"La Russia di Putin".

La lettura dell'interessante libro di Anna Politkovskaja "La Russia di Putin", pubblicato nel 2004, due anni prima del suo assassinio, avvenuto a Mosca, con un colpo di pistola alla testa, induce a riflettere su molte cose. Anna era nata a New York il 30 agosto 1958, ma era russa di origine e di formazione, e infatti nella capitale russa ha vissuto fino a quel fatidico sette ottobre 2006, quando all'età di 46 anni fu uccisa perché dava fastidio alla nomenklatura con i suoi articoli e interviste critiche nei confronti del nuovo corso politico. 
La lettura di questo libro pubblicato in Italia da Adelphi e ottimamente tradotto da Claudia Zonghetti porta a conoscenza dei suoi lettori la terribile condizione che il popolo russo vive nella sua difficile convivenza con il nuovo Zar del Ventunesimo secolo.
Si sospettava già da tempo che le cose fossero così, ma non se ne era certi. Solo Berlusconi, Salvini e altri erano convinti del contrario, ma di costoro - soprattutto del secondo - se ne può e se ne dovrebbe fare a meno. Ci sono popoli che hanno scritto nel loro DNA il proprio destino, e fra questi vi è la Russia. Prima i vari e veri Zar. Poi il comunismo che per 70 anni ha devastato il Paese. Quindi il post comunismo che da oltre tre decenni impazza usando i sistemi del vecchio comunismo, dove il KGB adesso si chiama FSB ma i cui metodi sono sempre gli stessi. E' proprio vero che il lupo (della steppa) perde il pelo ma non il vizio. Il popolo russo è in miseria, tranne per i pochi privilegiati che nelle grazie del despota possono godere di soldi, favori, facilitazioni varie. La cosa più triste è che la maggior parte della popolazione è a suo favore, e crede ciecamente in ciò che il nuovo Zar decreta. Questo è un comportamento comune anche ad altri popoli, quali la Cina e Cuba e in passato la Germania e l'Italia, che avevano e hanno bisogno dei loro capataz e finiscono e finivano: e questo non solo per paura, per approvare tutto ciò che questi dicevano e facevano. In Russia dapprima il nemico era la Cecenia, ora invece l'Ucraina. Una propaganda politico-giornalistico-televisiva martella (e falcidia) la gente, che spesso (non sempre, però) finisce per crederci. Sovente i giornalisti in questione sono dei semplici portavoce del governo, quali la ancora giovane "giornalista" che apparendo in Tv lancia proclami a favore dei governanti (e del Governante) con un sorriso irritante quando parla del popolo ucraino mettendo in dubbio la sua sofferenza. Una faccia, la sua, che invita alla violenza non solo verbale nei suoi confronti per gli affronti indirizzati al cosiddetto nemico: aggredito, violato, violentato, ucciso dagli uomini del grande denazificatore. Questa gente ricorda quella che ai tempi del comunismo godeva di favori dovuti alla sua arte, un'arte sottomessa al servizio del potere con romanzi, racconti, poesie, dipinti, film e commedie. In quelle pseudo opere il popolo era il sommo protagonista. Nella realtà invece il popolo stava peggio di prima, perché oltre alla fame e alla dignità aveva perso anche la libertà, che gli impediva di lasciare: volendolo e potendolo, il Paese. Leggere un libro come "La Russia di Putin" può aiutare quindi a comprendere molte cose, perché - ancora una volta - è la letteratura a venirci in soccorso. Quando è letteratura autentica, ovviamente.

Antonio Mecca

L'angelo degli abbandoni

di Giorgio Casalone
EDB Edizioni

L'angelo degli abbandoni

di Giorgio Casalone
EDB Edizioni

STIRPE DI DONNE

di Albertina Fancetti
EDB Edizioni

STIRPE DI DONNE

di Albertina Fancetti
EDB Edizioni