L'USCITA PROIBITA PUNTATA XXII

Di Albertina Fancetti

Della misteriosa scomparsa di Rubina si occuparono le forze dell'ordine, i giornali e perfino un noto programma televisivo, al quale parteciparono entrambi i genitori, affranti, e nuovamente uniti nell’inviare alla figlia un messaggio affettuoso, nel quale la pregavano di tornare presto a casa. Marco venne interrogato ripetutamente e senza troppi riguardi presso la questura, era stato l'ultimo a vedere la ragazza prima della sua sparizione. L'ispettore La Rocca osservava il ragazzo con attenzione. Era molto educato, appartenente a un’ottima famiglia e incensurato, tuttavia il poliziotto aveva imparato a non fidarsi delle apparenze, oltretutto nel racconto di Marco vi erano diverse lacune.

- Allora Marco hai dichiarato di aver accompagnato Rubina Rimoldi in via Anfiteatro e di essere salito con lei nell'appartamento dove si trovava a pensione, giusto? 

- Sì, l'ho già ripetuto mille volte e lo confermo anche adesso - rispose il ragazzo esasperato.

- Non c'era nessuno nella casa? 

- No, sembrava disabitata da molto tempo, c'era polvere dappertutto e odore di chiuso.

- Allora cosa avete fatto… avete avuto rapporti sessuali?

- Assolutamente no! Rubina non era quel tipo di ragazza… lei sembrava eterea, come se fosse al di sopra di ogni cosa. E poi ci conoscevamo solo da un mese - rispose Marco indignato. 

La Rocca lo osservò con espressione dubbiosa, aveva le sue idee riguardo alla disponibilità di certe ragazzine.

- Avete bevuto o mangiato qualcosa? - chiese poi.

- Non mi ricordo, ma mi sembra di no. Rubina aveva deciso di andare da qualche parte, ma non riesco a ricordare dove volesse andare… continuo a pensarci ma proprio non mi viene in mente.

- Facevate uso di stupefacenti? Certe sostanze provocano amnesie o confusione mentale - insinuò l’ispettore. 

- Non ho mai assunto niente del genere e credo neppure Rubina, era già abbastanza strana così com’era - disse Marco.

- Cosa intendi dire con “strana”, spiegati meglio - insistette La Rocca.

- Beh, tanto per cominciare era evidentemente anoressica. Poi era fissata con quel suo pittore sul quale voleva scrivere la sua tesi, Luigi Conconi se ricordo bene. L'avevo accompagnata presso un’associazione dove aveva avuto modo di vedere alcuni suoi quadri, ma non quello che lei cercava. Un dipinto che rappresentava un soggetto bizzarro con dei gatti appesi e un rospo.

La Rocca si accarezzava la barbetta rossiccia che gli cresceva sul mento, nei suoi occhi nocciola si leggeva una certa perplessità.

- Che rapporti aveva con i genitori? Te ne aveva parlato? - chiese poi.

- Evitava l'argomento, ma non credo fossero idilliaci. Quando è partita per Domaso, dove abita la madre, mi aveva detto di volersi fermare lungo tutto il ponte dei morti, invece era tornata il giorno seguente e mi aveva chiesto di aspettarla alla stazione - disse Marco. 

- Va bene Marco, puoi andare, ma rimani a disposizione - lo congedò l’ispettore.

Il giorno seguente La Rocca si recò in via San Paolo recando le foto della ragazza scomparsa. Il portiere in livrea la ricordava bene. Anche l’anfitrione che aveva guidato Rubina presso l'associazione mostrandole i quadri del Conconi, si rammentava della graziosa ragazza e fu gentile e disponibile con gli inquirenti, ma purtroppo dovette ammettere che Rubina non si era più fatta viva dopo quella sua prima visita.

Venne contattato anche Mario Vanzaghi, nipote della defunta signora Adalgisa. 

- Sono anni che non riesco ad affittare l'appartamento della nonna. Sono spesso all'estero per lavoro e non avrei il tempo di gestire la cosa, dovrei decidermi a venderlo… mi dispiace, ma non so proprio nulla riguardo alla signorina Rimoldi - disse l’uomo.

Venne eseguito un sopralluogo nell'appartamento con particolare attenzione alla stanza che era appartenuta a Rubina. Venne spalancata la finestra che dava sul cortile interno, circondato da un muro rivestito da una splendida edera rampicante. Un leggero rilievo sulla parete più lunga rivelava la presenza di un secondo portone che risultava essere stato murato da tempo.  La madre di Rubina riconobbe alcuni oggetti appartenenti alla figlia, compreso un abito di maglia rosa cipria, in stile anni settanta, che Rubina le aveva scippato dal suo armadio. Vennero passati al setaccio tutti gli ambienti milanesi dove si sospettava la presenza di gruppi satanisti e sette pseudo-religiose, ma nessuno aveva mai visto Rubina frequentare quei luoghi. Vennero valutate diverse segnalazioni che si rivelarono infondate. Dopo alcune settimane si entrò nella magia del periodo natalizio e la scomparsa dell’ennesima ragazza venne presto dimenticata.

Albertina Fancetti

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