LA CASA TELLIER - Guy de Maupassant

a cura di Stelio Ghidotti

La casa Tellier (La Maison Tellier), 1881, Guy de Maupassant

INCIPIT

   Ci andavano tutte le sere, verso le undici, né più né meno come al caffè.

Si ritrovavano in sei o sette, sempre gli stessi, e non erano dei gaudenti, ma gente perbene, commercianti, giovanotti della città; bevevano il certosino scherzando un poco con le ragazze, oppure parlando di cose serie con Madama, la quale era rispettata da tutti.

   Prima di mezzanotte rincasavano per andare a letto. I giovanotti qualche volta rimanevano.

La casa era familiare; piccola, dipinta di giallo, sull’angolo di una strada dietro la chiesa di Santo Stefano; dalle finestre si vedeva il bacino pieno di bastimenti allo scarico, la grande salina detta “la Chiusa” e , dietro, la costa della Vergine con la vecchia cappella grigia.

    Madama, la quale veniva da una buona famiglia di contadini del dipartimento dell’Eure, aveva accettato quella professione proprio come sarebbe diventata modista o cucitrice in bianco. Il pregiudizio del disonore connesso alla prostituzione, tanto violento e vivo nelle città, non esiste nella campagna normanna. “E’ un buon mestiere”, dice il contadino, e manda il figlio a reggere un harem di ragazze come l’avrebbe mandato a dirigere un collegio di educande.  

    La casa, d’altronde, gliel’aveva lasciata in eredità un vecchio zio che ne era proprietario. Madama e suo marito, che facevano i locandieri nei dintorni d’Yvetot, giudicando più lucrosa l’azienda di Fécamp, avevano subito liquidato la prima, ed una bella mattina erano arrivati per assumere la direzione dell’impresa che stava pericolando, per la mancanza dei padroni.

    Era brava gente che si fece subito voler bene dal personale e dal vicinato. 

Il marito morì di un colpo apoplettico due anni dopo. La nuova professione lo costringeva a una vita sedentaria, molle, e di conseguenza egli era ingrassato molto, ed era morto per troppa salute.

 

FINIS

     A mezzanotte ballavano ancora. Talora una delle donne scompariva e quando la cercavano per formare un’altra coppia si accorgevano che mancava anche un uomo.

“Di dove sbucate?”  chiese scherzosamente il signor Philippe proprio nel momento che il signor

 Pimpesse rientrava con Fernanda.

  “Siamo stati a vedere dormire il signor Poulin,” rispose l’esattore. Questa frase ebbe un successo enorme, e tutti, a turno, salivano a veder dormire il signor Poulin, con qualcuna delle  signorine, le quali si dimostrarono, quella notte, di una gentilezza senza riscontro. Madama chiudeva gli occhi; aveva lunghi colloqui negli angolini con il signor Vasse, come per   definire gli ultimi particolari di un affare ormai concluso.

Finalmente, verso l’una, i due uomini sposati, il signor Tounevau e il signor Pimpesse dichiararono che dovevano andarsene, e chiesero di pagare. Venne conteggiato solo lo sciampagne e, per giunta a sei franchi per bottiglia, invece di dieci, prezzo solito. E poiché si stupirono di tanta generosità, Madama, raggiante, rispose: - Eh, non tutti i giorni è festa.