò lentamente la sua cioccolata, quindi si alzò dalla sedia con un movimento sinuoso, mettendo in mostra il ventre piatto e il peersing che portava all'ombelico, mentre il corto golfino ornato di finto pelo le si sollevava sul seno sodo. Paolo colse la civetteria di quel gesto e si fece subito serio. La ragazza se ne andò promettendo di tornare di tardi. Paolo si occupò di seguire i bambini nei compiti e non fu un’impresa facile. Michela distraeva Amhed facendogli ogni sorta di dispetti, con disappunto di Jasmine che li guardava imbronciata. Più volte Paolo dovette rimproverarli per ottenere la loro attenzione. Sonia arrivò con qualche minuto di anticipo a riprendere la sorellina.
- È molto vivace e si distrae facilmente, per questo rimane indietro con il programma - disse Paolo.
Sonia assentì con il capo mostrando la più totale indifferenza, dopo poco le due sorelle uscirono salutandolo a malapena. Mentre Paolo le osservava dalla finestra, fu raggiunto da Valeria che stava per andarsene.
- Ho l'impressione di essere venuto a contatto con la fascia più bassa della nostra società. Trovo molta più dignità nella famiglia di Amhed che in quelle due sorelle. - disse Paolo.
- Condivido il tuo giudizio, almeno per quanto riguarda la maggiore, forse per la piccola c'è ancora speranza. - disse Valeria.
- Credo che vivano una situazione famigliare piuttosto squallida, ne riconosco tutti i segnali. Per quanto possano aiutare la scuola e gli oratori, quando i ragazzi tornano in certi ambienti tutti gli sforzi vengono annullati - disse Paolo.
Valeria gli raccontò la scena a cui aveva assistito nel parcheggio alcune sere prima e di quanto ne fosse rimasta turbata, l'uomo comprese quindi il motivo della sua diffidenza.
- Sono cose che succedono nei quartieri degradati come questo. Potremmo cercare di aiutare Sonia a ritrovare un po' di autostima - suggerì poi.
- Non mi pare che ne abbia bisogno con l'atteggiamento arrogante che ostenta - disse Valeria.
- Non farti ingannare dalle apparenze, sono proprio questi atteggiamenti di autodifesa che confermano la fragilità di certi soggetti. Dubito che continueranno a venire qui, ma se lo faranno cercheremo di cavarne qualcosa di buono... sarà una conquista ardua, ma molto gratificante.
Paolo non finiva mai di sorprenderla con la sua saggezza e disponibilità, pensava Valeria mentre metteva in moto Violetta e si accingeva a tornare a casa.
- Come mai non eravate in casa quando sono tornata? - chiese la madre di Sonia in tono adirato.
- Perché ho fatto i compiti con Amhed al Rifugio - cantilenò Michela.
- Cos'è questa storia Sonia? - chiese la madre sempre più accigliata.
- È indietro col programma, in quel posto danno ripetizioni gratuite ai bambini - rispose Sonia.
- Non voglio che mia figlia studi con i marocchini - replicò sua madre.
- Tua figlia va già a scuola con i marocchini - le rispose Sonia in tono sprezzante.
- E questa è una vergogna! - si intromise Antonio, il compagno della madre.
- Perché non aiuti tua sorella nei compiti? - chiese sua madre, sempre bellicosa.
- Perché deve scendere a farsi palpare il culo da quel delinquente che sta qua sotto -  disse Antonio.
- Sempre meglio che stare in casa a farmelo palpare da te! - lo aggredì Sonia.
La madre le diede un ceffone che la ragazza riuscì a schivare. Neppure per un istante la donna ritenne di approfondire i motivi che avevano spinto sua figlia a rispondere in quel modo. Voleva soltanto che stesse zitta e non le creasse problemi con il compagno, oltre alla profonda stanchezza accumulata nella giornata di duro lavoro.
- Voglio vedere i cartoni animati! - si mise a strillare Michela.
- Lascia in pace Antonio che vuole vedere il telegiornale - cercò di zittirla la madre, mollandole il ceffone che non era riuscita a dare a sua sorella. La bambina raggiunse Sonia nella cameretta piangendo disperata. Dopo aver apparecchiato la tavola la madre servì la cena. Sonia e Michela si sedettero a tavola, mangiarono poiché avevano fame, ma rimasero chiuse nel loro silenzio ostile, assolutamente ribelli.

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