LA CTTA' S'ILLUMINA... DI NATALE

15:30 del pomeriggio. Linea 60 all'altezza di Via Bronzetti, angolo XXII Marzo in direzione Viale Zara. L'autobus è gremito e le strade di Milano sono intasate di traffico. Tra non molto sarà Natale e un'ora di punta non esiste più.

Una graziosa ragazza griffata scatta foto al cagnolino frou, frou che tiene in grembo e le posta immediatamente su qualche social network; il piccolo quadrupede è agghindato con piumino dorato e pettorina di lustrini. Un'altra fanciulla, a malapena quindicenne, scatta invece foto a se stessa; cosa ci sia di interessante nel contesto di un mezzo pubblico rimane un mistero ma il signore vestito di cenci che le sta alle spalle osserva, senza espressione, la fotocamera diventando involontariamente parte di quell'inutile istantanea.

Un uomo sui cinquanta se la ridacchia di gusto con il suo smartphone: non si capisce cosa stia guardando perché il volume è talmente alto da rendere incomprensibile qualsiasi contesto, fatta eccezione per i peti e i rutti in stereofonia. Un altro, più giovane, è al telefono con una clinica e sta tentando di mettersi in comunicazione con un medico: tempo cinque fermate e tutto l'autobus è edotto sulla sua anamnesi.

All'altezza del conducente, un ragazzo sta litigando con la sua fidanzata; sempre al telefono, naturalmente. Specifica più volte che non è arrabbiato e che non intende essere polemico ma, tra coniugazioni sbagliate e continui “cioè” come intercalare, siamo ormai arrivati in Via Vitruvio.

In questo marasma di persone a capo chino su schermi luminescenti e intenti a diffondere se stessi a sconosciuti, l'unica nota di interazione diretta è un piccolo diverbio. Una madre sale sul mezzo con un passeggino delle dimensioni di una Panda e si affretta, molto poco gentilmente, a far levare tutti di torno dal posto a lei riservato. La fermata successiva sale però un badante che trasporta in sedia a rotelle un'anziana signora; anche a lei spetterebbe quello spazio. La moderna mamma non perde tempo e le ruggisce subito contro che non si può spostare. La cortese badante, dopo un attimo di titubanza, non fa una piega e si accomoda come può. Ma tra carrozzine e carrozzelle la gente è accatastata l'una sull'altra...Tuttavia nessuno molla il cellulare; sono costretti a tenere il telefono talmente vicino al viso che probabilmente ne usciranno abbronzati. 

A tre fermate dal capolinea l'autobus si svuota e di tutta quella calca tecnologicamente indifferente e refrattaria al mondo, rimangono due minute figure. Avranno sì e no vent'anni e salta subito all'occhio che non se la devono passare molto bene. Dormono entrambi. Lui appoggiato con la testa al finestrino e lei accoccolata sulla sua spalla mentre lo cinge con entrambe le braccia. Siamo quasi a fine corsa e io li osservo un'ultima volta prima di scendere. Magari rimarranno ancora su per qualche giro. Fa freddo là fuori.

Spero che questa corsa vi conduca un futuro migliore, ragazzi. Di ciò che rimane della nostra partecipazione, del nostro romanticismo e della nostra empatia avete rappresentato la parte più umana di questo breve viaggio. L'unico tocco di un'antica e perduta poesia meneghina in questa Milano glacialmente digitale. Buon Natale.

E un Buon Natale a tutti voi dalla Redazione di Viveremilano.

 Riccardo Rossetti

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