Le Signore dell’arte di Palazzo Reale si visita da casa

L'inaugurazione, il 2 marzo, di Le Signore dell'arte. Storie di donne tra ‘500 e ‘600" ha purtroppo coinciso con la chiusura dei musei, per l'aggravarsi della pandemia, e anche l'esposizione a Palazzo Reale ha subito la stessa sorte. 

"Un vero peccato, - ha affermato il sindaco Giuseppe Sala - perché la mostra è un'opportunità unica per ammirare una collezione di grande interesse storico e artistico, ma anche sociale, che fa riflettere sul ruolo della figura femminile come artista, lavoratrice e appartenente a una comunità".  Ma Arthemisia e Palazzo Reale,  realizzatori della mostra, promossa dall’Assessorato Cultura del Comune di Milano, con il sostegno di Fondazione Bracco, non si sono persi d'animo: il sito www.lesignoredellarte.it è stato subito attivato, così il pubblico può effettuare il proprio tour virtuale, guidato, a cui far seguire, si spera, entro il 25 luglio, la visita di persona, già arricchiti da quella da casa. Dedicata alle migliori artiste italiane tra Cinquecento e Seicento, la mostra, curata da Anna Maria Bava, Gioia Mori e Alain Tapié e inserita nel palinsesto I talenti delle donne, illumina non solo i pochi nomi famosi, Artemisia Gentileschi, Sofonisba Anguissola, Lavinia Fontana, ma anche quelli quasi sconosciuti: opere bellissime e storie incredibili di donne forti, appassionate, talentuose e, a loro modo, oltre gli stereotipi, “moderne” dunque. Il percorso, in 5 sezioni, non si limita a presentare la notevole abilità compositiva e qualità di 34 pittrici, ma apre uno squarcio sulle loro vite, sul ruolo in una società di tempi non facili, in cui queste donne, sfidando i pregiudizi, furono capaci di diventare imprenditrici di se stesse, rispettate e riconosciute anche a livello internazionale. Pittrici di valore e capaci di cogliere l'occasione, chi di convento, chi di famiglia altolocata, ma per la maggior parte figlie o parenti di artisti, molte riuscirono a fare dell'arte la loro professione, ereditando il mestiere e spesso anche la bottega in cui si erano formate e i committenti. Il fenomeno abbraccia tutta l'Italia., dalla Lombardia, dove operò Fede Galizia, figlia del miniaturista trentino Nunzio, fino a Palermo, dove nacque  l'intraprendente Rosalia Novelli, figlia del pittore Pietro. Alcune vissero sotto l’influenza paterna, come la ravennate Barbara Longhi, ricordata dal Vasari per la sua grazia, la cremonese Maddalena Natali, che seguì il padre a Roma, o la veneta Marietta, figlia del grande Tintoretto che la circondò di un amore esclusivo. Altre cercarono l’indipendenza dal modello familiare, diventando più famose e apprezzate dei loro maestri. A Bologna la celebre Lavinia Fontana, surclassato il genitore, sposò, ma a condizione di poter continuare a dipingere, il pittore Zappi e ne fece il suo assistente, e qui con 14 opere, tra cui dipinti di soggetto mitologico di rara sensualità e l’Autoritratto nello studio. Bolognese anche Elisabetta Sirani, che in soli dieci anni di attività (morì a 27 anni) superò suo padre:  nelle sue potenti tele raffigurò il coraggio femminile e la ribellione alla violenza maschile; altra donna modernissima, Giovanna Garzoni (in mostra sue rare e preziose pergamene),  visse tra Venezia, Napoli, Parigi e Roma. Dalle oltre 130 opere dei musei di tutto il mondo (67 i prestatori) emerge un discorso comune di queste artiste, consapevoli del loro ruolo, per cui ogni soggetto è indagato con cura e con una poetica pittorica intensa e vissuta: eroine dell'antichità o allegoriche, esempi di ribellione e forza d'animo,  le virtù femminili, l'eroismo intimo e quotidiano, ma anche il pathos del tradimento, dell’inganno, del pentimento.  Questo mondo complesso, affascinante, misterioso, presentato per la prima volta in Italia e inquadrato dalle opere di pittori e maestri loro contemporanei, offre una prospettiva che aggiunge un altro tassello alle battaglie per la libertà, la parità di genere e l’autodeterminazione, che riguardano tutti gli aspetti della nostra vita e anche l'arte ha da dire la sua parte.

Grazia De Benedetti

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