L'USCITA PROIBITA PUNTATA XXIII

Di Albertina Fancetti

Alcuni giorni prima di Natale, un grosso pacco dalla forma quadrata, venne recapitato in via San Paolo, all'attenzione del gentile signore dagli occhi azzurri, che aveva guidato Rubina nella sua escursione. Non riportava alcun mittente. Era avvolto da una grossa carta marrone che emanava un odore molto acuto, quasi sgradevole. Incuriosito l'uomo lo aprì con impazienza aiutato dalla giovane segretaria. Venne alla luce un ritratto che riportava il volto di una giovane fanciulla. Sullo sfondo color pesca risaltava l’abito di velluto rosso, che sembrava luccicare sotto le sapienti pennellate e valorizzava il pallido incarnato della modella dai capelli corvini raccolti sulla nuca. Dei pendenti di oro brunito e granati le ornavano le piccole orecchie. Il sorriso raggiante era incantevole e si estendeva fino allo sguardo luminoso dei bellissimi occhi grigi. L'uomo lesse la firma che risultò essere quella di Luigi Conconi.

- Ma non può essere… a meno che non si tratti di un dipinto sconosciuto, forse appartenuto a qualche estimatore. Non ricordo però di aver sentito parlare di un ritratto di questo tipo, non mi pare neanche che risulti nel catalogo delle sue opere. Dovrò controllare. Non capisco chi possa averlo inviato a noi… così poi… senza un mittente - disse trasecolato, continuando a osservare il ritratto.

- Eppure questo viso io lo conosco, ne sono sicuro. Non ricordo dove, ma mi è familiare –

- Scusi dottore, anch'io mi ricordo di questo viso, ma non l'abbiamo visto in un quadro, bensì nella fotografia che ci ha mostrato quell’ispettore di polizia che è venuto da noi alcuni giorni or sono - disse la segretaria.

- Hai ragione Francesca, questo è il volto della ragazza scomparsa. Avviso subito quell’ispettore, La Rocca mi pare si chiami e devo aver tenuto il suo numero di telefono. 

Alcuni giorni dopo, un ristretto numero di persone si trovavano in un’elegante saletta raggruppate intorno al misterioso ritratto della ragazza. Vi erano i genitori di Rubina, Marco, l’ispettore e un perito della scientifica. Il quadro era stato analizzato da diversi esperti che avevano stabilito che la tela sottostante aveva rappresentato l’inquietante dipinto intitolato “L’antro del mago”. Il pittore vi aveva sovrapposto l'immagine della ragazza, realizzato con colori d'altri tempi, differenti dalle composizioni attuali di tali tempere. I genitori di Rubina apparivano molto turbati, l’espressione radiosa del suo volto appariva loro del tutto inedita. Marco riconobbe gli orecchini che la ragazza indossava la sera della cena organizzata a casa sua. Il mistero del quadro diede un nuovo impulso alle indagini, vennero setacciati negozi di rigattieri su tutto il territorio nazionale e anche oltre i confini. Interpellati pittori ed altri esperti d’arte. Non si giunse ad alcun risultato, Rubina Rimoldi risultava sempre scomparsa nel nulla. L'associazione di via San Paolo decise di privarsi del dipinto e lo regalò alla madre della ragazza. 

Ora quel quadro è appeso nella casa di Domaso, sopra il caminetto. La madre di Rubina non si stanca mai di guardarlo. I suoi occhi infossati lo percorrono avidi in cerca di una risposta, mentre la spirale di fumo dell’eterna sigaretta sale verso l'alto, increspandogli il viso intersecato da una rete di nuove rughe. Un gattino nero sta accucciato sul tappeto, è un trovatello che qualcuno ha abbandonato proprio nel suo giardino. Ha deciso di tenerlo, anche se è sempre stata allergica al pelo del gatto. Il suo mantello nero e lucido le ricorda i capelli di Rubina e non riesce a fare a meno di accarezzarlo, poi comincia a tossire e sente gli occhi gonfiarsi. Suo marito ha ripreso a viaggiare, cerca di stordirsi con il lavoro, almeno così afferma, ma tanto lo faceva anche prima. 

Paolo, il suo compagno, ha tagliato la corda. Una donna disperata, in preda a sensi di colpa non è più tanto affascinante. Ora è sola, come crede che nessuno sia mai stato così tanto solo prima di lei.

Aveva un bene prezioso che non ha saputo conservare, troppo coinvolta nei suoi problemi di donna. Rubina era un fiore molto raro, per essere coltivato necessitava di attenzioni che non aveva ricevuto. Alla fine il suo stelo delicato era stato piegato dall'anoressia. Ricorda il suo sguardo sempre triste e assorto. Gli occhi grigi che vagavano inquieti alla ricerca di qualcosa che non aveva saputo capire e ora l'aveva perduta. Il gattino solleva la testina tonda, le orecchiette dritte e sembra osservare con attenzione il dipinto, poi miagola dolcemente. 

- Hai ragione, ovunque sia adesso è felice come qui non è mai stata. 


Albertina Fancetti

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