La semplicità spesso è appannaggio dei grandi

San Giovanni Rotondo non ha certo bisogno di presentazioni, è il paese che tutti conosciamo per merito di un uomo che era già considerato santo molto tempo prima della sua canonizzazione: padre Pio da Pietrelcina, al secolo Francesco Forgione, per l'eternità San Pio, canonizzato nell'anno 2000 da papa Wojtyla, suo devoto amico fin dagli anni Quaranta. Mi trovo in questo grazioso paese del Sud dove visse il frate forse più famoso del mondo cattolico sia la persona che l'anno dopo la canonizzazione del frate, il 19 maggio 2001, venne invitata a fare da madrina alla piccola ma agguerrita emittente Tele Padre Pio: Raffaella Carrà, che la inaugurò tagliando il nastro alla presenza di un nutrito gruppo di frati e del direttore dell'emittente: Stefano Campanella. Questi, con squisita cortesia riceve anche me, alle dieci del mattino, nell'ufficio della Tv. Sono qui per parlare di Raffaella, che così come a me è piaciuta piace a migliaia di persone per il suo grande talento, la sua simpatia tipicamente emiliano-romagnola e che al pari di Emiliano Zapata, luogotenente di Pancho Villa, ha rivoluzionato anch'essa gli stilemi del varietà televisivo, ballando, cantando, intervistando, presentando ma soprattutto presenziando i programmi a lei affidati, "Carrà-tterizzando" le varie trasmissioni e dando loro un'impronta tutta sua particolare. Raffaella Carrà venne a San Giovanni Rotondo non perché seguace del futuro ma di fatto già santo Padre Pio ma perché invitata dalla produttrice Rai Elena Balestri, lei sì devota al frate la quale la pregò di recarsi a San Giovanni per farsi intervistare dall'emittente e tagliare quindi il nastro di inaugurazione. Lei accettò, facendo un discorso di alcuni minuti caratterizzato dalla semplicità e simpatia solite, caratteristiche che l'hanno da sempre e per sempre accompagnata, sorreggendola come due bastoni da sci, che nel corso degli anni l'hanno fatta procedere fra le onde perigliose della vita permettendole non solo di restare a galla ma anche di oltrepassare i vari vortici avvistati. Raffaella Carrà nel settembre 2021, due mesi dopo la morte del frate, è tornata a San Giovanni dentro un'urna che accoglieva le sue ceneri, e alla presenza di Sergio Japino, di Stefano Campanella e di altre personalità ha avuto diritto a una grande stele riportante le tappe che dal 19 maggio 2001 la tv ha effettuato, oltre a una bella foto gigante tratta dall'intervista sempre del 2001. Una figura come quella di Raffaella Carrà, che ha fatto innamorare di sé non soltanto per l'innegabile avvenenza fisica ma anche e soprattutto per la sua carica vitale, resterà nella mente e soprattutto nel cuore grazie ai video televisivi sempre a disposizione. La sua era la semplicità che spesso è appannaggio dei grandi.
Antonio Mecca

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di Giorgio Casalone
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