L’USCITA PROIBITA di Albertina Fancetti

19ESIMA PUNTATA

Ebbene, ora stava tornando da Domaso, e la sua percezione riguardo alla sua famiglia non era affatto cambiata. Il treno arrivò alla stazione dove Marco la stava aspettando. 

- Ciao Rubina sono felicissimo di rivederti, ma come mai hai anticipato il tuo rientro?

È una storia piuttosto complessa, ho bisogno del tuo aiuto per risolvere un enigma, anche se sono sicura che penserai che sono pazza - disse Rubina. 

- Guarda che ho già capito che sei un po’ pazzerella, ma mi piaci proprio per questo. 

- Rubina tacque abbassando lo sguardo, non voleva metterlo in imbarazzo, notando quanto fosse arrossito nel proferire quelle parole. 

- Dobbiamo parlarne con calma Marco. Ti va di venire a casa mia?

- Volentieri, se la tua coinquilina non ha nulla in contrario - rispose il ragazzo.

- Adalgisa è una persona dolcissima e sono sicura che le piacerai molto.

Salirono sulla metropolitana che li lasciò alla stazione Garibaldi, da li percorsero corso Como, insolitamente tranquillo a quell'ora del mattino. Proseguirono per corso Garibaldi chiacchierando di vari argomenti, cercavano così di allontanare la tensione provocata dalla misteriosa faccenda che stava a cuore a entrambi. Svoltarono in via Anfiteatro e raggiunsero il numero 14. Rubina suonò ripetutamente al citofono, ma nessuno le rispose. Ne dedusse che Adalgisa si fosse recata in visita da qualche parente. Aprì quindi il portone con le sue chiavi. Il palazzo appariva molto silenzioso, neppure il solito miagolio di Menelik ne turbava la quiete.
Saliti al secondo piano la ragazza varcò la soglia dell'appartamento e rimase subito colpita dall’odore stantio che vi regnava. Corse a spalancare le finestre del salotto. La luce improvvisa che inondò il locale mise in risalto la coltre di polvere grigia che ricopriva i mobili. Sembrava che Adalgisa fosse assente da molto tempo, mentre Rubina ricordava di averla salutata appena due giorni prima. 
- Sembra che questo posto sia disabitato da un sacco di tempo - disse Marco sorpreso. 
- Invece ti assicuro che non è così. Questo è davvero strano, come del resto tutto ciò che accade in questo palazzo - disse Rubina sconcertata.
- Sarà meglio che mi racconti tutto dal principio - disse Marco.

- Allora siediti perché è una storia lunga. 

Rubina gli raccontò la strana vicenda che l'aveva vista protagonista fin dalla sera del suo arrivo a Milano. Gli descrisse i personaggi bizzarri nei quali si era imbattuta in quel palazzo che ora appariva disabitato. L’incredibile avventura vissuta nella notte al ritorno dalla cena e infine il singolare colloquio avuto con Neera.

- Quindi tu avresti deciso di uscire da questo portone proibito proprio oggi che, guarda caso, è la Festa dei Morti? - disse Marco con un'espressione perplessa.

- Ebbene sì, e volevo proporti di venire con me così potrai vedere quello che esiste al di fuori di quell’uscita e confermarmi che non sono impazzita - disse Rubina. 

- Questa faccenda mi incuriosisce molto, anche se la trovo a dir poco inquietante - disse Marco.

- Allora verrai con me? 

- Ci proverò, ma se il palazzo è disabitato come faremo a uscire senza la collaborazione dei signori Rossetti? 

- Hai ragione… ma Adalgisa possiede certamente una chiave di quel portone, si tratta solo di trovarla. 

Rubina cercò nel salotto, ma tutti i cassetti erano chiusi a chiave. Si recò quindi in cucina, la vecchia borsa della spesa di Adalgisa era appesa al solito posto. Frugandovi all'interno trovò un consunto borsello che conteneva monete da tempo fuori corso. 

- Queste monete potrebbero servirci nella città vecchia - disse a Marco, riponendo il borsellino nel suo zainetto. Disperava ormai di trovare quello che cercava, entrò quindi in camera sua e spalancò le imposte. La tenue luce autunnale invase la stanza. Una grossa chiave di ferro era posta in bella vista sullo scrittoio accanto ai libri della ragazza. Sembrava fosse lì ad aspettarli. Rubina e Marco si guardarono attoniti.

Come si dice SCUOLA?

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di Pietro Giuliano Pozzati
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