IL ROMANZO DELLE ORE 20

Il RIFUGIO di Albertina Fancetti - Trentesima puntata

Valeria guidava nel traffico dell’ora di punta in preda a un tremendo mal di testa. L’arrivo di ottobre aveva portato con sé una pioggerella uggiosa che sembrava penetrarle nelle ossa. Lo squillo del cellulare la irritò, detestava rispondere quando si trovava alla guida dell’auto. Era Sandro che la informava che avrebbe fatto tardi a causa di un improvviso impegno di lavoro. Non era la prima volta che succedeva, da quando erano tornati dalle vacanze più di un mese prima. Valeria aveva il sospetto che dietro quelle improvvise sparizioni si celasse la presenza di Lory. Sentì sulle spalle tutto il peso del mondo, il suo stomaco si contrasse, mentre un’intensa vampata di calore le saliva fino alla testa, inzuppandole la camicetta. Arrivò a casa e corse a rinfrescarsi. Non aveva alcun appetito e si sedette davanti al televisore, anche se non riusciva a concentrarsi sulle notizie del telegiornale. Sandro arrivò poco dopo e si sedette in salotto di fronte a lei.
- Ti devo parlare Valeria - disse in tono grave. Lei spense allarmata il televisore.
- È’ accaduto qualcosa a Simona? – domandò.
- Ma no! Simona sta benissimo, cosa vai a pensare…disse Sandro.
- Allora cosa è successo? - chiese Valeria, sempre più inquieta.
- Si tratta di me… anzi di noi. Non puoi immaginare quanto mi sia penoso affrontare questa conversazione, ma non possiamo più andare avanti così. Io devo andarmene da questa casa, ormai qui mi sento morire prima del tempo - confessò Sandro.
Valeria si sentiva pulsare le tempie in modo sempre più doloroso.
- Ma, così improvvisamente? Cosa ti è successo? Stai male? - gli chiese.
- Ho conosciuto una persona… veramente la conosci anche tu, è inutile negarlo – disse Sandro
- Stai forse parlando di Lory? - insinuò Valeria.
- Sì, sto parlando di lei. Valeria io non posso e non voglio paragonarla a te. So benissimo che lei è molto diversa, ma proprio per questo mi fa sentire ancora giovane. Per me questa rappresenta l’ultima occasione, voglio ancora vivere e divertirmi, almeno finché la salute me lo permette.
- E dove pensi di trasferirti? - domandò Valeria.
- A casa di Lory, abita un una vecchia casa dalle parti di Lambrate. L’appartamento è abbastanza grande. L’ex marito non le passa granché e lei fa molta fatica a mantenere il tenore di vita al quale era abituata. Naturalmente a te non farò mancare nulla. Il lavoro in concessionaria non manca e tutto quello che abbiamo costruito insieme resterà tuo - le assicurò Sandro.
- Valeria lo guardò con tristezza. Si sentiva completamente svuotata di ogni emozione. Non lo odiava, provava rabbia per la stupidità con cui si stava infilando in una situazione che non gli avrebbe portato nulla di buono, ma solo qualche momento di effimero ritorno di giovinezza. Forse per lui era la cosa più importante: meglio un giorno da leone che cent’anni da pecora.
- Se è questo che hai deciso, se ne sei veramente convinto, vorrei che te ne andassi questa sera stessa. Domani, mentre io sarò via, potrai venire a prendere tutte le tue cose - gli disse con voce decisa e incolore.
- Valeria credimi, io ti voglio ancora un sacco di bene, ma proprio non riesco a rinunciare a lei, alla carica che mi da. Ne ho troppo bisogno, voglio ancora sentirmi vivo e con te non lo sono più da tanto tempo - confessò Sandro, in preda alla commozione.
- Ho capito… l’hai già detto, ti ripeto che se è questo che vuoi, se qualche momento di ebbrezza vale per te più di una vita insieme, più della nostra famiglia, fai bene ad andartene. L’unica cosa che mi sento di farti presente è di non essere certa che, se ci ripensi, potrai tornare - concluse Valeria
- Non lo pretendo affatto. Ti sono già molto grato di non fare penose scenate, come la maggior parte delle mogli farebbe al tuo posto. Ma forse il problema è proprio questo, fra noi non esiste più nessuna intensità, né in bene né in male - disse Sandro in tono sempre più triste.
- Forse hai ragione, alla nostra età pensavo che ti bastasse un affetto sicuro e tranquillo, credevo che fossi fiero della tua famiglia, del rapporto che abbiamo con nostra figlia e di tutto quello che comporta l’avere una casa dove rifugiarti la sera insieme ai tuoi cari. Ammetto di essermi sbagliata - concluse Valeria.
- Sì, purtroppo ti sei sbagliata, perché tutto questo non mi basta ancora… forse tra dieci anni…
- Forse fra dieci anni potrebbe essere troppo tardi, sai, qualcuno ha detto che la passione brucia, ma non riscalda… - concluse Valeria.
Sandro scosse il capo, passandosi sul viso le mani grandi e forti che lei conosceva così bene.
- Ti chiedo un ultimo favore Valeria, dillo tu a Simona… io lo farò quando mi sentirò pronto, ma in questo momento mi imbarazzerebbe molto parlare di questa cosa con lei - disse Sandro.
Valeria, che fino a quel momento aveva mantenuto la calma, sforzandosi di capire le sue motivazioni, pronta a darsi la colpa per non essere la donna giovane e brillante che lui desiderava, davanti a quella infantile vigliaccheria avvertì un’ondata di risentimento salirle fino alla gola.
- E no mio caro! Troppo comodo! Abbi almeno il coraggio di assumerti le tue responsabilità. Chiamala domani e portala fuori a pranzo, così avrai il tempo di spiegarle i motivi che ti hanno spinto a questo passo, guardandola in viso come è giusto che sia - replicò furibonda.
- Va bene, hai ragione, domani la chiamerò. Adesso vado… perdonami se puoi.
- L’ho già fatto.
Valeria sentì la porta della loro casa richiudersi dietro a Sandro. Si meravigliò con sé stessa per il sollievo che avvertiva, quando invece avrebbe dovuto sentirsi disperata. Andò in cucina a prepararsi un panino che consumò seduta sul divano. Pensò di accendere il televisore, ma si sentiva piuttosto scossa e non sarebbe stata in grado di seguire alcun programma. Prese un sedativo e scivolò nel sonno senza accorgersene.


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