L’USCITA PROIBITA di Albertina Fancetti

TERZA PUNTATA

La svegliarono lame di luce insinuate tra le liste delle persiane, in mezzo a cui danzavano pulviscoli dorati. Rubina si stiracchiò assaporando una insolita sensazione di benessere. Balzò dal letto con sorprendente energia e spalancò la finestra. Il cortile aveva un aspetto ordinato, al centro si innalzava una splendida magnolia, mentre un fitto fogliame di edera ne ricopriva le pareti posteriori. L’enorme lucchetto che serrava il secondo portone luccicava ai primi raggi del sole. La leggera brezza autunnale le portò alle narici un goloso profumo di caffè… la città si stava risvegliando. La ragazza si rinfrescò nel bagno, mentre dalla cucina provanivano rimori di stoviglie. Pochi minuti più tardi, abbigliata con i soliti jeans, una camicetta a righe e un golfino annodato in vita, si affacciò alla soglia e salutò la padrona di casa. 

- Buongiorno cara! La colazione è pronta - disse Adalgisa con con sorriso sulle labbra dipinte. - Spero tu abbia dormito bene.

- Sì grazie, da molto tempo non riposavo così - rispose Rubina, pentendosi subito per quella sua istintiva ammissione. Adalgisa non replicò, si limitò a osservarla sottecchi, apparentemente intenta a versarle il caffè. Sulla tavola un vassoio conteneva dei dolci di colore giallo ricoperti di zucchero. 

- Questo dolce è il Pan de Mej, l’hai mai assaggiato? - le chiese poi. - È una tipica ricetta milanese ne preparo sempre in questa stagione.

Rubina ne assaggiò uno, si sentiva ancora affamata e lo trovò delizioso.

- Cosa pensi di fare oggi cara? Non ti sentirai sperduta in questa nostra grande Milano? 

- Vado subito all’università, questa mattina incominciano i corsi. Resterò fuori tutto il giorno, ma tornerò senz’altro per la cena - la informò Rubina. 

- Molto bene allora ci faremo compagnia. Questa sera riceverò alcuni ospiti ai quali mi farebbe piacere presentarti. 

Rubina assentì senza rispondere, avvertiva una famigliare contrazione allo stomaco. 

- Adesso devo proprio andare - disse, trangugiò gli ultimi sorsi di caffè e corse alla porta.

Uscita di casa, decise di scendere le scale anziché servirsi del vetusto ascensore. Al primo piano, dall’appartamento situato sotto quello di Adalgisa, proveniva un miagolio furioso che sfociava in un ringhio felino. Un rumore metallico che ricordava lo stridere di una catena si avvicinava alla porta seguito da un frenetico grattare di unghie sull’uscio di legno. Rubina sollevò lo sguardo sulla targa di ottone che riportava a caratteri elaborati il nome dell’inquilina: Giuliana Gallo. 

- Questo palazzo deve essere abitato da ben strani personaggi - pensò divertita. Scese le ultime rampe di scale, mentre il lamentoso miagolio scemava alle sue spalle. La giornata era splendida, un insolito cielo turchino sovrastava la città e una brezza frizzante ne sollecitava la ben nota energia. 

Rubina raggiunse la facoltà di Lettere Moderne in via Festa del Perdono e ne ammirò la bella costruzione. Sotto gli antichi chiostri si aggiravano gli studenti, una moltitudine di giovani dall’aria indaffarata. Raggiunse l’aula dove si teneva il corso che le interessava e prese posto accanto a un ragazzo dall’aria timida che la osservò per tutto il tempo. Le esili dita di Rubina sembravano volare sul quaderno, mentre prendeva appunti in modo frenetico. Quando il seminario ebbe termine il ragazzo si fece coraggio: 

- Ciao, io sono Marco - le disse sorridendole.

- Ciao, mi chiamo Rubina - rispose la ragazza.

- Mai conosciuto nessuno con questo nome, da dove vieni? 

- Sono di Domaso, un piccolo paese sul lago di Como, e tu?

- Sono siciliano, ma vivo a Milano da quando ero piccolo, tu dove vivi?

- Sono in pensione da una signora che abita nei pressi di via Legnano.

- Come mai hai scelto questa facoltà?

- Mi interessa la storia dell’arte, sono affascinata dal periodo della Scapigliatura e dagli artisti che ne hanno fatto parte. In particolare sono alla ricerca di un quadro che si chiama l’Antro del Mago del pittore Luigi Conconi. Sono rimasta colpita dalla sua biografia, sembra sia stato un personaggio molto particolare e questo quadro ne rappresenta a pieno la sua personalità alquanto bizzarra - spiegò Rubina.

- Sai che ti dico… anche tu mi incuriosisci molto, ho l’impressione che anche tu sia un po’ “scapigliata” - disse Marco ridendo. Rubina gli sorrise ma fu un attimo. Ben presto i suoi occhi grigi ripresero un’espressione pensosa e un po’ triste.

- Ciao Marco, ora devo proprio andare, forse ci vedremo nei prossimi giorni. 

- Ciao Rubina! Ci conto. 

La ragazza si allontanò camminando eterea attraverso i chiostri. Marco rimase a lungo a osservarla. Avrebbe tanto voluto avere l’aspetto e la loquacità del suo amico Davide, il più disinvolto dei suoi compagni, per poter far colpo su quella strana ragazza, invece era sempre il solito Marco, basso e mingherlino con la faccia da coniglietto, i jeans con la riga che la domestica si ostinava a stirarli,

e la serie di Lacoste azzurre e gialle tanto perfette da risultare banali. 

-Luigi Conconi… mai sentito nominare. Farò una ricerca su internet così se la rivedrò avrò un argomento di cui parlarle- pensava Marco mentre si incamminava verso il bar a raggiungere gli amici.

Come si dice SCUOLA?

di Renata Freccero

STIRPE DI DONNE

di Albertina Fancetti
EDB Edizioni

EUCRAZIA - Il buon Governo

di Pietro Giuliano Pozzati
EDB Edizioni