L'ITALIA SULLA GRATICOLA

Scritti e disegni per 'Il Borghese' 1963-1964

Fra le letture d'estate vi è da mettere senz'altro quella relativa al nuovo libro di Guareschi uscito di recente, pur non essendo recente il suo contenuto visto che il padre di Don Camillo e Peppone è morto da 51 anni, il 22 luglio 1968, all'età di 60 anni. E a proposito dei due personaggi feticcio del grande scrittore emiliano questo libro pubblicato come tutti i precedenti da Rizzoli accoglie diversi racconti della famosa coppia, insieme ad articoli di stampo politico (taluni non pubblicati perché probabilmente scartati dal giornale), a vignette del medesimo tenore risaltanti nella gustosa grafica e risultanti divertenti. Il titolo del volume, di ben 450 pagine, è: "L'Italia sulla graticola. Scritti e disegni per 'Il Borghese' 1963-1964', ed è relativo al periodo in cui Giovannino Guareschi, orfano dal 1961 del settimanale da lui fondato "Candido", aveva preso a collaborare al settimanale "Oggi", a "Il Borghese", e a "La Notte". Il suo impegno politico non è diminuito da quando: all'indomani della fine della seconda guerra mondiale, fondò "Candido" nel 1946 per poi affondarlo nel 1961, precedendo in volata Rizzoli che intendeva chiuderlo di sua iniziativa per ragioni politiche. Allora vi era: aprile 1948, il pericolo comunista che incombeva alle porte nelle imminenti elezioni referendarie e contro il quale si schierarono, fra gli altri, Guareschi, Montanelli, Longanesi, Giovanni Mosca, Jacovitti. Dopo una battaglia senza esclusione di colpi: di penna, la vittoria arrise alla Democrazia Cristiana così come - due anni prima - per ciò che riguarda il referendum arrise alla repubblica nei confronti della monarchia. Questa volta vi era in gioco la libertà e la vittoria della DC -e dei suoi partiti satellite- evitò probabilmente al Paese di finire arenato sull'ultima spiaggia che il comunismo rappresentava. Con il passare del tempo però Guareschi si accorse che la vittoria più che a rinvigorire la Libertà rinvigoriva la Libertas, con tutto il proprio apparato di piccoli, medi e grandi onorevoli spesso ben poco onorevoli, i quali percorrevano la loro strada lasciando  i poveri cristi. Guareschi iniziò così ad attaccare la Balena-democristiana, ma come il capitano Ahab finì male dovendo sorbirsi l'acqua salata dell'oceano, così Guareschi dovette sopportsare quella ugualmente amara del carcere di San Francesco a Parma. Ciò non gli impedì, in cella, di continuare a scrivere e disegnare. Nel decennio dei Sessanta Nino Guareschi già in precedenza ammalatosi di ulcera, dovette subire anche i contraccolpi del cuore che troppo affaticato gli darà seri problemi facendolo poi morire, ad appena 60 anni, mentre si trovava con la famiglia a Cervia.
Il libro "L'Italia sulla graticola" si apre con una lettera pubblica a Pier Paolo Pasolini, autore del primo tempo del film documentario "La Rabbia", il cui secondo tempo fu realizzato da Guareschi. Nella prima parte il regista affidò il commento delle immagini da lui montate alle voci di Bassani e Guttuso mentre nella seconda Guareschi affidò il commento da lui scritto alla voce dell'attore Carlo Romano, doppiatore di Fernandel in Don Camillo. Quella fu una furbata non da poco perché la voce calda e simpatica del doppiatore si contrapponeva uscendone e riuscendone vincente su quelle amorfe e lugubri del duo G.B.: i grand brothers comunisti e almeno per ciò che riguarda il pittore siciliano, miliardari.
A Guareschi. così come a Giuseppe Marotta, Pasolini non piaceva per la sua spocchia e per la blasfemia dimostrata nella realizzazione dell'episodio del film "Ro.go.pag", dove secondo lui P.P.P aveva sbeffeggiato la crocifissione. Inoltre era preoccupato perché il lugubre regista friuliano-emiliano si stava accingendo a realizzare "Il vangelo secondo Matteo". E chi lo sa cosa avrebbe potuto aggiungere se fosse vissuto fino alla metà degli anni '70 avendo modo di visionare la trilogia "Decameronica" e il terribile "Salò", crudele nelle efferate scene di violenza e pornografico in quelle di nudo maschile e femminile, ispirato - secondo il suo autore - alle opere del marchese De Sade.
Il libro di Guareschi è da leggere ma non per forza di cose da condividere appieno, perché alcune sue posizioni e opposizioni: contro le donne, contro i neri, contro le cosiddette conquiste dello spazio oppure le inossidabili simpatie monarchiche rischiano di inficiare tutto il resto che al contrario è ottimo e abbondante non come un rancio di caserma bensì come un pasto sano e ben cucinato.   

Antonio Mecca


 

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