IL ROMANZO DELLE ORE 20

Il RIFUGIO di Albertina Fancetti - Ottava puntata

- Ho deciso di venire al Rifugio, se per voi va bene comincerei domani mattina –disse Valeria.
- Questa sì che è una bella notizia - la voce di Luisella arrivò vivace attraverso il telefono.
- Dovrete spiegarmi come posso esservi utile, ammesso che ne sia capace – disse Valeria.
- Di questo non dubito neppure. Domani viene proprio a puntino. Paolo ed io dobbiamo recarci a Lecco presso una fabbrica di maglieria che ci regalerà alcuni fondi di magazzino. Dovrai semplicemente accompagnare due anziane signore al vicino discount e aiutarle con la spesa. Poi arriverà Mario a darti una mano per la preparazione del pranzo. Di solito abbiamo una decina di persone a mezzogiorno. Ce la fai a essere qui per le dieci? - chiese Luisella.
- Farò il possibile - assicurò Valeria.
Ci aveva riflettuto per una settimana, attanagliata come sempre dai dubbi. Ne aveva parlato con Sandro che si era mostrato del tutto indifferente riguardo alla sua decisione, come del resto Simona, entrambi troppo presi dai loro problemi quotidiani. Aveva quindi pensato di mettersi alla prova, e avere un pretesto per uscire di casa. Arrivò al Rifugio all'ora stabilita, il pallido sole di febbraio aveva migliorato le condizioni delle strade. Luisella e Paolo partirono dopo averle riferito le ultime istruzioni. Poco dopo arrivò Mario, un simpatico sessantenne in tuta ginnica che si offrì di accompagnare le due anziane al supermercato, se lei se la sentiva di preparare il sugo per la pasta. Valeria accettò la proposta e si accinse a cucinare sperando di non sbagliare le dosi. Per mezzogiorno era stato tutto predisposto e gli ospiti cominciarono ad arrivare. Per primo il signor Emilio accompagnato da Dolly, la sua cagnetta.
- Ma lei non è Luisella... - disse l'anziano perplesso, rimanendo sulla soglia.
- Evidentemente no - rispose Valeria scostandosi i capelli dal viso.
- Allora andiamo Dolly, vieni via! - disse Emilio in tono poco convinto, mentre il suo sguardo vagava avidamente all'interno del salone.
- No, la prego non se ne vada - lo invitò Valeria, - sono un'amica di Luisella e oggi la sostituisco.
- Molto lieto signora, io sono Emilio Pasotti... per servirla – le disse con antica cavalleria.
- Mi scusi signor Emilio ma io non conosco ancora tutti gli ospiti del Rifugio, lei viene qui spesso?
- Tutti i giorni da quando lo hanno aperto. Vengo qui a pranzare - Emilio si sedette a uno dei tavoli, mentre Dolly si buttava a terra a pancia all'aria per farsi accarezzare da Valeria. Emilio conservava un aspetto distinto sebbene i suoi indumenti fossero logori, le sue scarpe seppur lucidissime apparivano molto consumate. Emilio aveva seguito con lo sguardo l'esame a cui l'aveva sottoposto Valeria e, come per scusarsi, le parlò con voce sommessa:
- Percepisco una pensione molto modesta che mi basta appena per pagare l'affitto e le bollette. Per questo vengo a pranzare qui, ma stia tranquilla mi basta un piatto di pasta e un poco di compagnia.
- Ma certo, la servo subito - disse Valeria sorridendogli.
Poco dopo arrivarono anche Dragan e Samir, due ragazzi che Valeria aveva osservato lungo il viale principale mentre si offrivano di lavare i vetri agli automobilisti fermi al semaforo. In seguito giunse una vecchina che portava un berretto di lana a righe sopra i capelli grigi arruffati. Indossava un largo cappotto e degli stivali sformati. Teneva in mano una busta di plastica colma di cianfrusaglie. Per ultimo arrivò l'uomo di colore che vendeva la sua povera mercanzia davanti al discount. Valeria e Mario cominciarono a servire i maccheroni, distribuendo un panino e un'arancia a testa.
-Non mettetemi vicino la “signora dei passeri”, puzza terribilmente e mi toglie l'appetito - borbottò il signor Emilio.
Purtroppo era vero, la vecchina emanava un odore piuttosto acre. Valeria le si avvicinò chiedendole se le avesse fatto piacere fare una doccia calda prima di andarsene. La “signora dei passeri” come la chiamava Emilio, la gratificò con un dolce sorriso sollevando uno sguardo allegramente folle.
- Voglio solo mangiare in pace un piatto di pasta - affermò con decisione sedendosi a un tavolino lontano dagli altri commensali. Dopo aver mangiato afferrò furtivamente il panino che Emilio aveva avanzato e lo nascose nella busta di plastica. Valeria e Mario avevano osservato il gesto e l'uomo sorrideva sotto i baffi.
- Ruba il pane per darlo da mangiare ai passeri - spiegò a Valeria – è uno spettacolo vederla in azione, si ferma accanto a quei tre alberi che sorgono sulle rive della roggia e gli uccellini le svolazzano attorno cinguettando, alcuni mangiano direttamente dalla sua mano.
Dragan e Samir indugiavano a tavola dopo aver divorato la razione più che abbondante che Valeria aveva servito. Avevano il viso segnato da cicatrici e occhiaie profonde. I pantaloni luridi che indossavano gli cadevano fin sotto le scarpe.
Vogliamo vedere se troviamo qualche capo di abbigliamento che possa andarvi bene? - propose quindi.
No mama - le rispose Dragan usando l'affettuoso appellativo - se io vestito buono gente non dare elemosina.
Valeria scosse il capo sconsolata.
Quando tutti gli ospiti se ne furono andati Mario aiutò Valeria a rigovernare. La donna gli appariva turbata dalle diverse realtà con cui era venuta a contatto. Nel pomeriggio arrivò Gabriele seguito da Jasmine e Amhed. Poco dopo anche Paolo e Luisella arrivarono portando vari scatoloni che si affrettarono ad aprire con l'entusiasmo di bambini la mattina di Natale.
- Ecco, queste maglie di lana pesante, anche se un po' ingiallite andranno benissimo per Emilio che soffre di reumatismi. Vediamo se c'è anche qualche pigiama che possa andar bene ai bambini - disse Paolo.
Poi tutta la merce venne sistemata sugli scaffali. Si era fatto buio quando Valeria lasciò il Rifugio. Durante il lungo viaggio di ritorno da quell'estrema periferia alla sua abitazione, ebbe modo di riflettere sulla giornata trascorsa. Aveva conosciuto persone che non avrebbe mai pensato di incontrare così da vicino nella sua vita. La dignitosa miseria di Emilio, l'allegra follia della “signora dei passeri”, la tragica giovinezza dei due ragazzi rumeni, la rattristavano, ma in qualche modo si sentiva arricchita da quella nuova esperienza. Sentiva che forse aveva trovato la sua collocazione per quegli ultimi anni che non le sembravano più così vuoti.

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