LO STATUTO DELLA SECONDA COMPAGNIA DELLA TEPPA E LE INCONGRUENZE TRA I FATTI RIPORTATI ALL'EPOCA

Nell'articolo precedente (1876- Il peggioramento della pubblica sicurezza A Milano e la nascita della Seconda Compagnia della Teppa) avevo citato come fonte un vecchio articolo di Cletto Arrighi, al secolo Carlo Righetti, risalente al settembre del 1886. In quel periodo egli esercitava come giornalista presso La Civetta, cronaca azzurra e pubblicò un pezzo nel quale raccontava di come venne in possesso dello statuto di suddetta compagnia. Da notare che l’anno e la data, in riferimento agli stessi fatti, differiscono nettamente da ciò che riportò Neo Cirillo ne “Il Ventre di Milano”; quest’ultimo infatti ci riferisce del Carnevale del 1878 mentre l’articolo dell’Arrighi del 10 novembre 1876. La cosa ridicola, è che a capitanare il gruppo di scrittori de Il Ventre di Milano era sempre lo stesso Arrighi (il capo cuoco). Il libro, per quanto encomiabile, è da prendere con le pinze dato che alla fine vengono rivolte le scuse al lettore per la poca precisione del testo, steso in fretta e furia senza essere ricontrollato. Anche gli statuti riportati nell'articolo e nel libro differiscono parecchio.

Ma tentiamo di prendere per buono quello riportato su la Civetta per due ragioni. La prima, per l’aumento di reati, furti e vandalismi relativi all'anno 1876 in coincidenza alle considerazioni del pretore Luigi Marcionni. E le seconda, per la premura e le motivazioni del tutto personali e ideologiche che portarono alla stesura de Il ventre di Milano nel 1888 (due anni dopo l’articolo). Il gruppetto di scapigliati, disgustati dall'inconsistente frivolezza della modernità ci hanno lasciato una voluta e cruda descrizione di una Milano strafottente, colma di disuguaglianze sociali e angoli bui. Un’immagine soggettiva ma ugualmente veritiera, in netta e coraggiosa contrapposizione alla città prospera, ricca e sempre felice, decantata trionfalmente dalla stampa, in occasione dell’Esposizione Universale del 1881… Anche oggi ci sarebbe molto da dire a tal riguardo.
Ora, confidando ma non troppo, che il buon Cletto abbia tenuto fede alla propria deontologia professionale e non si sia fatto trascinare troppo da licenze creative o assenzio, ecco come nel 1886, scoprì i fatti, rivelò i nomi dei tre fondatori della nuova compagnia e venne in possesso dello statuto che redassero.
Una sera del 10 novembre 1876, tre giovani dalla pessima reputazione, si trovano in un'osteria dalle parti di Porta Ticinese: si chiamano Antonio, Luigi e Rinaldo. L’Arrighi non ne rivela i cognomi dato che sono tutti figli di buona famiglia: 
il primo era figlio di un ex consigliere giudiziario, il secondo di un industriale […], il terzo di un cavadenti.
Estremamente annoiati e refrattari al vivere comune, chiedono all'oste di utilizzare una stanza al primo piano e lì rimangono a discutere fino alla mezzanotte. Questo avvenimento può essere considerato il primo tassello della futura Seconda Compagnia della Teppa.
La sera successiva, i tre ragazzi si danno appuntamento sempre nella stessa stanza e Il Rinaldo, che sapeva scrivere e parlare bene, si assume il compito di redigere uno statuto; stende una brutta copia prima di quella definitiva e l’Arrighi ne verrà in possesso. Ma in che maniera?
Dieci anni dopo, il giornalista risiede in un edificio dalle parti del Verziere abitato da persone alla buona, in modo da trarre ispirazione per i propri racconti. Una sua anziana vicina ha il marito che alloggia al Pio Trivulzi; l’ospizio.

Un giorno, l’uomo (forse il sig. Fiocchi citato ne il Ventre di Milano), tornato momentaneamente a casa per vedere sua moglie, incontra l’Arrighi. Tra una chiacchiera e l’altra, salta fuori che l’anziano era stato membro della prima Compagnia della Teppa. Conseguenzialmente, giungono infine a discorrere della Seconda Compagnia, della quale il giornalista sa ben poco.
Il vecchio sostiene di essere stato la prima vittima della Nuova Teppa. Nei paraggi di Porta Genova si era imbattuto nei suoi membri che lo avevano intimato di orinare e defecare nel suo cappello. Rifiutatosi di farlo lo avevano schiaffeggiato.

Arrighi allora domanda come sia certo di essere stato il primo e, in risposta, l’anziano signore entra in casa e tira fuori da un cassettone una brutta copia dello statuto, sottoscritto dai tre fondatori, datata due giorni prima della sua aggressione.
Così riportava il testo:
Primo progetto di Statuto della Nuova Compagnia della Teppa
Art. I. Si costituisce a Milano una società artistica, filobacchica e filarmonica (nel senso che si vedrà più sotto all'articolo terzo) allo scopo di favorire l’incremento delle bestemmie e della stizza, che i filistei e i borghesi dimostrano contro tutto ciò che non è pancia piena e sette per cento.
Art. II. La società assume il titolo di 
Nuova Società della Teppa. Essa si compone dei tre fondatori sottoscritti, di tutti collaboratori che essi riusciranno a raccogliere in sodalizio, e di tutti quelli che avranno dovuto obbedire ai suoi cenni.
Art. III. I soci perciò si distinguono in due distintissime categorie: i soci attivi e i soci passivi.
I soci attivi sono quelli che suoneranno.
I soci passivi quelli che verranno suonati.
Art. IV. I primi, che vorranno far parte della società, dovranno promettere di conservare su di essa il più inviolabile segreto, sotto pena di essere bastonati finché non potranno più reggersi in piedi.
Art. V. Le operazioni della società che qui si accennano piuttosto come esempi, che categoricamente, saranno:
1°. Far levare di soprassalto il maggior numero di medici, di chirurghi e di levatrici che sarà possibile, tirando fragorosamente i loro campanelli.
2°. Rompere il maggior numero possibile di vetri municipali e non municipali.
3°. Disfare l’acciottolato delle strade pel tratto più lungo che sia possibile.
4°. Insegnare la creanza a chi l’avesse perduta e farla perdere a chi la possedesse.
5°. Obbligare il pacifico borghese che torna a casa dopo la mezzanotte a calarsi le brache, a fare le proprie occorrenze nel cappello, a ballare in camicia, ed altre simili barzellette.
6°. Obbligare gli avari a versar del denaro che i soci manderanno ai poveri; obbligare gli astemi ad ubriacarsi di vino e d’acquavite; i gelosi a veder le loro mogli baciate da qualcuno di noi; i superbi a inginocchiarsi e a chiederci grazia; i golosi a mangiarsi dell’insalata verde come i napoletani; i bigotti a bestemmiare Dio, la Madonna, tutti i santi, e così via.
Art. VI. Ogni socio attivo avrà diritto di presentare un progettino di gherminelle da farsi, e la Commissione permanente, eletta allo scopo, darà il suo parere su di esse.
Art. VII……….
Qui termina l’elenco degli articoli della Seconda Compagnia della Teppa e il racconto di Cletto Arrighi. Il fantomatico statuto è datato 12 novembre 1876.
Non c’è dato di sapere quanto ci sia di invenzione e quanto di realtà. L’unico fatto certo è che anche la seconda compagnia fu fondata all'insegna della goliardia. Ma al contrario della prima, degenerò presto in una vera propria organizzazione criminale che riempì le cronache locali, e non solo, per un decennio.

Riccardo Rossetti


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