L’USCITA PROIBITA di Albertina Fancetti

PUNTATA SEDICESIMA

Il freddo si era fatto ancora più pungente e il giubbotto di pelle non bastava certo a proteggerla.

Attraverso le strade anguste, debolmente illuminate da pochi lampioni, giunsero in piazza del Duomo e si fermarono sotto i portici dove sorgeva il famoso “Caffè Carini”. Attraverso le porte spalancate del locale proveniva un odore di salumi, liquori e segatura. Una strana mescolanza di personaggi sembrava riunita in un sabba che il barista dirigeva con grande divertimento. Uomini maturi discutevano di affari con il bicchiere in mano, mentre alcuni giovani contrattavano il prezzo delle prestazioni di alcune cocottes di alto bordo, eleganti e profumate.

Stava ormai sorgendo l’alba, quando dall’altra parte della piazza si avvertì lo scricchiolio di carrettino ornato di fregi argentati in stile rococò, nell’aria umida si diffuse un profumo di caffè scadente. Alcune persone apparse dal nulla gli si affollarono intorno, nel tentativo di scaldarsi le mani e la gola con il liquido bollente, servito in piccoli boccali di alluminio. Rappresentavano il popolo della notte, prostitute, papponi, ruffiane, “ligera” e qualche questurino di ronda. Rubina osservava incuriosita lo strano rituale del “Cafè del genoencc” divenuta una curiosa istituzione milanese. A un tratto la vecchina prese a strattonarle il braccio per attirare la sua attenzione. Un uomo si stava avvicinando, camminava curvo, la barba rossiccia gli scendeva fino al petto e i baffoni gli coprivano la bocca generosa. Si guardava intorno con espressione bonaria fumando la pipa. La mendicante lo fermò porgendogli la mano aperta. L’uomo fece cadere una moneta pescata dalle capienti tasche del suo pastrano. 

- Tieni Teresina vai a prenderti il caffè - disse con voce profonda. Quindi si volse verso Rubina con aria estasiata - Che meraviglia questi orecchini! - disse sfiorandoli con delicatezza. - E che profumo esotico… da dove arriva questa meravigliosa creatura? 

Rubina rimase senza parole davanti al volto di Luigi Conconi, il suo pittore scapigliato. 

- Non può essere vero … - mormorò con un filo di voce.

- Lei mi conosce? – chiese il pittore.

- Ma certo che la conosco, ho letto molte cose sul suo conto e ne sono rimasta affascinata - rispose la ragazza palesemente emozionata.

- Ma davvero? Allora dovrò farle un ritratto, venga a trovarmi nel mio studio. Abito nel sottotetto della torre di Palazzo Spinola, in via San Paolo al numero 10. –

- Ci verrò con piacere così potrò finalmente ammirare tutti i suoi quadri - disse Rubina entusiasta.

Il pittore la guardò intensamente sollevandole il mento. 

- L’aspetto - e sparì inghiottito dalla pesante foschia che aveva invaso la piazza. Rubina si guardò intorno smarrita, ma Teresina la stava aspettando sorbendo con evidente piacere la sua tazza di caffè. 

- Come farò a ritrovarlo? - chiese la ragazza. Teresina non rispose, sospingendola verso la via da dove erano arrivate. Al primo bivio si scontrarono con i signori Rossetti che stavano tornando verso casa. La signora si stringeva nel prezioso scialle di pizzo bianco, il marito le camminava accanto con il solito atteggiamento impassibile. Rubina si accinse a seguirli, volse il capo per salutare Teresina, ma la mendicante era scomparsa come il pittore. Il tragitto di ritorno le parve molto più lungo e sfiancante. Alcune figure volteggiavano nei vicoli oscuri simili a spettri, grida smorzate e strida di volatili attraversavano l’atmosfera immota. Quando giunsero al portone di via Del Guast la ragazza si sentiva sfinita. Il signor Rossetti aprì la pesante serratura e fece entrare la moglie. Rubina ebbe appena il tempo di insinuarsi dietro la donna. Nel cortile segnava ancora una profonda oscurità. La ragazza raggiunse il secondo piano a piedi, preferì lasciare l’uso dell’ascensore alla coppia. Entrò in casa senza far rumore nel timore di svegliare Adalgisa. Non appena ebbe varcato la soglia, l’antico orologio a cucù posto nel corridoio batté dodici rintocchi. Giunta nella sua stanza volle controllare sul suo orologio da polso e constatò che anch’esso segnava la mezzanotte, come del resto la piccola sveglia sul comodino. Rubina si sedette a riflettere sulla recente avventura. La città che si estendeva al di fuori dell’uscita proibita era un luogo ameno, assolutamente fuori dal tempo.

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