Madame Bovary - Gustave Flobert

A cura di Stelio Ghidotti

INCIPIT
 
Stavamo nell’aula di studio quando entrò il preside seguito da un uomo vestito in borghese, e da un bidello che portava un grosso banco. Quelli che dormivano si svegliarono, e tutti si alzarono in piedi, come colti in pieno lavoro.
Il preside ci fece segno di rimetterci a sedere, poi, voltandosi verso il prefetto, gli disse a bassa voce: "Professor Roger, le raccomando questo allievo; entra in quinta. Se dimostrerà diligenza e buona condotta passerà tra i grandi dov’è il suo posto, data l’età". Il nuovo era rimasto nell’angolo, dietro la porta, in modo che lo si vedeva appena; era un ragazzotto campagnolo d’una quindicina d’anni, e più alto di tutti noi. Aveva i capelli tagliati dritti sulla fronte, come un chierichetto di villaggio, e un’aria seria e assai imbarazzata. Benché non fosse largo di spalle, la giacca di panno verde, a bottoni neri, doveva stargli stretta alle ascelle, e lasciava scorgere, attraverso le spaccature dei risvolti delle maniche, due polsi arrossati, avvezzi a star nudi. Le gambe coperte di calze turchine, uscivano dai pantaloni giallastri, troppo tesi dalle bretelle, e finivano in un paio di scarpe chiodate, robuste, mal lucidate.
 
 
FINIS
 
Dopo la morte di Bovary, tre medici si sono succeduti a Yonville senza riuscire ad affermarsi. Il signor Homais li ha immediatamente battuti in breccia. Si è fatto una clientela enorme; le autorità gli usano riguardi e l’opinione pubblica lo protegge.
È stato da poco insignito della Legion d’Onore.