LA VITA È INASPETTATA - Life is unexpected

di Riccardo Rossetti

Iniziamo da questo sabato l’inserimento di brevi racconti senza distinzione di argomento, dal giallo al rosa, dal nero allo storico, dalla monografia al diario.
Tutti possono inviare un racconto - che la commissione incaricata esaminerà - e comunicheremo la nostra scelta all’autore.

Capitolo I

Male. Anzi, no; malissimo.
Così sono giunto a questo luglio. Mio padre, non più un giovane virgulto, con due mesi di febbre alta; un’operazione all'addome per me e, dulcis in fundo, la mia compagna che ha levato le tende senza fornirmi spiegazione alcuna. Almeno il lavoro, magra consolazione, procedeva bene. Quando mi sono reso conto che le ferie erano alle porte il mio umore, per quanto possibile, si è inabissato ancor di più.
Me ne resto a casa a rimuginare e a nutrire ulteriormente la mia già pingue misantropia? Mi iscrivo a una di quelle deliranti crociere per single e conduco una vita da giovanotto fuori tempo massimo, magari intrappolato per un paio di settimane con gente dalla quale vorrei solo fuggire? Un viaggio in solitaria! Già fatto, più di una volta, ma potrebbe essere la soluzione. Magari la Grecia classica; niente di meglio di un tuffo nel passato ellenico per distrarsi un po’. Mi reco in agenzia e prendo qualche informazione. Tutto mi appare interessante; tra un paio di giorni prenoto. Rimanere a casa tra i miei libri, i miei film e le mie cazzatine antisociali mi affosserebbe ancor di più.
Squilla il telefono. È Stefano uno dei miei più cari amici del quale sono stato anche testimone di nozze; da notare che ho fatto da testimone quattro volte ma non mi sono mai sposato. Mi chiama da Trieste, una città con la quale ho un rapporto idilliaco da tutta la vita. Sarà che ha donato a Milano personaggi come Gaber o Strehler. Sarà per tutta la storia che vi è transitata, ancora palpabile per le vie. Sarà per quel pizzico di follia che serpeggia tra i suoi cittadini o per l’incomparabile blasfemia che vi galoppa, mi mi sono sempre trovato come e meglio che a casa. Detto, fatto! Se per Enrico di Navarra Parigi valeva bene una messa, per me Trieste val più di una bestemmia. In cinque minuti tutto è organizzato.
Sarò ospitato a casa sua senza rischio di rimanere stretti; ad attendermi, la sua splendida moglie, i suoi favolosi tre figli e una ragazza alla pari proveniente dalla Russia che baderà a loro mentre Stefano e Tiziana saranno al lavoro.
Totale, sette persone, un cane e due gatti in una grande villa. Non so ancora quanto mi fermerò ma la mia buona educazione prende a quel punto il sopravvento. Senza dirgli nulla prenoto un B&B in città; infilarmi in casa d’altri a tempo indeterminato mi irrita alquanto ma so già che questa decisione scatenerà l’ira funesta di Stefano.
Comunico che sarò da loro il 5 di agosto. Prima desidero passare da Rebecca, una mia vecchia amica che vive dalle parti di Cervignano del Friuli, anche lei vittima di una brutta sorpresa amorosa.
Arrivo da lei il 3 e passiamo le prime 24 ore immersi nel nichilismo; a lei è andata anche peggio. Ha scoperto che il suo compagno conduceva una vita parallela con un'altra donna: e forse non solo con quella. Quella dissociata testa di cazzo, colto sul fatto, ha da allora cominciato a frignare, bombardarla di telefonate e di messaggi proponendo un matrimonio a settembre. Rebecca non è certo una stupida ma la sua ingenuità sentimentale mi fa temere per il peggio. Staremo a vedere.
Da Cervignano ci spostiamo il 5 di agosto a Grado per una giornata di spiaggia. Una pessima idea dato che comincio a essere martoriato dai ricordi della mia giovinezza e di tutte le fidanzatine con cui mi sono intrattenuto durante quelle spensierate estati. Il colpo di grazia giunge quando incontro i genitori di una mia storica fidanzata che per anni mi ha chiesto di sposarla finché non mi sono defilato. Almeno non mi mandano a quel paese e anzi, sembrano contenti di vedermi. A fine giornata, tra attacchi nostalgici, autolesionismo e Rebecca che, più che tirarmi su, non perde occasione di rammentarmi quanto sia insensibile con le donne, sono più stremato di quando sono partito.
