La libertà che amiamo e disprezziamo

In questi tristi e preoccupanti tempi, dove una guerra locale rischia di trasformarsi in una guerra mondiale, è forse utile dare uno sguardo al passato, a quella seconda guerra mondiale che dal 1939 al 1945 devastò il mondo intero innescata da un folle avido di potere e di conquista. Sembra quasi che certi libri saltino fuori a proposito, affinché possano venire letti e magari eletti a capisaldi di un genere da non scordare. Il libro in questione è il romanzo autobiografico "All'inferno e ritorno", pubblicato nel 1949 dall'autore: Audie Murphy, vale a dire il soldato americano più decorato della seconda guerra mondiale.
Non sappiamo se l'autore sia stato proprio lui o solo lui; sappiamo però che il romanzo: lungo oltre 300 pagine ottimamente tradotte da Gilberto Forti è indubbiamente ben scritto, in prima persona al presente, ricco di battute nelle quali gli americani sono maestri nonché di scene di inevitabile azione. Murphy era originario del Texas, nato a Kingstone il 20 giugno 1924 e sesto di dodici figli, che il loro padre pensò "bene" nel 1936 di abbandonare al loro destino insieme alla povera madre, che sarebbe morta quando il futuro eroe aveva solo 16 anni. Il giovane Audie all'età di dodici anni, pensò bene di andare a lavorare per mantenere la famiglia formata oltre che dagli undici fratelli anche dalla madre, cagionevole di salute. Raccolse così il cotone per la misera paga di un dollaro al giorno, fu in seguito magazziniere e lavorò in un laboratorio di riparazioni di apparecchi radio. Nel frattempo si allena a sparare con il fucile, divenendo un ottimo tiratore. Poi decise di arruolarsi nell'esercito, affinché la paga destinatagli potesse servire al mantenimento di fratelli e sorelle. Tentò dapprima nei paracadutisti, poi in Marina, ma da entrambi venne scartato perché ritenuto non idoneo fisicamente. Così optò per la fanteria e in questo corpo seppe distinguersi al punto tale che partito col grado di caporale passò a quello di sergente e quindi di tenente, venendo alla fine congedato col grado di maggiore. Perché Murphy combatté in 27 battaglie uccidendo oltre 240 soldati nemici, senza contare i feriti e i prigionieri.
È quindi logico che Hollywood non poteva lasciarsi sfuggire un uomo simile, così all'età di 24 anni Audie debuttò: nel 1948, nel film "Texas, Brooklyn and Heaven" in una piccola parte per poi proseguire per tutti gli anni '50 e '60 in 44 pellicole di cui ben 33 sono western, dirette anche da grandi professionisti quali John Huston e Bud Boetticher, il quale  diresse anche l'ultimo film: nel 1969, interpretato dall'attore e distribuito ben tredici anni dopo, perché incompleto e undici dopo la morte di Murphy avvenuta il 28 maggio 1971 per incidente aereo su un velivolo da turismo nella località della Virginia: Brush Mountain. Partito da zero come recitazione il neo attore presto imparò a lavorare nel mondo del cinema divenendo col tempo un discreto attore, sebbene la sua faccia di bambino forse lo penalizzò non poco. Quando già aveva girato quindici film, nel 1955 ebbe modo di interpretare se stesso nel film autobiografico tratto dal suo libro, nel quale vengono descritti gli anni dal 1942 al 1945 nei quali il giovanissimo soldato ebbe modo di combattere nelle numerose battaglie che lo videro primeggiare durante le campagne di Tunisia e d'Italia dal 1943 al 1945, e negli sbarchi di Sicilia, Salerno, Anzio per poi procedere a Napoli e a Roma. Nel 1961 lavorò anche per la Televisione, girando una serie western di ben 26 episodi andati in onda entro quell'anno. Sposatosi due volte ebbe dalla seconda moglie due figli maschi, ma l'abuso di medicinali e di stupefacenti, necessari forse affinché potesse lenire il dolore fisico e psicologico causatogli dalle non poche ferite riportate nel corso del conflitto, e: magari, dai ricordi di morte non solo da lui inflitte ma anche e soprattutto subite dai propri compagni, ne minarono la salute. Il soldato, attore e scrittore è sepolto nel cimitero militare di Arlington, e la sua è la tomba più visitata dopo quella di John Fitzgerald Kennedy. Con le sue numerose medaglie e decorazioni, il coraggio di un uomo come Audie Murphy va preso ad esempio, perché non si può sempre chinare la testa e fare finta di nulla. L'ansia, la paura la provò pure lui, ma seppe però bypassarla e saltare oltre la voragine che cela il terreno coltivabile con il seme dal quale nasceranno i buoni frutti della libertà. Perché, come scriveva nel suo libro a proposito della libertà: "la libertà che amiamo e disprezziamo". Fino a quando la possediamo, ovviamente.

Antonio Mecca

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