L'IRONIA E L'UMORISMO DI UN'ATTRICE INTELLIGENTE

Fra i molti nomi che nel campo dello spettacolo la nostra televisione annovera, e fra i pochi che hanno ottenuto il plauso nel corso degli anni quello della milanese Franca Valeri sta tra i primi della lista. Una lista onorevole questa, non disgustosa come quella che durante le leggi razziali aveva segnato anche il nome ell'attrice, che rischiò di essere imprigionata e poi persino soppressa. E questo probabilmente sarebbe successo se un impiegato dell'anagrafe non le avesse fornito una carta di identità falsa. Perché Franca era ebrea per parte del padre, di cognome Norsa, ed era nata il 31 luglio 1920, a Milano.
Ebbe quindi modo di vivere tutto il ventennio più i due ultimi anni di guerra. Negli anni '40 conobbe Vittorio Caprioli, che poi avrebbe sposato nel 1960 restandone moglie fino al 1974. Con lui nascerà a partire dai primi anni '50 il cosiddetto teatro de "I Gobbi", insieme dapprima ad Alberto Bonucci, e poi con Luciano Salce. Franca Valeri nello stesso periodo cominciò a fare cinema, esordendo nel 1950 con il film "Luci del varietà", diretto da Lattuada e Fellini. L'anno successivo Mondadori le pubblicherà il libro "Il diario della signorina snob", che segue quello famosissimo di Gian Burrasca e precede quello di Bridget Jones. Il libro fu illustrato da Colette Rosselli, moglie di Indro Montanelli e pittrice di talento, che dipingeva i soggetti trattati con il pennello mentre il marito usava farlo con la famosa lettera 22. La signorina snob è uno dei tre personaggi chiave della Valeri, chiave capace di aprire le porte che si affacciano sul palcoscenico dello spettacolo teatrale. Valeri, che nel frattempo aveva adottato questo nome prendendolo da quello del poeta francese Paul Valéry, aveva creato anche Cesira la manicure e soprattutto la signora Cecioni, popolana romana eternamente al telefono con mammà. Ne acquisisce anche la parlata, affacciandosi agli schermi televisivi nei primi anni della nostra televisione in programmi cult quali Studio Uno e Sabato sera, facendo esclamare al romano doc Aldo Fabrizi: "Ahò: ma sei più romana de me!".
L'ironia priva di volgarità è merce rara in tv, perché se la volgarità supplisce spesso a una certa mancanza di spessore, un testo che ne può fare a meno sta a significare che possiede in sé idee sufficienti a poter soddisfare il pubblico e a non mortificare la sua intelligenza. Lo stile di Franca Valeri è sempre stato basato sull'ironia, e l'ironia, a differenza del sarcasmo, non demolisce ma scalfisce con le sue punture azzeccate e scolpisce, fino a modellare i propri bersagli umanizzandoli, trasformandoli dalla primigenia creta e dalla successiva cretineria che li contraddistingue in vere sculture. La Valeri in seguitò si unirà a un direttore d'orchestra: Maurizio Rinaldi. Per il teatro Franca dirigerà varie commedie "La strana coppia" e "L'appartamento", nonché opere liriche. Il suo film più recente "Tosca e le altre due", uscito nel 2003 ricavato da una sua commedia, mentre quello più famoso è "Basta guardarla", del 1970, scritto fra gli altri dalla bravissima Iaia Fiastri, autrice di "Aggiungi un posto a tavola" e "Alleluia brava gente". A dirigere il film e a cointerpretarlo fu il suo vecchio partner teatrale Luciano Salce, nei panni di uno scalcinato attore di avanspettacolo, ruolo inizialmente offerto a Ugo Tognazzi che dapprima non accettò per poi in seguito pentirsene.
Coetanea di Alberto Sordi recitò con lui in molti film, tra i quali "Il vedovo", che forse resta quello più famoso per l'appellativo di "Cretinetti" da lei improvvisato sul set. A metà degli anni '90 tornò in televisione a fianco di Gino Bramieri nella sitcom "Norma e Felice", sulle reti Mediaset. Franca Valeri si può considerare l'antesignana di un umorismo di stampo milanese che affianca quello del grande Gino Bramieri e precede quello di Renato Pozzetto e di altri attori del teatro milanese. Mario Cervi, giornalista, diceva che non gli piaceva quando un certo ambiente centro-meridionale prendeva in giro Milano e i milanesi, lui che milanese oltretutto non era essendo nato a Crema e facente parte a buon titolo della crema dei giornalisti. E a lui ci possiamo unire anche noi, perché la serietà che spesso pervade la vita della nostra città va rispetta e imitata. E a questo Franca Valeri ha dato di certo il suo notevole contributo.

Antonio Mecca 

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