Grazie al cielo Stefano arriva verso le 18:00 per trarmi in salvo, soprattutto da me stesso. Saluto affettuosamente Rebecca con la promessa di rivederci presto dopodiché abbraccio il mio amico; è visibilmente commosso e lo sono anch'io. Per non perdere tempo e per ricevere subito la giusta punizione lo avverto che starò da loro per un paio di giorni ma poi mi trasferirò nel B&B. Il quarto d’ora successivo è una sequenza di insulti intercalati da bestemmie. Nei pressi di Monfalcone la calma torna a regnare e la gioia di rivedersi ottenebra, per il momento, l’affronto nei confronti della sua squisita ospitalità.
Arriviamo a casa. I ragazzi, mi saltano addosso e stringo tra le braccia la moglie di Stefano; Tiziana è una donna meravigliosa che con i suoi modi gentili e il suo sorriso sempre dolce e spontaneo è in grado di rasserenarti immediatamente. Rimaniamo lì in giardino chiacchierando di amenità e, naturalmente, bevendo vino. Stefano mi comunica che deve andare un attimo in centro a prendere Mira, la ragazza alla pari che vive con loro da poco più di una settimana; una studentessa universitaria di lingue proveniente da San Pietroburgo. Compirà 21 agli inizi di settembre ed è in un paese di cui non capisce la lingua pur parlandone tre esclusa la sua. Dato che Stefano lavora all'interno dell’università sta organizzandole un po’ di serate con altri studenti del luogo per farla sentire a suo agio: ma Mira pare abbia una certa fretta di tornare a casa.
Dopo circa mezz'ora è di ritorno. Dietro la sua enorme sagoma, sulle scale che conducono al giardino, cominciano ad emergere lunghi capelli di mogano e poco più sotto due zaffiri splendenti incastonati in un viso color della luna. Mi fissano in cerca di non so cosa e mi inceneriscono in un istante. Gesù, non ho ancora fatto una doccia, mi porto appresso un’aria vagamente depressa e ho decisamente visto tempi migliori ma non merito di essere squadrato a quella maniera!
Ad ogni modo, mi alzo e mi presento sempre con la preponderante sensazione di essere sotto una lente di ingrandimento. È oggettivamente una ragazza bellissima e forse ai suoi giovani occhi risulto un vecchietto curioso. Poco importa; non sono qui per fare bella figura con chicchessia. Sono qui per risanare l’anima, rigenerare la mente e riempirmi la pancia di cevapcici e spritz alla triestina.
La cena trascorre serena tra risate, ricordi e battute. Rispolvero il mio inglese precario e Mira sembra apprezzare. Arrivata l’ora della buona notte salutiamo tutti e ce ne rimaniamo io e lei a discorrere. Il disagio è svanito nel nulla e una sensazione di intima complicità si è fatta strada. Senza accorgercene facciamo le tre del mattino. Lei conosce Pasolini, De Sica e i grandi registi italiani. Parliamo di cinema, di letteratura, di vita. Non ricordo l’ultima volta di essere rimasto così impressionato da una persona e per giunta da una ragazza così giovane; alla sua età ero un imbecille e, con tutte le probabilità, lo sono tutt’ora.
Ci salutiamo con l’impressione di conoscerci da sempre. Lei si reca nella sua stanza e io nella mia. Sono interdetto ma… Basta pensare stronzate! Ho l’età per essere suo padre e il lolitismo è qualcosa che ho costantemente ripudiato. Sono sempre stato attratto da donne mature perché, al contrario dei luoghi comuni, credo che gli anni donino al genere femminile una bellezza e un fascino senza pari. E non sono qui per concupire la ragazza alla pari di una dei miei migliori amici! Da domani si passa oltre. Ma non riesco a prendere sonno. Le parole della nostra conversazione risuonano insistentemente nelle mie orecchie e la stanza risulta troppo luminosa perché illuminata da quegli occhi di limpido cielo.
Riccardo Rossetti

Continua domani alla stessa ora

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